17/01/2010
Original Version: Offending the Turks
L’incidente diplomatico verificatosi lunedì scorso tra Israele e la Turchia segna, malgrado le successive scuse del governo israeliano, un nuovo episodio che testimonia il raffreddamento dei rapporti fra Gerusalemme ed Ankara. Se Israele vuole mantenere un buon rapporto con la Turchia, deve rivolgere le proprie proteste contro il governo turco, e non offendere i turchi nel loro complesso – scrive sul Jerusalem Post l’analista turco Soner Cagaptay
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Il battibecco diplomatico tra il viceministro degli esteri israeliano Danny Ayalon e l’ambasciatore turco Oguz Celikkol, lunedì scorso, è stato la cosa peggiore che potesse capitare nei già tesi rapporti fra Ankara e Gerusalemme.
Le relazioni tra la Turchia e Israele si sono indebolite drammaticamente dopo che il Partito “Giustizia e Sviluppo” (AKP) è salito al potere ad Ankara nel 2002. In seguito all’incidente Ayalon- Celikkol, i rapporti bilaterali tra i due stati hanno affrontato la loro più grave crisi da quando sono state stabilite le relazioni diplomatiche nel 1949.
Per salvare il suo rapporto con la Turchia, Israele ha bisogno di attuare una strategia che affronti la politica e la retorica anti-israeliana dell’AKP, senza offendere contemporaneamente i turchi. Per quanto difficile possa sembrare il raggiungimento di questo equilibrio, è la sola scelta a disposizione di Israele. Dato l’atteggiamento per lo più negativo dell’AKP nei confronti di Israele, se l’orgogliosa opinione pubblica turca viene offesa dalle azioni israeliane, ciò segnerebbe certamente il rintocco funebre dei rapporti turco-israeliani.
L’incidente si è verificato quando Ayalon ha convocato l’ambasciatore turco per rimproverarlo a causa di una trasmissione televisiva turca che dipinge gli agenti dei servizi segreti israeliani come rapitori di bambini. Dopo aver lasciato Celikkol in attesa nel corridoio, ed aver ordinato alle troupe televisive di filmare questo imbarazzante momento, Ayalon ha fatto sedere l’ambasciatore su una poltrona più bassa della sua, chiedendo alle telecamere di filmare questa simbolica umiliazione.
Non appena le riprese dell’incidente hanno fatto la loro comparsa su Internet e sugli schermi televisivi, è scoppiato un caso diplomatico. Il governo turco ha chiesto a Israele di scusarsi per questo incontro che lo stesso Jerusalem Post ha definito un “trattamento poco diplomatico”. Il ministro degli esteri israeliano Avigdor Lieberman è accorso a difesa di Ayalon, e per rappresaglia il governo turco ha minacciato di richiamare Celikkol ad Ankara.
Sebbene l’AKP abbia recentemente adottato una dura retorica anti-israeliana, Gerusalemme aveva evitato di rispondere per le rime fino all’incidente di lunedì scorso. Anche quando il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan aveva esclamato “Peres e la sua gente sanno bene come uccidere le persone”, di fronte al presidente israeliano nel corso del World Economic Forum in Svizzera, all’inizio del 2009, gli israeliani non avevano reagito, e Peres aveva chiamato Erdogan per ricucire i rapporti.
Ora, Israele ha finalmente risposto a tono – ma la sua risposta potrebbe essere proprio del tipo sbagliato.
Così come i governi israeliani non attaccano la Turchia e non mandano in onda trasmissioni televisive che raffigurano i turchi come il male, allo stesso modo i politici turchi non dovrebbero attaccare Israele, né le televisioni turche dovrebbero trasmettere programmi che ritraggono gli israeliani come uomini malvagi – una serie TV andata in onda nell’autunno del 2009 su un’emittente finanziata con fondi pubblici ha ritratto soldati israeliani come assassini assetati di sangue a caccia di neonati palestinesi.
Eppure, sebbene Israele sia in disaccordo con la propaganda anti-israeliana in Turchia, il trucco sta nel dimostrarlo senza offendere i turchi. In altre parole, Se Gerusalemme decide di opporsi alla propaganda anti-israeliana, dovrebbe farlo senza “gettare il bambino con l’acqua sporca”, umiliando i turchi come nazione, o le loro istituzioni.
Il governo israeliano deve distinguere tra la propria risposta alle politiche dell’AKP e le proprie dichiarazioni pubbliche nei confronti dei turchi. In caso contrario, un’opinione pubblica turca offesa è dietro l’angolo, e questo non sarà di buon auspicio per il futuro dei rapporti turco-israeliani. Purtroppo, sembra essere stato questo l’esito del trattamento indecente riservato da Ayalon a Celikkol, una figura rispettata, che proviene dal ministero degli affari esteri turco, un’istituzione che ha promosso stretti legami con Israele. Dopo l’incidente Ayalon-Celikkol, sarà più difficile trovare un diplomatico turco favorevole alla tradizionale politica condotta dal proprio ministero nei confronti di Israele.
Per lungo tempo, Israele ha limitato le proprie reazioni nei confronti della retorica anti-israeliana dell’AKP, e ora che ha scelto di rispondere, lo ha fatto nel modo sbagliato. La dichiarazione dell’11 gennaio emessa dal ministero degli esteri israeliano per protestare contro la suddetta serie tv turca esemplifica questo punto. Invece di rivolgersi alla propaganda anti-israeliana del governo turco, la dichiarazione israeliana ha lanciato un attacco contro i turchi come nazione, affermando: “I turchi non hanno assolutamente alcun diritto di predicare la moralità” a Israele. Dopo questa dichiarazione, e dopo l’incidente Ayalon-Celikkol, nemmeno i più accaniti sostenitori turchi della necessità di mantenere buoni rapporti con Israele avranno la faccia tosta di difendere il legame tra Ankara e Gerusalemme.
Vi è una buona ragione perché gli israeliani continuino ad avere a cuore il futuro dei rapporti turco-israeliani. Se i due paesi venissero paragonati a due navi nelle tempestose acque della politica mediorientale, la Turchia sarebbe un grande e potente bastimento che pattuglia queste acque. Israele dovrebbe rispettare la nave turca, e sforzarsi di mantenere dalla sua parte i passeggeri che sono a bordo di questa nave, anche se il capitano della nave può non essere affezionato allo stato ebraico. Solo così questa potente nave può continuare a veleggiare e a gettare l’ancora molto vicino a Israele.
Soner Cagaptay è senior fellow presso il Washington Institute for Near East Policy, ed è autore di “Islam, Secularism and Nationalism in Modern Turkey: Who Is a Turk?”; questo articolo è inizialmente apparso il 13 gennaio sul quotidiano israeliano ‘Jerusalem Post’




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