28/01/2010
Original Version: U.S. Policy in Gaza Remains Unchanged
Pur cercando di far ripartire il negoziato di pace tra israeliani e palestinesi, l’amministrazione Obama ha tacitamente avallato – quando non addirittura aiutato – l’inasprimento dell’embargo imposto alla popolazione di Gaza
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E’ trascorso un anno da quando gli ultimi carri armati israeliani sono usciti dalla Striscia di Gaza con gran fracasso, ponendo termine ai 22 giorni di guerra contro Gaza e lasciando dietro di sé sia un territorio che una popolazione decimati.
Un anno dopo, tanto la situazione umanitaria quanto la sicurezza sono ancora in terribili condizioni nella devastata enclave costiera, eppure l’amministrazione di Barack Obama continua a trascurare la crisi di Gaza, con un approccio che alcuni esperti dicono essere l’estensione della politica della precedente amministrazione.
Questa politica ha fatto anche poco per alleviare ciò che i gruppi di tutela dei diritti umani sostengono essere una crescente crisi umanitaria, sprofondando la Striscia di Gaza ancora di più nella povertà e nell’insicurezza.
Dopo aver prestato giuramento nel bel mezzo della Guerra di Gaza, inizialmente il presidente Obama nella sua politica estera ha dato rilevanza al processo di pace in Medio Oriente. Tuttavia questa retorica non è riuscita a concretizzarsi in un processo di pace o in un soccorso per il popolo di Gaza.
Gli Stati Uniti rimangono risoluti nel rifiutarsi di dialogare con Hamas, il partito islamico che ora governa Gaza e che è stato classificato dal Dipartimento di Stato americano come organizzazione terroristica. Questa politica cominciò ad avere effetti drammatici su Gaza già nel 2007, sotto la presidenza di George W. Bush, quando Hamas prese il controllo della Striscia.
“Obama ha mostrato l’orientamento della sua politica molto presto – dice Paul Woodward, redattore e creatore del rispettato blog warincontext.org – Gli Stati Uniti hanno preso la decisione di esautorare Hamas dopo le elezioni [palestinesi] del 2006, che essi e Israele avevano [inizialmente] appoggiato, emarginando Hamas e, di conseguenza, emarginando Gaza”.
“L’amministrazione Obama si è impegnata molto di più in cambiamenti di facciata che non in cambiamenti di strategia”, ha detto Woodward all’International Press Service (IPS).
Questi cambiamenti di facciata hanno incluso una crescente retorica volta ad instaurare un contatto con le comunità arabe e musulmane, in uno sforzo finalizzato a rafforzare i legami indeboliti dalla precedente amministrazione.
“L’America non volterà le spalle alla legittima aspirazione della Palestina ad avere dignità, opportunità, e un proprio Stato”, aveva detto Obama durante il suo memorabile discorso del Cairo.
Nonostante tali impegni, Gaza, che è stata assoggettata a un embargo sempre più duro dai confinanti stati di Israele ed Egitto fin dal 2007, continua a languire senza aver accesso ai necessari aiuti umanitari, ai materiali da costruzione e alle opportunità di commercio che le consentirebbero di riprendersi dal devastante conflitto.
Mentre la crisi si aggrava, la complicità degli Stati Uniti nell’assedio sta cominciando ad essere sempre più evidente agli occhi del mondo arabo.
“L’idea che gli Stati Uniti siano impotenti… è qualcosa a cui nessun palestinese che incontriamo a Gaza riesce a credere”, ha detto Amajad Atallah, co-direttore della Task Force per il Medio Oriente alla New America Foundation, in occasione di un evento alla Brookings Institution la settimana scorsa.
La Guerra di Gaza, altrimenti nota come Operazione Piombo Fuso, è stata una battaglia durata 3 settimane – durante lo scorso inverno – tra i militanti di Hamas e l’esercito israeliano. Il conflitto ha comportato una estesa devastazione e numerose vittime a Gaza, dove più di 1.400 palestinesi sono rimasti uccisi. Vi furono 13 vittime israeliane a causa dei razzi lanciati da Hamas, e durante l’offensiva di terra nella Striscia.
Secondo Human Rights Watch, l’embargo ha obbligato l’80% della popolazione di Gaza – circa un milione e mezzo di persone – a dipendere dagli aiuti umanitari e dal mercato nero organizzato dai contrabbandieri.
I tunnel del contrabbando sotto il confine tra Gaza e l’Egitto sono l’unico contatto rimasto col mondo esterno per i cittadini di Gaza, e hanno “letteralmente condotto l’economia di Gaza sottoterra”, ha affermato Daniel Levy, co-direttore della Task Force per il Medio Oriente, durante l’evento alla Brookings Institution.
Eppure anche quest’ultima scappatoia al blocco è minacciata. Secondo la BBC, l’Egitto ha cominciato a lavorare a una barriera sotterranea, con l’aiuto dello U.S. Army Corps of Engineers, che chiuderà il sistema di tunnel transfrontalieri usati dai contrabbandieri per eludere l’assedio.
“Non credo che ci sia mai stato un esempio nella storia in cui gli Stati Uniti hanno giocato un ruolo così complicato nell’assediare fisicamente una popolazione – non c’è da meravigliarsi che non vogliano assumersene la responsabilità”, ha detto Yousef Munnayer, direttore esecutivo del Palestine Center, a proposito della silenziosa partecipazione dell’amministrazione Obama all’assedio della Striscia di Gaza.
Alcuni analisti ritengono che il muro sia una manovra strategica da parte degli Stati Uniti per spingere Hamas a giungere a una riconciliazione con Fatah, il partito politico dominante in Cisgiordania, così da riavviare i colloqui di pace rimasti in sospeso.
“La nuova, severa posizione dell’Egitto nei confronti di Hamas è consentita dagli attuali sforzi del Cairo di riavviare i negoziati di pace tra Israele e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP)… Hamas si trova sotto pressione su tutti i fronti”, ha scritto Yossi Alpher, ex direttore del Jaffee Center for Strategic Studies all’Università di Tel Aviv, nel suo editoriale sul Jewish Daily Forward.
Mentre l’amministrazione Obama non è riuscita a portare avanti il suo impegno di alleviare la crisi umanitaria a Gaza, il Congresso degli Stati Uniti l’ha, a quanto sembra, ampiamente ignorata. Fin dal gennaio 2009, una risoluzione della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti che esprime preoccupazione riguardo alla situazione a Gaza si è arenata alla Commissione Affari Esteri.
Per contro, nel novembre scorso la Camera ha appoggiato con una maggioranza schiacciante una risoluzione che condanna il Rapporto Goldstone, risultato della missione di indagine del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (UNCHRC) nella Striscia di Gaza. Il rapporto, che prende il nome dal rispettabile giurista Richard Goldstone, ha scoperto che sia Hamas che Israele hanno commesso crimini di guerra durante i 22 giorni del conflitto.
Keith Ellison è stato uno dei 58 membri della Camera dei Rappresentati che hanno votato contro, o si sono astenuti dal votare la risoluzione. Ellison rappresenta anche uno dei pochi funzionari americani eletti che hanno visitato la Striscia di Gaza, mentre più di 70 membri del Congresso hanno viaggiato nella regione. Durante il suo viaggio nella Striscia avvenuto nel febbraio 2009, Ellison ha incontrato tanto gli abitanti di Gaza quanto quelli della città israeliana di Sderot, vicina al confine.
“Quando qualcuno come Keith Ellison visita Gaza, direi che fa molto di più per la sicurezza americana in Medio Oriente e per la vostra immagine rispetto a praticamente qualunque altra cosa che abbiamo visto durante quest’anno”, ha detto Levy durante un briefing al Campidoglio mercoledì scorso.
Ma Ellison rimane un’eccezione tra i membri del Congresso. “Se volete sapere quanta consapevolezza vi è tra i miei colleghi al Congresso – ha detto Ellison al pubblico del Brookings Institution, la scorsa settimana –tutto ciò che dovete fare è guardare la votazione del Rapporto Goldstone”.
“Scommetto che nessuno ha letto il Rapporto Goldstone, e nemmeno il sommario. Così siamo pronti a condannare un rapporto che non abbiano neanche letto”, ha aggiunto Ellison, parlando dei suoi colleghi alla Camera dei Rappresentanti.
La combinazione della guerra e del protratto assedio ha gettato la Striscia di Gaza in una paralizzante povertà, e gli effetti dell’embargo sul settore sanitario sono stati catastrofici. Amnesty International ha riferito recentemente che la cronica insufficienza nelle apparecchiature e nelle forniture mediche è diventata un fatto di routine, lasciando il personale medico con risorse insufficienti per curare i loro pazienti.
Persino quando l’amministrazione Obama tenta di far ripartire il processo di pace, Gaza getta un’ombra su qualunque sforzo di questo tipo. Alcuni esperti affermano che i negoziati di pace sono inutili finché l’assedio di Gaza resterà in vigore.
“Questa è la precondizione per ogni cosa – dice Andrew Whitley, direttore dell’Ufficio di rappresentanza dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA), riferendosi alla rimozione dell’embargo a Gaza.
Charles Fromm e Ellen Massey















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non e’ assolutamente vero Mahmoud Abbas si era dichiarato contro Hamas e amico di Israele e nonostante il Sito di boicottaggio contro Israele in Italia al Forum Palestina o ai uffici di Abu’ mazen da parte loro stessa e di persona esiste sempre la stessa frase che e’ sempre contro la Palestina e in loro sfavore. La frase ha detto e dice ripetuta da sempre da loro stessi:”Noi siamo in FAVORE del embargo che e’ in sfavore completo alla Palestina.”Questa frase viene ripetuta ancora adesso e non c’e’ USA,America,Stati Uniti,altro a intromettersi alla relazione di boicottaggio o sblocco al embargo che e’ d’obbligo da parte dei nemici in Palestina.