21/01/2010
 
Original Version: The El-Baradei Effect on Egyptian Politics

L’inaspettata potenziale candidatura di Mohammed El-Baradei, ex direttore dell’AIEA, alle prossime elezioni presidenziali egiziane ha rimescolato le carte del panorama politico egiziano e reso più difficile la trasmissione ereditaria del potere da Hosni Mubarak al figlio Gamal – scrive il giornalista e blogger Issandr Amrani

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L’emergere di Mohammed El-Baradei quale potenziale candidato alla presidenza ha introdotto un nuovo e imprevedibile elemento nella lenta evoluzione della “crisi di successione” egiziana. Per la prima volta da molti anni a questa parte, un importante elemento della classe dirigente egiziana ha preso posizione contro il regime di Mubarak. Anche se El-Baradei non ha mai attaccato direttamente il Presidente Hosni Mubarak, le sue accuse, legate all’attuale difficile contingenza in Egitto, sono ancor più devastanti, poiché procedono da una personalità di gran lunga più qualificata per la presidenza rispetto all’erede designato, Gamal Mubarak.
 
Per alcuni mesi, El-Baradei – il quale ha di recente lasciato l’incarico di capo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (AIEA), e risiede a Vienna in attesa di fare il suo rientro in Egitto a febbraio – è stato presente sulla lista dei leader egiziani più in vista in grado di impedire uno scenario di successione al potere. La sua dichiarazione inaspettata, rilasciata il 6 dicembre 2009, che elenca le sue condizioni per candidarsi, non soltanto ha disturbato alcune fazioni del regime egiziano, ma ha anche messo in rilievo la difficoltà che l’opposizione ha sempre avuto nell’ottenere un reale impatto politico.
 
Dal dicembre del 2004, quando il movimento Kifaya ha manifestato per la prima volta di fronte alla Corte di Cassazione del Cairo per protestare contro la scontata rielezione di Hosni Mubarak (tagdid, restaurazione) e la prospettiva che suo figlio Gamal si stesse preparando ad ereditare la sua posizione (tawrith, successione), l’opposizione egiziana ha fatto scarsi progressi nell’approntare una sfida reale al regime Mubarak. Il movimento Kifaya rivestiva un ruolo fondamentale nel dare espressione all’insoddisfazione generata dallo status quo, ma non è riuscito ad attirare l’adesione se non di un gruppo ristretto di attivisti, e tanto meno dell’establishment del paese. I più importanti partiti dell’opposizione legalmente riconosciuta – Wafd , Tagammu’, il Partito Nasserista, e persino il più recente Partito Ghad – hanno continuato a scivolare lentamente nell’irrilevanza, ottenendo sempre meno seggi in Parlamento, e attirando una parte sempre meno significativa dell’attenzione pubblica, così come i loro organi di stampa sono stati eclissati da una nuova ed effervescente stampa commerciale. Altri partiti, o non hanno ricevuto riconoscimento legale (al-Wasat, al-Karama), o sono di fatto inesistenti (la maggioranza dei partiti legali), oppure rimangono movimenti intellettuali piuttosto che apparati politici (il Fronte Democratico).
 
La Fratellanza Musulmana, che si è presentata per molto tempo come lo sfidante più potente dell’attuale regime, ha affermato esplicitamente che non ha alcun interesse a contestare la presidenza. Più generalmente, la riaffermazione della dottrina conservatrice e politicamente passiva del movimento islamico – in parte dovuta ad uno scontro traumatizzante con il regime in tempi recenti – sembra indicare che esso non ha alcun desiderio o capacità di opporsi né al tagdid né al tawrith.
 
Non dovrebbe allora sorprendere che, negli ultimi tempi, le alternative alle organizzazioni politiche formali, spesso imperniate sull’idea di salvatori provvidenziali come ultima speranza contro il tawrith, abbiano dominato i dibattiti mediatici. Giornalisti ed attivisti hanno speculato sulla possibilità che la candidatura di una personalità di rilievo – El-Baradei, il Segretario Generale della Lega Araba Amr Moussa, il chimico vincitore del premio Nobel Ahmed Zuwail, il direttore dei servizi segreti generali Omar Suleiman, l’importante giurista e scrittore Tareq al-Bishri – riesca a scongiurare la presidenza di Gamal Mubarak. Muhammad Hassanein Heikal, ex ministro dell’informazione e confidente di Nasser, poi trasformatosi in un importante critico del regime Mubarak nei suoi anni di declino, ha proposto, nel suo ultimo programma televisivo, una variante di opposizione imperniata su una personalità di spicco. Secondo Heikal, un consiglio di anziani potrebbe condurre il paese attraverso un periodo di transizione, durante il quale sarebbe redatta una nuova costituzione, prima di organizzare le elezioni presidenziali. Tutti questi scenari hanno preso in considerazione l’incapacità delle organizzazioni politiche esistenti di realizzare simili cambiamenti, e si sono concentrati invece sulla persuasione morale che la persona giusta potrebbe esercitare al fine di convincere il regime della necessità di un’autentica riforma.
 
Questo imperativo di cambiamento costituzionale si trova al centro delle condizioni formulate da El-Baradei per candidarsi alla presidenza. Egli ha messo in luce l’illegittimità politica degli emendamenti costituzionali del 2007, che hanno anzitutto ristretto i criteri di eleggibilità nelle elezioni presidenziali, rendendo praticamente impossibile un candidato presidenziale indipendente. Ma al di là delle regole elettorali, El-Baradei ha squalificato l’attuale costituzione con numerosi argomenti morali e giuridici, articolati in una lunga intervista rilasciata al noto giornalista Gamil Mattar sul giornale al-Shorouk. Molti di questi argomenti erano già stati invocati in precedenza, ma l’autorevolezza di El-Baradei vi ha dato una rinnovata forza morale.
 
La reazione all’apparizione di El-Baradei sulla scena politica la dice lunga sulle tensioni esistenti all’interno dell’élite dirigente. I giornali favorevoli al regime hanno subito lanciato un’offensiva di insinuazioni (El-Baradei è stato accusato di essere uno strumento sia di Washington che di Teheran, di non avere il polso del paese, e di avere segretamente la cittadinanza svedese), ma sono stati prontamente contrastati da un coro di indignazione in cui si mischiavano voci di leader sia di destra che di sinistra. A qualcuno potrebbe non piacere El-Baradei, si è detto da più parti, ma bisogna rispettare i suoi successi e la sua autorevolezza; non possono essere adottate nei suoi confronti le stesse campagne diffamatorie utilizzate contro politici come Ayman Nour o come l’attivista per i diritti umani Saad Eddin Ibrahim (per quanto siano state ingiuste anche queste ultime).
 
Se consideriamo che El-Baradei sa bene che è poco probabile che la costituzione venga di nuovo emendata, è corretto vedere la sua posizione come un appello per un cambiamento radicale al di fuori dell’attuale quadro costituzionale e legale. In effetti, è difficile immaginare alternative per un tale “deus ex machina”, se si considerano i vantaggi giuridici e politici di cui gode il regime. Ma persino all’interno dell’attuale sistema, le sue vedute potrebbero avere delle ripercussioni. L’appello di El-Baradei per elezioni monitorate internazionalmente (una proposta inedita per qualsiasi figura importante dell’opposizione) potrebbe comportare un’osservazione più attenta nei confronti delle elezioni parlamentari del 2010 (in primavera e in autunno, rispettivamente, per il Consiglio della Shura e l’Assemblea del Popolo). Inoltre, egli ha amplificato l’attenzione dell’opinione pubblica nei confronti delle elezioni presidenziali programmate per l’anno prossimo. Alcuni pensano che Gamal Mubarak farà fatica a competere nel 2011 (o prima, se suo padre dovesse venire a mancare) se El-Baradei sarà il volto dell’opposizione, e suggeriscono che il Presidente Mubarak ora quasi certamente correrà per un sesto mandato.
 
El-Baradei dovrà fare i conti con una opposizione accanitissima quando ritornerà in Egitto a febbraio, e dovrà impegnarsi a lottare. Se lo farà, tuttavia, il regime Mubarak si troverà probabilmente dinanzi alla sfida più dura mai affrontata: un uomo con credenziali impeccabili, e tutte le carte in regola per diventare l’uomo guida di un’opposizione che è stata a lungo orfana di un leader.
 
Issandr Amrani è un analista politico residente al Cairo; gestisce il blog  www.arabist.net

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