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	<title>Commenti a: GAZA CONTINUA A MORIRE – INTERVISTA A VITTORIO ARRIGONI</title>
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	<description>Sguardo sulla stampa euro-araba</description>
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		<title>Di: antonella</title>
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		<dc:creator>antonella</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 20:18:23 +0000</pubDate>
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		<description>Eccomi davanti a un vuoto e a un tempo a una pienezza totale. Il vuoto incommensurabile per avere perso un ragazzo che ha dato la vita per una causa umanitaria verso cui il mondo intero si mostra tiepido, distratto, lontano. La pienezza è invece quella di sentire il cuore gonfio d&#039;amore e di gratitudine per un giovane di soli trentasei anni, bello, generoso, ricco di solidarietà e di amore per i più sfortunati. La cui causa ha sposato senza curarsi di se stesso, mettendo al contrario più volte in pericolo la propria vita. E rendendosi egli stesso olocausto allo scopo di richiamare l&#039;attenzione su un genocidio di proporzioni inaudite. La scelta coraggiosa di Vittorio ci fa sentire tutti vigliacchi, inadeguati, egoisti fino all&#039;eccesso, e indifferenti davanti alle tragedie che si consumano quotidianamente sotto i nostri occhi. Della morte di Vittorio siamo tutti responsabili, perché l&#039;abbiamo lasciato solo a combattere con la sua piccola fionda, novello Davide contro un gigantesco, mostruoso Golia, (che i governanti della nostra Nazione alimentano e che le forze dell&#039;Onu fingono d&#039;ignorare, minimizzandone la pericolosità). Vittorio con la sua morte ci sta ancora gridando il suo sdegno per un&#039;umanità che non riesce a perseverare nella propria umanità. Ci sta supplicando di tornare a sentire il nostro cuore, di non dimenticarci dei nostri fratelli palestinesi. Dei bambini uccisi, del fosforo bianco che continua a condannarli a morti atroci. Del milione e mezzo scarso di superstiti braccati quotidianamente nella Striscia di Gaza. Affamati, impossibilitati a ricostruire le proprie case, pena gli attacchi della milizia israeliana. Vittorio ci sta pregando, ora che la sua anima è volata in cielo tra quelle dei tanti bambini uccisi che lui chiamava angeli innocenti, di ribellarci all&#039;ingiustizia, di combattere per i diritti umani. Forse lui non credeva nel Paradiso, ma se c&#039;è un Paradiso è là che andato: tra i giusti, tra gli eletti, tra i tesori inestimabili dell&#039;umanità.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Eccomi davanti a un vuoto e a un tempo a una pienezza totale. Il vuoto incommensurabile per avere perso un ragazzo che ha dato la vita per una causa umanitaria verso cui il mondo intero si mostra tiepido, distratto, lontano. La pienezza è invece quella di sentire il cuore gonfio d&#8217;amore e di gratitudine per un giovane di soli trentasei anni, bello, generoso, ricco di solidarietà e di amore per i più sfortunati. La cui causa ha sposato senza curarsi di se stesso, mettendo al contrario più volte in pericolo la propria vita. E rendendosi egli stesso olocausto allo scopo di richiamare l&#8217;attenzione su un genocidio di proporzioni inaudite. La scelta coraggiosa di Vittorio ci fa sentire tutti vigliacchi, inadeguati, egoisti fino all&#8217;eccesso, e indifferenti davanti alle tragedie che si consumano quotidianamente sotto i nostri occhi. Della morte di Vittorio siamo tutti responsabili, perché l&#8217;abbiamo lasciato solo a combattere con la sua piccola fionda, novello Davide contro un gigantesco, mostruoso Golia, (che i governanti della nostra Nazione alimentano e che le forze dell&#8217;Onu fingono d&#8217;ignorare, minimizzandone la pericolosità). Vittorio con la sua morte ci sta ancora gridando il suo sdegno per un&#8217;umanità che non riesce a perseverare nella propria umanità. Ci sta supplicando di tornare a sentire il nostro cuore, di non dimenticarci dei nostri fratelli palestinesi. Dei bambini uccisi, del fosforo bianco che continua a condannarli a morti atroci. Del milione e mezzo scarso di superstiti braccati quotidianamente nella Striscia di Gaza. Affamati, impossibilitati a ricostruire le proprie case, pena gli attacchi della milizia israeliana. Vittorio ci sta pregando, ora che la sua anima è volata in cielo tra quelle dei tanti bambini uccisi che lui chiamava angeli innocenti, di ribellarci all&#8217;ingiustizia, di combattere per i diritti umani. Forse lui non credeva nel Paradiso, ma se c&#8217;è un Paradiso è là che andato: tra i giusti, tra gli eletti, tra i tesori inestimabili dell&#8217;umanità.</p>
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		<title>Di: viviane mell</title>
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		<dc:creator>viviane mell</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 23:27:15 +0000</pubDate>
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		<description>Il militante rapito su Facebook: «Stare qui è la mia vocazione»

ROMA
Era stato anche minacciato di morte da un sito statunitense di estrema destra, due anni fa, Vittorio Arrigoni, il pacifista italiano rapito oggi a Gaza. Lo aveva rivelato lo stesso volontario sul suo blog.

Arrigoni è un attivista per i diritti umani dell’International Solidarity Movement che più volte ha partecipato ad azioni e campagne radicali in favore della popolazione della Striscia dove vive da tre anni. Sul sito stoptheism.com, nato proprio per combattere il movimento di Arrigoni International Solidarity Movement, l’italiano veniva indicato come bersaglio numero uno per le forze armate israeliane, con tanto di foto e dettagli che permettevono di identificarlo, come un tatuaggio sulla spalla.

Arrigoni era stato arrestato il 18 novembre 2008, insieme con un cittadino americano e un britannico, tutti membri del Movimento di Solidarietà Internazionale (Ism) e a 14 pescatori palestinesi, da un guardacoste della marina israeliana vicino alla costa di Gaza. Secondo i militari, i pacifisti e i pescatori erano a bordo di tre pescherecci che si trovavano al di fuori della zona di pesca autorizzata dalle autorità israeliane. Ancora prima, il 16 settembre dello stesso anno, il volontario era stato lievemente ferito mentre, insieme con una collega, aveva accompagnato in mare i pescatori.

Ancora, Arrigoni era tra i pacifisti a bordo delle imbarcazioni della missione internazionale «Free Gaza», diretta nell’agosto 2008 verso le coste della Striscia nel tentativo di forzare il blocco israeliano portando aiuti umanitari. Sull’assedio di Gaza da parte degli israeliani, Arrigoni ha anche scritto un libro, &quot;Restiamo umani&quot;, in cui ha ricostruito dal punto di vista dei pacifisti le «tre settimane di massacro» subite dai palestinesi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il militante rapito su Facebook: «Stare qui è la mia vocazione»</p>
<p>ROMA<br />
Era stato anche minacciato di morte da un sito statunitense di estrema destra, due anni fa, Vittorio Arrigoni, il pacifista italiano rapito oggi a Gaza. Lo aveva rivelato lo stesso volontario sul suo blog.</p>
<p>Arrigoni è un attivista per i diritti umani dell’International Solidarity Movement che più volte ha partecipato ad azioni e campagne radicali in favore della popolazione della Striscia dove vive da tre anni. Sul sito stoptheism.com, nato proprio per combattere il movimento di Arrigoni International Solidarity Movement, l’italiano veniva indicato come bersaglio numero uno per le forze armate israeliane, con tanto di foto e dettagli che permettevono di identificarlo, come un tatuaggio sulla spalla.</p>
<p>Arrigoni era stato arrestato il 18 novembre 2008, insieme con un cittadino americano e un britannico, tutti membri del Movimento di Solidarietà Internazionale (Ism) e a 14 pescatori palestinesi, da un guardacoste della marina israeliana vicino alla costa di Gaza. Secondo i militari, i pacifisti e i pescatori erano a bordo di tre pescherecci che si trovavano al di fuori della zona di pesca autorizzata dalle autorità israeliane. Ancora prima, il 16 settembre dello stesso anno, il volontario era stato lievemente ferito mentre, insieme con una collega, aveva accompagnato in mare i pescatori.</p>
<p>Ancora, Arrigoni era tra i pacifisti a bordo delle imbarcazioni della missione internazionale «Free Gaza», diretta nell’agosto 2008 verso le coste della Striscia nel tentativo di forzare il blocco israeliano portando aiuti umanitari. Sull’assedio di Gaza da parte degli israeliani, Arrigoni ha anche scritto un libro, &#8220;Restiamo umani&#8221;, in cui ha ricostruito dal punto di vista dei pacifisti le «tre settimane di massacro» subite dai palestinesi.</p>
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