31/01/2010
Original Version: Why buy the Taliban?
Parlare di “buon governo” e “società civile” da un lato, e dall’altro distribuire soldi ai Talebani per comprare la loro adesione al processo politico, non è né una nuova strategia né un mezzo efficace per combattere la corruzione e risolvere i problemi dell’Afghanistan – scrive l’analista Massoumeh Torfeh
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Dopo quasi nove anni di operazioni militari internazionali, miliardi di dollari in aiuti, e la perdita di migliaia di vite afghane e internazionali, ciò di cui l’Afghanistan aveva bisogno era una nuova visione per affrontare la complessa serie di problemi del paese. Invece, i leader mondiali hanno promesso 140 milioni di dollari per blandire i Talebani e convincerli a rientrare nel processo politico. Bravo, presidente Karzai! Bravi, leader internazionali!
I leader si erano riuniti in questa conferenza – secondo il ministro degli esteri britannico, David Milliband – per sostenere la “chiara strategia politica” del presidente Karzai. Tuttavia, l’elemento principale di tale strategia è ricondurre nel processo politico i Talebani “moderati” e chiedere all’Arabia Saudita di mediare una ” riconciliazione e reintegrazione”. Il presidente Karzai dice che i Talebani saranno scelti tra coloro che vorrebbero deporre le armi e accettare la costituzione dell’Afghanistan. Queste idee hanno ricevuto l’appoggio della comunità internazionale, ma entrambe sembrano essere fallimentari.
In primo luogo, il numero massimo di cui stiamo parlando è di circa 5.000 Talebani. Che è il numero che il presidente Karzai suggerì nel 2007, quando parlò per la prima volta del suo progetto, e tale numero comprendeva i capi. Ma essi non saranno i Talebani intransigenti, dal momento che questi leader hanno già respinto l’offerta. Si tratterà invece di gruppi sparsi di banditi che si sono uniti ai Talebani solo per fare soldi. Come tali, essi possono essere sostituiti dall’ Inter-Services Intelligence pakistana, l’ISI, altrettanto rapidamente di quanto saranno “reintegrati”. Inoltre, essi potrebbero annunciare il loro appoggio alla costituzione afghana altrettanto rapidamente di quanto potrebbero rinunciarvi, in quanto non hanno particolari principi da seguire.
In secondo luogo, il presidente afghano ha detto che il suo governo avrebbe istituito un consiglio nazionale per la pace e la riconciliazione, e ha chiesto all’Arabia Saudita di contribuire a guidare il processo.
Invitare l’Arabia Saudita a svolgere un ruolo di mediazione sembra essere anch’esso un passo che ha poco senso. Non dobbiamo dimenticare da dove ha avuto origine Osama bin Laden. Ricordiamoci anche che miliardi di dollari di finanziamenti sauditi allo Yemen contro i ribelli armati non hanno dato alcun risultato. Né hanno contenuto i militanti di al-Qaeda che operano nello Yemen.
Non solo questa “soluzione” è inutile, ma essa potrebbe anche mettere a repentaglio la promessa di lottare contro la corruzione. Qualsiasi “reintegrazione” negoziata dai sauditi includerebbe famigerati signori della guerra, come Gulbodin Hekmatyar e Abdul Rassul Sayaf che hanno legami con l’ISI, con i Talebani e con al-Qaeda. Essi chiederebbero posti nel governo (la cui composizione già attualmente è molto controversa) per i loro sostenitori.
In secondo luogo, distribuire soldi ai Talebani sarebbe stato visto come una corruzione di per sé. Un recente studio delle Nazioni Unite ha mostrato che negli ultimi 12 mesi, i cittadini afghani hanno pagato 2,5 miliardi di dollari in tangenti – circa un quarto del prodotto interno lordo del paese. “La corruzione è il più grande ostacolo al miglioramento della sicurezza, dello sviluppo e del governo in Afghanistan”, ha dichiarato Antonio Maria Costa, capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite sulla droga e il crimine, che ha condotto lo studio.
In tal modo, la principale promessa del Presidente Karzai alla comunità internazionale di lottare contro la corruzione diventa un compito impossibile. Egli è già ampiamente criticato anche per aver inserito dei signori della guerra nel suo gabinetto, e come suoi compagni di governo.
“Solo di recente, egli ha offerto una nuova poltrona al famigerato signore della guerra, generale Abdul Rashid Dostum,” ha obiettato Horia Mosadiq, un’attivista della società civile afghana in un seminario tenutosi recentemente presso la London School of Economics. La Mosadiq ha espresso profonda preoccupazione per la condizione delle donne e per il futuro delle ragazze se si dovesse permettere a un numero maggiore di Talebani di tornare. Ha detto che i moderati miglioramenti per le donne realizzati nel corso degli ultimi nove anni verrebbero vanificati. I rappresentanti della società civile afghana presenti al seminario hanno messo in discussione la retorica internazionale che parla di “buon governo” e “società civile” da un lato, e dall’altro finanzia il ritorno dei Talebani.
L’aspetto più positivo del comunicato finale della conferenza di Londra è stato forse l’impegno della comunità internazionale a continuare a migliorare le capacità delle forze di sicurezza afghane. Rafforzare il nascente esercito nazionale e la polizia del paese entro l’ottobre del 2011 e combinare questo rafforzamento con un ulteriore addestramento sarebbe una mossa efficace a lungo termine, a condizione che sia sostenuta da una migliore retribuzione e da migliori condizioni per i soldati, e che sia legata alla lotta alla corruzione all’interno delle forze di sicurezza.
Il general maggiore Gordon Messenger, di recente nominato dal capo di stato maggiore della difesa come portavoce militare, ha detto al seminario della London School of Economics che la campagna militare in Afghanistan potrebbe essere efficace solo come un sotto-insieme di altre campagne: quelle importantissime per la governance, la ricostruzione e lo sviluppo.
Oggi, l’Afghanistan si trova con un tasso di disoccupazione del 40%. E la disoccupazione in Afghanistan significa fame, perché non ci sono le indennità di disoccupazione. Questo è il motivo per cui più della metà della popolazione vive in povertà. Questo deve essere il principale obiettivo, se una qualunque strategia politica in Afghanistan vorrà dare i suoi frutti. Migliorare la capacità economica afghana è importante come rafforzare il suo esercito nazionale.
Il presidente Karzai salì al potere con una ristretta percentuale di voti. Il suo governo è intrinsecamente debole. E’ stato di recente accusato di brogli alle elezioni, e ora sembra non essere in grado di ottenere la necessaria approvazione per il suo governo da parte del Parlamento. L’attuale scarsa performance economica è un ulteriore ostacolo. Distribuire soldi a qualche migliaio di desperados talebani non è né una nuova strategia né un mezzo efficace per affrontare le molteplici inefficienze dell’Afghanistan.
Massoumeh Torfeh è ricercatrice associata presso la School of Oriental and African Studies (SOAS) di Londra; in precedenza è stata senior producer per il World Service della BBC, e portavoce ONU in Tagikistan; dopo l’11 settembre ha lavorato come consulente per l’informazione nell’ufficio del presidente Karzai; si occupa di politica e media in Iran, Afghanistan e Asia centrale




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