Uno Stato palestinese nato in Sudamerica

10/12/2010

Original Version: A Palestinian state born in South America

Era solo una questione di tempo, i segni premonitori c’erano tutti. I palestinesi hanno avvertito ripetutamente che se i negoziati non fossero progrediti, essi avrebbero fatto ricorso ad una delle due strategie seguenti: smantellare l’Autorità Palestinese e delegare ad Israele la responsabilità di amministrare la Cisgiordania, o chiedere alle Nazioni Unite di riconoscere uno Stato palestinese entro i confini del 1967.

La presidente dell’Argentina Cristina Kirchner ha ora imitato il suo omologo brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, nel riconoscere lo Stato palestinese. Essi hanno probabilmente creato un precedente storico che coinvolgerà altri paesi del Sudamerica, insieme a molte nazioni in via di sviluppo. I palestinesi otterranno certamente la maggioranza all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e presto chiederanno il riconoscimento del loro Stato – ispirandosi alla tattica del movimento sionista, il quale fece lo stesso il 29 novembre 1947.

Ciò è sconveniente per gli ebrei? Non penso, anche se sarebbe di gran lunga preferibile che Israele si impegnasse attivamente per il raggiungimento della soluzione dei due Stati, anziché farsi trascinare dentro tale soluzione, scalciando, urlando, e mercanteggiando per ottenere altri regali dallo zio Sam in cambio di un congelamento degli insediamenti di 90 giorni.

“Ma”, sostengono gli autoproclamati difensori degli interessi di Israele che provengono dalla destra, “tutto questo è ingenuo! Benjamin Netanyahu è stato scagionato dall’ultima puntata di Wikileaks! Tutti noi ora sappiamo che il problema palestinese non è il vero nodo del Medio Oriente! Il vero problema è l’Iran! Ora possiamo finalmente convincere il mondo che dovrebbe smettere di fare pressione su di noi per quanto riguarda la Palestina!”

E’ il momento di fare un po’ di chiarezza. Quelli di noi che, per anni, hanno sostenuto che Israele deve smettere di governare i palestinesi, in anni più recenti sono tornati a sostenere che questo è anche nell’interesse di Israele, e hanno fatto presente che Israele sta andando nella direzione di un isolamento internazionale senza precedenti. Ma questo è fondamentalmente un espediente retorico. Il vero motivo per cui Israele ha bisogno della soluzione dei due Stati non è perché vogliamo assecondare i gentili; avevamo solo pensato che, a questo punto, la destra israeliana avrebbe ascoltato solo giustificazioni di carattere strettamente pragmatico.

La vera ragione per insistere sulla soluzione dei due Stati è che vogliamo che il nostro Stato abbia un carattere ebraico. E per “ebraico” non vogliamo dire che debba essere una teocrazia, o che debba concedere più diritti agli ebrei che agli arabi. Vogliamo dire che lo stato di Israele deve finalmente imparare la lezione della storia della persecuzione che gli ebrei hanno vissuto per due millenni.

Questa persecuzione è dovuta a una sgradevole caratteristica della natura umana: pensare e sentire in termini tribali. Gli ebrei sono stati perseguitati perché avevano una religione diversa, perché si comportavano in modo diverso, e perché insistevano sul loro diritto di determinare la propria identità. Prima fummo perseguitati per motivi religiosi, poi per false concezioni di purezza razziale.

C’è voluta gran parte della storia dell’umanità, tra cui l’Olocausto, perché ci si rendesse conto della necessità di concepire i diritti umani in un modo che trascenda i confini degli Stati-nazione. La stragrande maggioranza degli ebrei di tutto il mondo ha accolto con entusiasmo quest’idea. Se solo il mondo avesse reagito ai nazisti nel modo in cui, in ritardo, ha reagito in Bosnia e, appena in tempo, in Kosovo! Se solo fosse stato chiaro, allora, che tutti gli esseri umani, indipendentemente dal loro colore o credo, hanno gli stessi diritti!

“Ma”, dirà l’interlocutore standard della destra israeliana, “l’intera concezione dei diritti umani è una finzione; guardate l’Iran; guardate l’Arabia Saudita; guardate l’Egitto; guardate Hamas; continuano ad usare l’argomento dei diritti umani, mentre calpestano questi stessi diritti nei loro paesi. Perché dovremmo essere noi a prendere sul serio l’idea dei diritti universali dell’uomo?”. La risposta è semplice: perché si basa su una nozione di giustizia universale. Noi ebrei siamo orgogliosi di sostenere la nozione di giustizia come non negoziabile, siamo orgogliosi della nostra incrollabile convinzione che l’etica non è una questione di potere, ma di bontà oggettiva. Questo è il motivo per cui gli ebrei hanno svolto un ruolo centrale all’interno del movimento per i diritti civili negli Stati Uniti, ed è per questo che gli ebrei lottano contro il razzismo e altre forme di discriminazione in tutto il mondo. La giustificazione che “gli altri non si comportano come dovrebbero” non ha mai fatto parte del modo di pensare degli ebrei.

Sarebbe quindi un peccato se Israele dovesse essere trascinata nella soluzione dei due Stati dalla pressione internazionale, piuttosto che di propria iniziativa. Il popolo ebraico è sopravvissuto perché non ha mai creduto che la forza equivalesse al diritto, perché ha insistito sul fatto che non ci può essere alcun compromesso sulle questioni di principio. Sono fermamente convinto che l’attuale ondata di nazionalismo radicale che sta dilagando in Israele non è che un breve episodio storico, e che la maggioranza degli israeliani sono stati trascinati in essa dal panico, manipolati da persone che per professione non fanno che diffondere terrore.

Quando ritorneremo alla tradizione ebraica del tikkun olam, che incoraggia ad attenersi ai principi, anziché essere guidati dalla paura, ci ricollegheremo alla nostra fonte storica di forza.

Carlo Strenger, filosofo e psicanalista israeliano, insegna presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Tel Aviv; è membro del comitato permanente di monitoraggio sul terrorismo della World Federation of Scientists

One Response to “Uno Stato palestinese nato in Sudamerica”

  1. pasquale scrive:

    Iniziative dirette al riconoscimento dello stato palestinese, vedi anche quella peruviana, dovrebbero estendersi per favorire un processo di pace.

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