L’Islam di Sartori

Si veda la nota editoriale introduttiva all’articolo
La lettura dell’articolo del professore Giovanni Sartori ci permette di costatare come il ricorso ai luoghi comuni non sia prerogativa di un certo giornalismo sciatto o di politicanti alla ricerca di facili consensi. Esso si annida anche fra coloro che, scrivendo su un giornale di grande tiratura e fama, avrebbero l’imperativo etico, per la delicatezza del tema, di essere adeguatamente documentati. Non mi riferisco alle opinioni personali del professore Sartori, né alla sua stravagante interpretazione della storia dei musulmani. Ma al principio, questo sì scientifico, secondo il quale una interpretazione storica di un dato fenomeno non sia sufficiente per definire una volta per tutte le caratteristiche profonde di una religione e di coloro che la praticano. Ecco cosa scrive Sartori con disinvoltura: “La domanda è allora se la storia ci racconti di casi, dal 630 d.C. in poi, di integrazione degli islamici, o comunque di una loro riuscita incorporazione etico-politica (…), in società non islamiche. La risposta è sconfortante: no”. Quindi dopo le divagazioni sull’impero Moghul e altri casi non meglio definiti, dalla Indonesia alla Turchia, senza spendere una parola sulla complessità degli incontri tra i musulmani e gli altri sistemi etico politici con cui ebbero a che fare nella loro conquista, il professore Sartori arriva a parlare di oggi. E per convincerci della bontà delle sue teorie cita la cattiva integrazione dei giovani di terza generazione in Inghilterra e in Francia.

Il lettore comune un po’ avveduto crediamo si chieda da dove trae tanta sicurezza il professore. Dai suoi studi? Dalla sua appartenenza a qualche associazione che si occupa di immigrazione e di integrazione? Niente di tutto questo. Altrimenti sarebbe al corrente delle più recenti ricerche in cui si mostrano che gli effetti dell’integrazione degli immigrati, musulmani compresi, registrano un andamento positivo, dall’inserimento scolastico a quello lavorativo, nonostante la permanenza di alcuni problemi. A questo proposito consiglierei al professore Sartori la lettura del dossier di Le Monde del 4 dicembre scorso, in cui è citata la più  recente letteratura sull’argomento.

A questo punto ci chiediamo perché un eminente specialista di sistemi politici abbia deciso di scendere in campo per avvertire i lettori de Il Corriere della Sera di fare attenzione perché “l’Islam non è una religione domestica”? Vuole forse il professore Sartori, tra i vari modelli culturali e politici a cui fa riferimento nel suo articolo: la Lega, Berlusconi, Fini, la sinistra, la Chiesa, suggerirci che  l’Italia si salverà se diventiamo tutti della Lega? “E’ un rischio da giganteschi sprovveduti, un rischio da non rischiare” come scrive Sartori.

Franco Rizzi è professore ordinario di Storia dell’Europa e del Mediterraneo all’Università di Roma Tre; nel 1991 ha fondato l’Unimed (Unione delle Università del Mediterraneo); è autore del libro “L’Islam giudica l’Occidente”, Argo, Lecce, 2009

One Response to “L’Islam di Sartori”

  1. sono pienamente d’accordo e oltre. Credo che si debba partire non da posizioni di stima suprema di se stessi ma di fraternità con tutti, eguali dinnanzi al Padre e talvolta inferiori ad altri popoli proprio per l’arrogante presunzione che una materialità decadente – v.Oswald Spengler Il tramonto dell’occidente, fin dal 1918; i saggi del Latouche e il definir in tempi insospettabili da uno degli ultimi profeti Primo Mazzolari i dediti alla cultura del consumismo “tubi gastroenterici a spasso per il mondo”; consumismo indotto colpevolmente per una cultura dei potenti in materialità al fine di perseguire il profitto e che ha illuso il colpevole e colonialista occidente ad essere superiore e ritenere inferiori gli altri. Noi occidentali, dobbiamo avere il coraggio di gettare la maschera del perbenismo e considerarci come gli altri, se riuscissimo, meglio, fratelli degli altri proprio perché l’occidente ritiene di essere stato ed essere cristiano. Ismaele, pur cacciato dal padre, rimasto eroicamente fedele allo stesso Dio, Allah, ha vagato miseramente per le steppe dell’Arabia dando origine alla sua progenie…..!!!!!!! lunga sarebbe la storia, da riscrivere ma essa è scritta sempre dal vincitore e, nel caso di Abramo e del primogenito Ismaele, pur nella mia non cultura “sartoriana”, credo sia ciò. L.Gottardo

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