Israele – la nuova Sparta

12/01/2010

Original Version: The new Sparta

La prima istintiva reazione israeliana alla dichiarazione del primo ministro Benjamin Netanyahu che tutto Israele ha bisogno di essere circondato da una barriera è la seguente: Oh no, questa è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno.

Tale risposta sarebbe del tutto comprensibile. Ogni bambino israeliano, e anche ogni bambino ebreo in tutto il mondo, è nato insieme a immagini di barriere e recinzioni. Le recinzioni dei campi di sterminio della seconda guerra mondiale.

Queste immagini vengono automaticamente associate agli sguardi delle persone dietro le recinzioni; lo sguardo negli occhi delle persone che camminano verso le camere a gas e i forni crematori. Pertanto, la proposta di circondare l’intero paese con una recinzione inizialmente suscita una reazione di paura e di rifiuto; la sensazione di un ghetto o di uno Stato fortezza.

Tuttavia, ripensandoci, dopotutto quasi tutte le comunità stabilitesi qui durante il mandato britannico si circondarono, in primo luogo, con un muro e una torre di guardia. Prima ancora di costruire il primo tetto, avevano già una recinzione e una torre, al fine di difendere la comunità contro gli attaccanti arabi.

Allora, cosa c’è di sbagliato in questo? Dopotutto, abbiamo lodato questi primi muri e queste torri di guardia. Abbiamo scritto canzoni e drammi su di essi. Una recinzione e una torre di guardia sono diventate uno dei simboli più importanti di Israele, nella storia dello stato nascente.

Volevamo essere come Atene
E in terzo luogo: Cos’è tutto questo clamore? Dopotutto, ormai quasi tutto il paese è già recintato, nascosto dietro barriere elettroniche. Nelle alture del Golan, di fronte alla Siria, abbiamo una recinzione; vi è anche una recinzione alla frontiera con il Libano; nella valle del Giordano, di fronte alla Giordania, vi è un’altra recinzione; la Striscia di Gaza è circondata da una recinzione.

Vi è anche un recinto (e in parte un muro) che si estende per decine di chilometri e separa la Giudea e la Samaria dallo Stato di Israele. Allora, qual è il problema? Ora verrà costruita una recinzione che si estenderà per centinaia di chilometri lungo il confine tra Israele e l’Egitto, e il lavoro sarà completo – tutto il territorio di Israele sarà recintato.

Ma forse questo è il nocciolo della questione: Speravamo che almeno una frontiera sarebbe davvero diventata una frontiera di pace, una frontiera senza una barriera, una sorta di sbocco per uno stato che sta venendo soffocato dalle recinzioni. Eppure, anche questo piccolo e poco realistico sogno sta per esserci sottratto.

Concludendo, una nota finale: è questo che è così triste. Un intero paese vive dietro le recinzioni, circondato in tutte le direzioni da oceani di nemici. Il pensiero che questo è il nostro destino può spingere una persona normale verso la follia. E così, stiamo assistendo alla creazione della nuova Sparta qui, la Sparta di oggi; eppure avremmo tanto voluto essere come Atene.

Eitan Haber è un giornalista e saggista israeliano, esperto di questioni militari e di sicurezza

One Response to “Israele – la nuova Sparta”

  1. Sofia scrive:

    Eppure Sparta era l’unica polis a non essere circondata da mura difensive, bastava la minaccia evocata dai suoi soldati per difendere il territorio in prima istanza poi, in caso, entrava in azione la falange. Sparta era una caserma a cielo aperto in cui persino i bambini di sette anni erano educati alla guerra. La tanto aperta e liberale Atene le mura difensive le aveva, sebbene poi abbia educato i suoi cittadini alla democrazia e all’antibellicismo (più o meno). C’è un modo per mandare questo commento all’autore dell’articolo, visto che sul sito di notizie israeliane questa possibilità non c’è?

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