05/02/2010
Original Version: Islamic tradition and religious pluralism
Contrariamente alla percezione popolare, la storia ci svela che l’Islam – così come predicato nel Corano ed esemplificato dalla vita del profeta Maometto e dei suoi discepoli – accetta, celebra, e persino incoraggia, la diversità
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I media oggi sponsorizzano una visione secondo la quale l’Islam non appoggerebbe il pluralismo. Purtroppo, spesso si sente quanto sia difficile per le minoranze non musulmane vivere in pace e in armonia nei paesi musulmani. Violenti estremisti, che fanno un cattivo uso della teologia islamica per giustificare attacchi terroristici, hanno esacerbato i pregiudizi contro i musulmani, e al giorno d’oggi molte persone pensano che i musulmani non credano nei valori del pluralismo e della diversità. Al contrario, la storia ci dimostra che l’Islam – così come predicato nel Corano ed esemplificato dalla vita del profeta Maometto e dei suoi discepoli – accetta, celebra e, persino incoraggia, la diversità.
Bisognerebbe far notare che il termine “minoranza” non esiste nella legge islamica. Non esiste nella sharia (il sistema legale basato sui principi islamici) e i giuristi non ne hanno mai fatto uso. Questo concetto è piuttosto emerso dalle società occidentali che lo utilizzano per distinguere i gruppi etnici. Secondo i principi islamici, chiunque viva in uno stato musulmano ha titolo di godere di tutti i diritti di cittadinanza, nonostante le differenze religiose o le dimensioni numeriche della popolazione a cui appartiene.
Nel 622 d.C. , quando il Profeta Maometto migrò dalla Mecca a Medina, nella penisola araba, e cominciò a costruire il primo stato musulmano, egli si assicurò che gli abitanti sia di fede musulmana che non musulmana potessero coesistere in armonia. Vi era all’epoca una sostanziosa comunità ebraica a Medina, con cui il Profeta propose un accordo di cooperazione – tra i musulmani e le 11 tribù ebraiche – chiamato “Costituzione di Medina”, la quale è considerata dagli storici e dagli studiosi musulmani come la prima costituzione scritta di uno stato.
Tale costituzione spiegava a chiare lettere i diritti degli ebrei in quanto cittadini non musulmani in uno stato musulmano. Il risultato fu che il Profeta riuscì a stabilire a Medina una comunità politica multi-religiosa basata su una serie di principi universali. Le regole poste dalla costituzione avevano lo scopo di mantenere la pace e la cooperazione, proteggere la vita e la proprietà, prevenire le ingiustizie ed assicurare la libertà religiosa e di movimento per tutti gli abitanti – al di là dell’appartenenza tribale o religiosa. La fedeltà alla comunità superava quindi l’identità religiosa, come chiaramente esposto nelle leggi per la difesa comune: “ognuno deve aiutare l’altro contro chiunque attacchi il popolo a cui questo documento si riferisce”.
Il trattamento del Profeta nei confronti della “Gente del Libro”, in questo caso gli ebrei, mostra tolleranza religiosa così come prudenza. La costituzione stabilì il metodo da seguire per le future relazioni tra musulmani e non musulmani, chiarendo che i cittadini di fede non musulmana erano partner alla pari degli abitanti musulmani.
Circa 15 anni più tardi, quando i musulmani conquistarono Gerusalemme ai Bizantini, il Califfo Umar Ibn al-Khattab garantì agli abitanti, in maggioranza cristiani, sicurezza per la propria persona, per le proprietà e le chiese. Come sostiene la famosa storica inglese Karen Armstrong: “…[Umar] era fedele ad una visione inclusiva dell’Islam. Diversamente da ebrei e cristiani, i musulmani non tentarono di escludere gli altri dalla santità di Gerusalemme”.
L’assicurazione che Umar diede al popolo di Gerusalemme rappresenta un importante esempio per i leader delle società multi-religiose di oggi, e la storia prova che, quando tali principi furono applicati, le popolazioni non musulmane ricevettero un trattamento benevolo e giusto.
Questi esempi di coesistenza tra musulmani e non musulmani non sono relegati in un tempo e in un luogo specifici, ma sono fatti per essere applicati in ogni tempo e in ogni luogo. Oggi, per esempio, la costituzione giordana garantisce la libertà di fede. I cristiani in Giordania, che rappresentano la maggioranza dei non musulmani, hanno diritto per legge a circa il 10% dei seggi in Parlamento e a quote analoghe ad ogni livello nel governo e nella società. I loro luoghi sacri, come le pratiche religiose e le proprietà, sono protette da ogni interferenza dello stato.
Al giorno d’oggi, le realtà culturali e sociali in molte società a maggioranza musulmana, hanno portato a violazioni dei diritti dei non musulmani. La storia dell’Islam, comunque, dimostra che il percorso verso una reciproca tolleranza e un mutuo riconoscimento non divergono dagli insegnamenti dell’Islam. Al contrario, per rivitalizzare lo spirito di apertura, le società musulmane dovrebbero guardare al Corano ed emulare il modello che esso espone.
Una visione inclusiva è, e sarà sempre, l’unico rifugio sicuro per i fedeli di altre religioni in una società islamica.
Maher Y. Abu-Munshar insegna all’Università di Aberdeen, ed è autore di “Islamic Jerusalem and Its Christians: A History of Tolerance and Tensions” (IB Tauris, 2007)




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