13/05/2010
Original Version: Jerusalem colonization, Western apathy
Se l’America e l’Europa non troveranno il coraggio di agire nell’interesse della giustizia e del diritto internazionale, il governo Netanyahu porterà a termine la sua espropriazione di Gerusalemme – scrive il politico palestinese Ahmed Yousef
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A Gerusalemme gli israeliani stanno mettendo in scena una guerra santa ebraica. Stanno giocando un’ottima partita di propaganda dipingendo i palestinesi come i veri fondamentalisti, sebbene i partiti politici di destra della Knesset siano più attivi che in qualsiasi altro stato del mondo civilizzato. E’ una strategia che ha colto di sorpresa l’Occidente, che continua a reagire con una delusione di facciata.
E’ da decenni che i vari governi israeliani sostengono la colonizzazione, eppure le recenti trovate di Benjamin Netanyahu sono quasi riuscite ad infrangere la facciata di una logica laica. La scatenata e frenetica costruzione di insediamenti a Gerusalemme, assieme alle immagini di soldati che sostano nel terzo luogo santo dell’Islam in tenuta militare, segna un nuovo minimo storico per gli israeliani, ma indica anche un nuovo livello di sfacciata aggressività fisica e psicologica che si tradurrà in una nuova intifada.
Netanyahu e l’estrema destra sentono che è giunto il momento di provocare i palestinesi cristiani e musulmani perché reagiscano con la forza (come è successo con disordini di minore entità alcune settimane fa). Gran parte del mondo arabo e islamico si limita a deboli obiezioni, seguendo le orme degli Stati Uniti e dell’Unione Europea che, ugualmente, non sono interessati a misure punitive. Il “Piano Bibi”, dunque, prevede che i palestinesi si ribellino, affrontino una forza militare schiacciante e perdano Gerusalemme una volta per tutte, con il pretesto di dover far fronte a preoccupazioni di sicurezza.
Eppure questa volta la violenza assumerà un carattere decisamente religioso. Sebbene le concezioni ebraiche di guerra santa siano in gioco già dagli anni 1960, per quanto poco messe in risalto dai mass media, Netanyahu ha reso ufficiale, e in parte pubblica, la premessa che Gerusalemme è di proprietà dell’ebraismo, e che l’utilizzo di questo territorio da parte dei non ebrei è un privilegio e non un diritto. Gli estremisti religiosi e i gruppi nazionalisti che giocano il ruolo di partner della coalizione di governo sono su questo punto di vista eloquenti, ma raramente un partito al potere è stato incoraggiato ad agire in base a questo punto di vista come è stato invitato a fare l’attuale Likud.
Netanyahu trae la sua forza da molti partiti sionisti di destra, come, ad esempio, Yisrael Beiteinu, Gush Emunim (Ne’emanei Eretz Yisrael), Tsomet, Shas, Morasha, Shinui Ometz, il Fronte Nazionale Ebraico (Hayil), e il Movimento Nazionale (Herut ). Alcuni sono morti e sepolti, come Kach, Kahane Chai e Tehiya (Banai), sebbene i loro membri abbiano formato altri gruppi motivati dal solito obiettivo di costruire il Grande Israele.
Il significato dell’attuale politica del Likud è l’adozione ufficiale di ciò che i partiti sopra menzionati già promuovevano – l’espropriazione giustificata da argomentazioni di carattere religioso: “Secondo gli studiosi del diritto (haposkim leda’at), ogni guerra per conquistare aree della Terra di Israele al fine di mantenerle sotto il nostro controllo (e certamente con l’obiettivo di conservare i territori in cui siamo già insediati) è considerata una guerra necessaria in base al comandamento che ci impone di insediarci nella Terra d’Israele “, ha scritto il rabbino Yishaq Kaufman.
Israel Shahak e Norton Mezvinsky, co-autori de “Il Fondamentalismo Ebraico in Israele”, notano che per questi gruppi religiosi, “il sangue dei non ebrei non ha alcun valore intrinseco; per il Likud, invece, ha un valore limitato”.
In realtà, il credo fondamentalista pervade anche i manuali militari. Ad esempio, il Comando della Regione Centrale dell’esercito israeliano prescrive: “Quando le nostre forze incontrano dei civili durante una guerra, un inseguimento o un’incursione, a meno che non vi sia assoluta certezza che essi non possano nuocere alle nostre forze, secondo la Halakah (la legge ebraica) possono e perfino devono essere uccisi … In nessun caso ci si può fidare di un arabo, anche se egli dà l’ impressione di essere civilizzato … In guerra, quando le nostre forze tempestano il nemico, esse sono autorizzate e persino obbligate dalla Halakah ad uccidere anche buoni civili…. ”
L’attuale strategia israeliana viene giustificata con argomentazioni che vanno al di là dell’etnia, ma che hanno a che fare con la purificazione religiosa: “[Cio’ che] sembra essere espropriazione di terreni di proprietà araba per il successivo insediamento da parte degli ebrei non è in realtà un furto, quanto un atto di santificazione. Dal loro punto di vista la terra è redenta e trasferita dalla sfera satanica a quella divina “.
Dal 1960, il movimento religioso coloniale si è concentrato a Gerusalemme. Esso opera con poco ritegno, occupando non solo campi e terreni, ma anche case abitate, di cui i casi più recenti risalgono alla fine del 2009. In realtà, le statistiche ufficiali indicano che dal 1967 2.000 case arabe sono state abbattute con il sostegno del governo, mentre 15.000 case “non autorizzate” (costruite senza il permesso israeliano) attendono di essere demolite.
La realtà, dunque, è che l’attuale governo israeliano non ha intenzione di perseguire la pace. Mentre a parole promuove ideali di uguaglianza, in pratica utilizza qualsiasi mezzo utile per annientare i palestinesi, o almeno per tentare di farlo. Per quanto riguarda Gerusalemme in particolare, la politica ufficiale consiste nel paralizzare la normalità dei palestinesi, facilitando l’invasione dei coloni in tutte le aree della città, come illustrato nella guida di viaggio alternativa di Franz Elzenbaumer, “Decifrare Gerusalemme”.
I governi occidentali sono complici di questa strategia. Benché numerosi ministri, deputati, sindaci, governatori, e una sfilza di altri funzionari critichino le azioni sia palestinesi che israeliane, questi individui raramente partecipano al processo decisionale. In realtà, anche funzionari di alto rango sembrano contrari a prendere provvedimenti contro Israele, forse per paura di commettere un suicidio politico se tentassero di farlo.
Eppure la situazione attuale a Gerusalemme richiede un cambiamento epocale nel modo di pensare di presidenti, primi ministri, e “mercanti della paura” occidentali, che mettono in guardia dall’affrontare Israele. Se non ci sono dei fatti a sostenere le parole, essere concilianti con gli israeliani porterà a ciò in cui i fondamentalisti evangelici ebrei e cristiani sperano – battaglie che preannunciano l’Armageddon.
Il vice presidente Joe Biden è stato solo l’ultimo di una lunga lista di alti funzionari ignorati o insultati dall’audacia israeliana; e l’indignazione priva di mordente dimostrata fino a questo momento dall’America servirà solo ad incoraggiare Netanyahu e i suoi compagni. A meno che l’America e l’Europa non trovino il coraggio di agire nell’interesse della giustizia e del diritto internazionale, la guerra santa assumerà un significato del tutto nuovo.
Ahmed Yousef è sottosegretario del Ministero degli Affari Esteri a Gaza, ed ex consigliere politico del primo ministro palestinese















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