Lo scandalo del Mossad a Dubai: misura del successo o del fallimento?

19/02/2010

Original Version: فضيحة “الموساد” في دبي 
معيار الفشل أو النجاح ؟

L’assassinio di al-Mabhouh a Dubai, dopo che la polizia dell’emirato ne ha svelato i dettagli, si è trasformato in uno scandalo a livello diplomatico e politico, oltre che di intelligence. Se in un primo momento l’uccisione di al-Mabhouh era apparsa agli occhi di numerosi esperti come un modello di operazione segreta “pulita” e “perfetta” che meritava lodi ed encomi, oggi è diventata l’emblema del fallimento del Mossad, dopo l’altro suo fiasco verificatosi quando esso tentò di uccidere Khaled Meshaal ad Amman nel 1997. Il fatto certo è che il coinvolgimento del Mossad nell’assassinio di Mabhouh determinerà una grave crisi nei rapporti fra Israele e gli Emirati Arabi Uniti, con i quali Tel Aviv aspira ad avere relazioni amichevoli, e che sono considerati tra quei paesi il cui sostegno sarà fondamentale nel caso in cui dovesse scoppiare un conflitto armato con l’Iran. Ciò che è accaduto rappresenta una palese violazione della sovranità dell’Emirato di Dubai, e un tentativo di manipolare la sua sicurezza e la sua stabilità, che difficilmente potrà essere passato sotto silenzio. Ciò accrescerà l’ostilità nei confronti di Israele in una regione estremamente delicata, e nel momento meno opportuno, visto che giorno dopo giorno si moltiplicano le minacce relative a una possibile guerra contro l’Iran.

Per altro verso, Israele si trova in una situazione imbarazzante anche nei confronti di paesi europei amici come la Francia, la Germania, la Gran Bretagna e l’Irlanda. Questi paesi hanno visto i passaporti di alcuni loro cittadini essere utilizzati dagli esecutori dell’assassinio, cosa che ha messo in difficoltà le autorità di questi paesi, le quali si sono affrettate a chiarire la loro posizione alle autorità degli Emirati. E’ vero che non è la prima volta che il Mossad utilizza passaporti europei nelle sue operazioni, ma questa volta il numero dei paesi coinvolti è considerevolmente aumentato, e ciò rischia di causare una vera crisi diplomatica fra Israele e i governi di questi paesi, a prescindere dalla saldezza della loro alleanza con Tel Aviv. Essi infatti non possono accettare di essere coinvolti in una simile operazione fallimentare ai danni di uno stato importante ai loro occhi come Dubai. In effetti, i primi segnali di questa crisi sono cominciati ad emergere ieri, dopo che i giornali israeliani hanno riferito che le autorità britanniche ed irlandesi avevano convocato gli ambasciatori israeliani in questi due paesi chiedendo loro chiarimenti.

Già in passato il Mossad aveva utilizzato passaporti stranieri, come fecero ad esempio gli esecutori del fallito attentato a Khaled Meshaal ad Amman, i quali avevano passaporti canadesi. All’epoca ciò provocò le dure proteste del Canada. A quanto pare, gli agenti del Mossad nelle loro operazioni all’estero preferiscono utilizzare passaporti veri, ed a questo scopo si appropriano dell’identità di cittadini di paesi stranieri, come accadde anni fa in Nuova Zelanda, dove furono arrestati alcuni agenti del Mossad con l’accusa di aver contraffatto il passaporto di un cittadino neozelandese. Questo fatto fece scoppiare una crisi nei rapporti fra i due paesi.

Tuttavia, il fatto che questa volta gli agenti del Mossad abbiano fatto ricorso a passaporti europei appartenenti in alcuni casi a cittadini israeliani ha fatto scoppiare un duplice problema, sul piano dei rapporti con i paesi europei e sul piano interno allo stesso tempo. Alcuni cittadini israeliani sono rimasti sorpresi nel vedere il proprio nome comparire nell’inchiesta della polizia di Dubai con l’accusa di aver preso parte all’assassinio di Mabhouh, e nell’apprendere di essere ricercati dall’Interpol, mentre tutte le evidenze indicavano che essi non avevano mai lasciato Israele nei giorni in cui si è consumata l’operazione a Dubai. Questo fatto ha posto il Mossad e le autorità israeliane in una posizione estremamente difficile e imbarazzante di fronte ai loro stessi cittadini, i quali oggi si chiedono di chi sia la responsabilità di quanto è accaduto, ed a chi debbano rivolgersi. E com’è possibile che i servizi segreti di un paese approfittino degli stessi cittadini di quel paese in maniera così ripugnante?

Ma l’imbarazzo di fronte all’opinione pubblica interna non si riduce a questo. Sembra infatti che le conseguenze possano mettere in discussione il destino del direttore del Mossad, Meir Dagan, a cui il primo ministro Benjamin Netanyahu aveva rinnovato il mandato. Numerosi interrogativi emergono oggi all’interno di Israele sulle responsabilità di Dagan per questo fallimento e sulle responsabilità dello stesso Netanyahu. Finora il Mossad ha rifiutato di fornire qualsiasi chiarimento riguardo alle accuse rivoltegli, così come ambienti vicini a Dagan hanno smentito che egli abbia intenzione di dimettersi. Ma la faccenda è ancora all’inizio, ed è difficile prevedere oggi le conseguenze che la rivelazione dei dettagli dell’assassinio di Mabhouh avrà per il Mossad.

[…]
 
Randa Haidar è una giornalista libanese; scrive abitualmente sul quotidiano “al-Nahar”

Leave a Reply

Disclaimer & Copyright (italiano - english)
serverstudio web marketing e design con kifulab