27/02/2010
Original Version: Libye-Suisse : la guerre des visas
Per obbligare Gheddafi a far liberare due dei suoi cittadini residenti in Libia, Berna ha emesso una “lista nera” di personalità libiche sgradite nell’area Schengen; ha fatto seguito la risposta di Tripoli, che ha dichiarato gli europei come “personae non gratae”; ma tutto era nato con l’arresto in Svizzera del figlio di Gheddafi
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Nel suo braccio di ferro con Mu’ammar Gheddafi riguardo all’ “affare Hannibal” (il figlio di Gheddafi accusato in Svizzera di aver aggredito due domestici mentre si trovava in un hotel di lusso a Ginevra (N.d.T.) ), la Svizzera è andata troppo oltre? Nel gioco delle misure di ritorsione e contro-ritorsione al quale si sono dedicati i due governi, Berna aveva creduto di trovare l’arma decisiva per obbligare Gheddafi a liberare i due uomini d’affari elvetici “detenuti” in Libia da un anno e mezzo: una “lista nera” di almeno 180 membri della nomenclatura dirigenziale libica considerati come indesiderabili, seguendo l’esempio dei terroristi o dei criminali, e ai quali, di conseguenza, non sarà più rilasciato il visto Schengen. I loro nomi compaiono già dal novembre 2009 nel Sistema di Informazione Schengen (SIS), uno schedario informatico condiviso dai 25 paesi europei membri dell’area comunitaria. Come rappresaglia, Tripoli ha sospeso, il 14 febbraio 2010, la concessione di tutti i tipi di visto ai cittadini stranieri dell’area Schengen, con una deroga per i cittadini dei paesi che rifiutano la lista nera, come l’Italia e Malta.
In testa a questa lista compaiono la “Guida” (Gheddafi), sua moglie Safiyah e i loro figli, soprattutto Hannibal, grazie al quale è arrivato lo scandalo. Questo capitano di lungo corso, conosciuto dai media soprattutto per i suoi trascorsi nelle capitali europee, aveva sistemato i suoi affari ed era atterrato a Ginevra, nel luglio 2008, dove aveva preso alloggio in un albergo di lusso insieme a suo figlio ed alla moglie incinta, che prevedeva di partorire in una clinica della città di lì a poco. La polizia di Ginevra, avvisata dal personale dell’hotel che aveva sentito i rumori di una lite nella loro suite, aveva proceduto all’arresto di Hannibal con la controversa accusa di violenza su due dei suoi domestici. Un magistrato svizzero indipendente avrebbe poi stabilito che le condizioni dell’arresto erano state umilianti e che la durata della detenzione, di due giorni, era stata un abuso.
La sorella di Hannibal, Aisha, avvocato di professione, anche lei sulla lista, era accorsa a Ginevra al grido di “occhio per occhio, dente per dente”. Seif el-Islam, leader dei riformatori e successore putativo della “Guida”, è stato anche lui dichiarato persona non grata in Svizzera. Gli organizzatori del Forum Economico Mondiale di Davos (nelle Alpi svizzere), del quale egli era un habitué, hanno annunciato pubblicamente che avevano deciso di non invitarlo all’incontro del gennaio 2010 per via del contenzioso diplomatico tra la Libia e la Confederazione Elvetica.
Bruxelles in imbarazzo
Sulla lista nera compaiono diversi membri del governo libico, tra cui anche il primo ministro, Baghdadi Mahmoudi. A questi si aggiungono alcuni capi e membri dei Comitati Rivoluzionari e del Congresso Generale del Popolo (il Parlamento), vera e propria punta di diamante del sistema di Gheddafi, che aveva organizzato in particolare, nel 2008, delle manifestazioni davanti all’ambasciata svizzera a Tripoli per protestare contro l’arresto di Hannibal a Ginevra. La lista comprende anche un gran numero di persone chiave del clan di Gheddafi, che provengono per la maggior parte dalla potente tribù dei Qadhdhafa: vi sono, specialmente, i capi della sicurezza personale della “Guida”, quelli dei servizi speciali, così come gli ufficiali superiori dell’esercito.
Dal novembre 2009, la Libia aveva messo in guardia le capitali europee, minacciando che avrebbe fatto ricorso al suo diritto di “reciprocità” nel caso in cui la lista non fosse stata annullata. Berna ha tenuto il punto, sebbene Tripoli avesse accelerato le procedure che avrebbero dovuto portare alla liberazione dei due svizzeri dei quali uno, Rachid Hamdani, è stato scagionato dalla giustizia il 31 gennaio, mentre l’altro, Max Göldi, è in attesa (presso l’ambasciata svizzera) del risultato del suo ricorso presso l’Alta Corte in seguito alla sua condanna in appello a 4 mesi di carcere, l’11 febbraio.
La crisi diplomatica tra la Libia e la Svizzera ha ad ogni modo messo in imbarazzo tutti quanti, a cominciare dagli europei. Ecco perché Bruxelles fa di tutto per portare i due Paesi ad un compromesso: la rinuncia alla lista nera in cambio della liberazione dei due svizzeri.
Abdelaziz Barrouhi; questo articolo è apparso il 24/02/2010 sul sito JeuneAfrique.com















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