Un accordo per “bombardare” le sanzioni americane all’Iran

18/05/2010

Original Version: Nuking Washington’s Iran sanctions

L’accordo sul nucleare iraniano mediato da Brasile e Turchia si inserisce in un nuovo panorama internazionale caratterizzato dall’affermazione di nuove potenze emergenti, in cui l’Occidente non ha più la forza per dettare l’imposizione di sanzioni – scrive l’analista palestinese Marwan Bishara

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Nei prossimi giorni, i diplomatici occidentali soppeseranno ogni parola del comunicato finale turco-brasiliano-iraniano, cercando di valutare se esso è sufficiente per porre fine o almeno per congelare gli sforzi volti ad ottenere un’altra risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che inasprisca le sanzioni contro la Repubblica Islamica.

Ma in questa sede non voglio fare alcuna analisi del testo dell’accordo, cosa che preferisco lasciare a coloro che stanno cercando “errori” che potrebbero lasciare nei guai l’Iran.

Nessuna breve dichiarazione come quella appena rilasciata sarà mai sufficiente a garantire una seria verifica a lungo termine del rispetto degli accordi da parte dell’Iran. Né essa vuole essere un sostituto della necessità che le parti interessate “si sporchino le mani” sui dettagli di un qualsiasi eventuale accordo a lungo termine. Né è sufficiente a disinnescare le tensioni politiche tra gli Stati Uniti e l’Iran. Per non parlare poi della possibilità che tale dichiarazione soddisfi Israele.

Ma essa è un’eccellente dichiarazione di principio.

E sebbene gli Stati Uniti e Israele siano quelli che hanno sollevato il maggior clamore per quanto riguarda il programma nucleare iraniano, non spetta più a loro ed ai loro alleati europei decidere se Teheran è in grado di rispettare i suoi impegni internazionali.

Molti nuovi attori sono saliti alla ribalta: BRIC, IBSA, e paesi del calibro di Turchia e Brasile (BRIC indica l’insieme delle grandi economie emergenti: Brasile, Russia, India e Cina; IBSA indica il gruppo composto da India, Brasile e Sudafrica, che intende promuovere la cooperazione tra questi tre paesi e più in generale la cooperazione sud-sud (N.d.T.) ).

Scetticismo contro entusiasmo

Il comunicato nucleare potrebbe avere “bombardato” gli sforzi degli Stati Uniti per far approvare nuove sanzioni contro l’Iran al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Ciò fa sorgere molto scetticismo tra i diplomatici occidentali che ritengono che Teheran stia cercando di guadagnare tempo, e tentando di far mancare la terra sotto ai piedi agli Stati Uniti nei loro sforzi diplomatici volti a mettere l’Iran con le spalle al muro di fronte alle Nazioni Unite.

Invece, secondo gli entusiasti, l’accordo potrebbe aprire una finestra di opportunità per dialogare con l’Iran e avviare un processo complessivo che si occupi delle questioni in sospeso, tra cui quella di un Medio Oriente privo di armi di distruzione di massa e libero dalle invasioni e dalle occupazioni straniere.

Ciò che è chiaro, è che i mediatori hanno cercato di modellare il loro comunicato sul recente accordo di Ginevra con l’Iran, che era risultato accettabile agli Stati Uniti ed ai loro alleati europei. Questa volta sarà più difficile per l’Iran fare marcia indietro, e più difficile per gli Stati Uniti intimidire Teheran.

L’Iran non ha molti amici entusiasti che sostengano il suo programma nucleare. E se decidesse di voltare le spalle ad un accordo con la Turchia e il Brasile, avrà poche possibilità di opporsi a una nuova serie di aspre sanzioni del Consiglio di Sicurezza.

Medie potenze come intermediari

Parlando ai ministri degli esteri Ahmet Davutoglu della Turchia e Celso Amorim del Brasile dopo una conferenza stampa congiunta a Brasilia il mese scorso, mi fu chiaro che i due erano particolarmente fiduciosi circa la necessità di una mediazione, e fermi nel rifiuto categorico di qualsiasi escalation verso l’uso della forza.

Come potenze di media grandezza prive di interessi particolarmente ristretti, e piuttosto in buoni rapporti sia con gli Stati Uniti che con l’Iran, Turchia e Brasile formano il duo perfetto per il tipo di mediazione necessaria fra Teheran e Washington.

Il loro tempismo non avrebbe potuto essere migliore, visto che sia l’Iran che gli Stati Uniti hanno bisogno di un accordo che permetta loro di uscire dal punto morto in cui si sono cacciati.

Nel corso del vertice UE-America Latina di questa settimana, Lula porrà la sua svolta diplomatica al centro del nuovo multilateralismo a lungo desiderato dall’UE. La Spagna, che detiene la presidenza di turno del raggruppamento, dovrebbe essere meno scettica rispetto alla Francia.

Anche dai paesi del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina), i cui leader si sono incontrati in Brasile il mese scorso, ci si aspetta che appoggeranno il Presidente Lula e il premier Erdogan.

Non meno importante a questo proposito, è il sostegno entusiasta dell’IBSA (Brasile, India e Sud Africa), le tre democrazie più grandi e più potenti del sud del mondo, che nel corso del vertice del mese scorso hanno respinto qualsiasi escalation verso le sanzioni o peggio, chiedendo invece un serio sforzo diplomatico per risolvere la crisi con l’Iran.

Tuttavia, a meno che la nuova iniziativa includa un meccanismo per disinnescare le tensioni al di là della questione dell’arricchimento nucleare, è difficile immaginare come essa possa funzionare nel medio termine, o addirittura come possa funzionare del tutto.

Rinsavire a Washington

Sono certo che l’amministrazione Obama sia consapevole che se l’India, il Sudafrica e il Brasile respingeranno nuove sanzioni , e la Cina e la Russia dimostreranno di non vederle di buon occhio, ciò significherà semplicemente che esse non funzioneranno.

La prima reazione dell’amministrazione americana è stata una sobria preoccupazione che vede l’accordo come un passo nella giusta direzione, ma pone ancora sulle spalle dell’Iran l’onere di dimostrare che il suo programma nucleare è assolutamente pacifico. Lo stesso vale per gli alleati europei che hanno cominciato a fare sul serio, dopo essere stati lasciati fuori.

Nel frattempo, è difficile capire come gli Stati Uniti e i loro alleati europei potranno far approvare qualsiasi nuova risoluzione alla luce degli sviluppi di questa settimana.

Il Brasile e la Turchia stanno operando in un nuovo clima internazionale, in cui l’Occidente non può più dettare l’imposizione di sanzioni. E loro lo sanno.

Con il pesante dispiegamento militare americano in Iraq e in Afghanistan, e l’Europa consumata dalla sua crisi economica, la diplomazia brasiliana e turca dovrebbe essere soltanto ben accolta e incoraggiata.

Marwan Bishara è un palestinese di nazionalità israeliana; scrittore, giornalista, e analista politico per il canale satellitare al-Jazeera English, ha insegnato presso l’American University of Paris

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