Narrations of the Palestinian 1948 Catastrophe – In occasione della pubblicazione della versione inglese del libro
by Redazione
Published in Italiano, Note di lettura,
on 15/02/2010
Country: Palestine,
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L’unità per i media palestinesi del dipartimento di relazioni pubbliche dell’ Università di An-Najah ha recentemente pubblicato la versione inglese del libro “Narrazioni della Catastrofe palestinese del 1948” (originariamente in lingua araba). Il libro, che è basato sulle testimonianze di rifugiati palestinesi che sono scappati dai loro villaggi e dalle loro città d’origine nel 1948, contiene numerose storie che ritraggono l’atmosfera sociale, culturale e politica della Palestina prima, durante e dopo la deportazione di circa un milione di cittadini dalle loro città  e villaggi. Il libro include 36 testimonianze di anziani, molti dei quali si trovano nei campi profughi nel distretto di Nablus, come Balata, Al-Ein e Askar, mentre altri sono residenti della città di Nablus.

Ala Yousef, il coordinatore dell’unità dei media palestinesi (Zajel), ha espresso la propria gratitudine per la pubblicazione del libro. “E’ un sogno diventato realtà vedere delle testimonianze scritte raccolte in un libro al fine di preservare la memoria delle vecchie generazioni per le nuove”, ha commentato Yousef, “soprattutto nel momento in cui i Palestinesi sentono che la Nakba (la catastrofe) continua”.

La stesura del libro ha investito molti anni: grandi sforzi sono stati richiesti per preservare l’accento e le parole dialettali di ogni villaggio presenti nella versione araba del libro.

Comunque, uno dei problemi incontrati durante la stesura del testo è stata la diminuzione progressiva del numero di testimoni disponibili, dal momento che molti sono deceduti poco dopo essere stati intervistati.

I testimoni si sono concentrati sulla vita in città palestinesi come Haifa, Yafa e Lud, e villaggi che si sono difesi per mesi prima di arrendersi, prima della Diaspora. I testimoni descrivono la Palestina come un Paese assolutamente non “vuoto” prima dell’arrivo degli immigrati europei; la Palestina non era né vuota né deserta, ma ricca di campi agricoli e prati che si estendevano ovunque nel Paese.

“Se la Palestina fosse stata un deserto, perché mai gli Ebrei avrebbero fatto di tutto per conquistarla?” ha detto una delle anziane intervistate, Fatima. “Noi producevamo il nostro cibo e la nostra terra era fertile, avevamo la nostra vita sociale, e la vita era piacevole”.

I testimoni oculari parlano della loro prima visita alle loro case dopo vent’anni di deportazione, del dolore che hanno provato e dei ricordi che sono riaffiorati alle loro menti. La pubblicazione di questo libro si propone come un’iniziativa che punta a diffondere consapevolezza su quanto avvenne nel 1948, e ad incoraggiare i Palestinesi a chiedere una soluzione per il problema dei rifugiati che poggi sulla risoluzione delle Nazioni Unite n. 194, ovvero sulla non-negoziabilità del diritto di ritorno.

Yousef ha aggiunto che gli attuali attacchi israeliani contro le proprietà palestinesi servono da costante promemoria di quanto avvenne nel 1948.
Egli ringrazia tutti i volontari che hanno contribuito alla pubblicazione registrando e intervistando i testimoni oculari della Nakba negli ultimi anni, e tutti coloro che hanno reso possibile la pubblicazione del libro. Tra questi, il Centro di sviluppo Askar e il personale  amministrativo universitario, Liam Morgan, Alison Morris, Kim Avila, così come l’indimenticabile volontario Asem Yousef, che è morto qualche giorno prima della pubblicazione della versione araba del libro. La prima copia è infatti dedicata alla sua memoria.

Ala Yousef ha proposto che la storia orale sia insegnata nelle scuole e nelle università palestinesi, e, in aggiunta, che venga tradotta in inglese al fine di sviluppare una migliore comprensione (internazionale) del problema dei rifugiati.
Più interviste dovrebbero esser condotte con i testimoni oculari ancora in vita, e dovrebbero essere mandate in onda nelle stazioni radio palestinesi, più documentari e fiction storiche basate su questo periodo della storia palestinese dovrebbero essere programmate in futuro.
Ha terminato chiedendo al Governo ed al Parlamento britannico di scusarsi con il popolo palestinese per il danno arrecato e per l’ingiustizia storica compiuta nei confronti dei Palestinesi, per le atrocità e le deportazioni dal loro Paese a partire dal 1948.
Tali ingiustizie hanno obbligato i Palestinesi a vivere in campi profughi , anche se loro non furono personalmente promotori di attacchi antisemiti agli Ebrei in Europa. Perché, dunque, dovrebbero esser loro a pagare (ancora) il prezzo di tale sterminio?

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Nakba Eyewitnesses
Narrations of the Palestinian 1948 Catastrophe

Edited by Liam Morgan & Alison Morris

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