Israele e Turchia: abbracciare il “nemico del mio nemico”

13/12/2010

Original Version: Embracing the enemy’s enemy

In questi giorni Israele e Turchia stanno cercando di trovare una soluzione di compromesso che permetta loro di porre fine al deterioramento dei rapporti bilaterali, ma le strategie di politica estera dei due paesi appaiono in rotta di collisione; lo testimoniano anche i recenti tentativi israeliani di stringere rapporti con i nemici storici di Ankara nei Balcani

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Molti israeliani sono rimasti sorpresi nel vedere all’inizio di questo mese che i giornali bulgari avevano pubblicato foto che mostravano il primo ministro bulgaro Boyko Borisov con il capo del Mossad Meir Dagan nell’ufficio del premier nella capitale Sofia. Il protocollo non è di documentare le attività e gli incontri del capo del Mossad quando è in visita all’estero. Ma poco importa, i responsabili politici a Tel Aviv sono molto soddisfatti dei risultati del viaggio di Dagan, che ha incluso anche gli Stati balcanici, perché sta aprendo la porta a opportunità strategiche importanti ed uniche.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro degli esteri Avigdor Lieberman hanno anche chiesto ai centri di ricerca presso il dipartimento dell’intelligence e il ministero degli esteri di scrivere una relazione completa su come meglio investire possibili risorse per promuovere le relazioni tra Israele e i Balcani. In particolare, essa è focalizzata sulla Grecia e la Bulgaria, a seguito di un grave declino dei rapporti con la Turchia dopo gli eventi legati al massacro sulla Flottiglia della Libertà, quando la marina israeliana uccise nove cittadini turchi che si apprestavano a rompere l’assedio alla Striscia di Gaza.

Lieberman aveva chiesto che Israele lavorasse molto rapidamente per compensare le perdite subite dopo la crisi della sua alleanza strategica con la Turchia, in primo luogo migliorando i legami con gli Stati balcanici. Il prezzo di un’alleanza con la Turchia in via di raffreddamento include la fine dei privilegi militari turchi nei confronti di Israele, come ad esempio la possibilità che l’aviazione israeliana si addestri nello spazio aereo della Turchia, una stretta cooperazione di intelligence con Ankara, e il permesso ai voli civili israeliani di utilizzare lo spazio aereo turco. Ad andare perduti sono anche miliardi di dollari all’anno in vendite di armi alla Turchia, ora che Ankara si sta rivolgendo all’Europa e alla Russia per le forniture militari.

La perdita di questi privilegi giunge in un momento molto critico per Tel Aviv. Israele, che è sempre pronta a colpire le installazioni nucleari iraniane, ora più che mai ha bisogno dello spazio aereo di altri paesi per addestrare i suoi piloti per questa missione sorvolando un territorio simile a quello dell’Iran. Ora che la Turchia le ha voltato le spalle, Israele sta guardando ai paesi dei Balcani – molti dei quali hanno offerto i loro servizi a Israele in cambio di benefici economici.

Barak Ravid ha rivelato sul quotidiano Haaretz che, durante un viaggio in Israele, il premier bulgaro Borisov ha chiesto di incontrare Netanyahu e Dagan per offrire i servizi del suo paese – soprattutto consentire ai piloti israeliani di addestrarsi nei cieli bulgari. Borisov ha anche proposto una cooperazione di intelligence e di sicurezza con Israele. Ravid ha scritto che, in cambio, Sofia vuole l’aiuto di Israele per sviluppare le sue capacità tecnologiche avanzate e per fare in modo che un numero maggiore di turisti israeliani si rechi in Bulgaria, invece che in Turchia – un tempo la meta preferita di molti turisti israeliani.

Israele è stata anche avvicinata dalla Grecia, secondo Haaretz , nel corso di un incontro segreto a Mosca tra Netanyahu e il primo ministro greco George Papandreou, in occasione di un viaggio in Russia. I due hanno preso accordi per aprire lo spazio aereo greco all’addestramento dell’Israeli Air Force, dal momento che le piccole dimensioni di Israele rendono molto difficile per i piloti israeliani addestrarsi in missioni complicate che richiedono voli più lunghi. Altri Stati balcanici hanno segnalato la loro disponibilità a collaborare con Israele, fra cui la Romania (che ha già aperto il suo spazio aereo ad Israele), la Serbia, il Montenegro, la Macedonia e la Croazia.

Le ragioni economiche non sono i soli motivi per cui gli Stati balcanici vogliono cooperare con Israele. Ravid ha parlato di ragioni storiche, culturali e religiose; la maggior parte di questi paesi sono ostili alla Turchia perché sono rimasti sotto il diretto dominio ottomano per più di cinque secoli. Inoltre, l’islamofobia sta crescendo in Europa, e ciò fa sì che molti europei siano solidali con Israele nel suo confronto con il mondo musulmano, Turchia compresa.

L’ambasciatore israeliano a Sofia, Noah Gal Gendler, ha parlato delle ragioni storiche e culturali che stanno dietro alla volontà degli Stati balcanici di collaborare con Israele, e alla rapidità con cui Tel Aviv ha sfruttato questa opportunità. Fonti del ministero degli esteri israeliano hanno affermato che i dipartimenti della difesa e della sicurezza in Grecia hanno esercitato forti pressioni a livello politico a favore di una cooperazione con Israele, dopo che i rapporti tra quest’ultima e la Turchia si erano deteriorati. Grecia e Turchia sono in lotta per il futuro di Cipro, e la crisi economica che ha recentemente scosso la Grecia ha persuaso il governo Papandreou a cercare alternative attraverso la cooperazione economica con Israele.

Haaretz ha anche riferito che i crescenti legami tra Atene e Tel Aviv sono alimentati dalla buona intesa tra Netanyahu e Papandreou, che intrattengono colloqui personali ogni settimana. Nel frattempo, Papandreou ha incaricato un ministro di sviluppare i legami con Israele, mentre Netanyahu ha scelto il viceministro degli esteri Danny Ayalon per lo stesso compito.

A tal fine il viceministro della difesa Matan Vilnai, e Amos Gilad, direttore delle politiche e degli affari politico-militari presso il ministero della difesa, si sono recati ad Atene per discutere la cooperazione strategica tra i due Paesi, e hanno dichiarato il 2011 anno della loro collaborazione strategica. A riprova dell’importanza delle relazioni con la Grecia, Israele ha nominato il diplomatico di primo piano ed esperto nelle relazioni estere, Arye Mekel, come ambasciatore ad Atene. La trasformazione nei rapporti tra Tel Aviv e Atene ha trovato espressione anche nei comportamenti di voto della Grecia all’interno della NATO, dove ora il rappresentante greco automaticamente vota contro qualsiasi risoluzione che critichi Israele.

Il motivo per cui Israele sta investendo così tante energie e risorse per sviluppare i legami con gli Stati balcanici non è solo perché le sue relazioni strategiche con la Turchia si stanno affievolendo, ma anche perché Tel Aviv è preoccupata dell’eventualità che Ankara diventi apertamente e pubblicamente ostile a Israele. Questi timori sono basati su una relazione del Consiglio per la Sicurezza Nazionale di Israele circa i futuri rapporti con la Turchia, che ha definito la revisione da parte di Ankara della sua dottrina di sicurezza come uno sviluppo molto grave.

La nuova dottrina turca classifica Israele tra i paesi che causano problemi ad Ankara, mentre la Siria è stata rimossa dalla lista dei paesi che minacciano la Turchia. Il programma nucleare iraniano non è elencato tra le minacce per Ankara. Questi parametri segnano i toni del governo del partito turco “Giustizia e Sviluppo” (AKP), guidato da Recep Tayyip Erdogan.

Israele è anche molto preoccupata per un libro scritto dal ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu, “Profondità Strategica”, in cui egli afferma che gli interessi della Turchia sarebbero meglio garantiti dalla risoluzione di tutti i conflitti con gli Stati vicini. Davutoglu descrive Israele in una luce negativa e si aspetta che sarà spazzata via una volta che sarà diventata un stato bi-nazionale.

Gli israeliani ritengono che i nuovi venti che soffiano ad Ankara siano troppo forti perché si possa impedire il deterioramento delle relazioni tra le due parti, e allo stesso tempo che l’autorità dell’esercito turco sia crollata negli ultimi due anni. Ciò sarebbe stato evidenziato dal numero crescente di arresti di alti ufficiali accusati di aver tentato un colpo di stato contro il partito di governo AKP.

Un altro punto di grande preoccupazione per Israele è la nomina di Hakan Fidan a capo dei servizi segreti turchi. Tel Aviv ritiene che egli sia vicino a Teheran. Il ministro della difesa israeliano ha sottolineato questa preoccupazione quando ha detto ai membri laburisti della Knesset che Israele ha condiviso informazioni top secret con la Turchia. Egli ora teme che sotto Fidan i segreti israeliani possano esser fatti trapelare ai nemici di Israele, in particolare all’Iran. Questo imbarazzerebbe molto i politici di Tel Aviv, ha detto.

Nelle sue nuove e avanzate relazioni con gli Stati balcanici, Israele sta adottando il principio per cui “il nemico del mio nemico è mio amico”. Tel Aviv sta manipolando le ostilità storiche e culturali tra la Turchia e questi Paesi per promuovere le proprie relazioni con essi sotto tutti gli aspetti, affinché servano i suoi interessi strategici. Israele vuole rafforzare la sua posizione in vista di un possibile confronto con la Turchia in futuro.

Saleh al-Naami è un giornalista palestinese; è corrispondente da Gaza per diversi giornali arabi, tra cui il settimanale  egiziano al-Ahram Weekly, ed il quotidiano saudita  al-Sharq al-Awsat

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