GAZA GUARDA CON TREPIDAZIONE ALLE RIVOLUZIONI ARABE

Intervista a Vittorio Arrigoni

Ormai l’onda della rivoluzione nei paesi arabi è sempre più forte. Ora anche la Libia è in piena guerra civile.  Prima la Tunisia, con la caduta di Ben Ali. Poi è toccato a Mubarak lasciare dopo ben 30 anni di potere assoluto l’Egitto. Ed ora la Libia, dove il regime del colonnello Gheddafi sembra essere ormai vicino alla fine. Quali conseguenze può avere tutto quello che è accaduto, e che sta accadendo, nei paesi arabi del Nord Africa nei confronti della questione palestinese?  Non dimentichiamo che l’Egitto, ad esempio, non solo confina con la striscia di Gaza, ma a livello geopolitico è un paese  importante per tutti gli equilibri negli stati arabi. A Gaza City vi è Vittorio Arrigoni, attivista per i diritti umani dell’ “International Solidarity Moviment” e corrispondente de “il Manifesto”,  che a riguardo ha le idee chiare:

Si tratta di giorni storici importantissimi per tutto il Medio Oriente. In Egitto è caduto un despota, mentre Gheddafi sta mostrando a tutto il mondo la sua vera natura: quella di essere un dittatore senza scrupoli, che non si sta neanche facendo problemi nel bombardare la popolazione civile.  In ogni caso, sono convinto che siamo di fronte ad una grande svolta storica per la questione palestinese. Dopo la fine di Mubarak, sta apparendo sempre più chiaro che i tunnel che collegano l’Egitto e la striscia di Gaza non servono – come da sempre sostengono gli israeliani – per far entrare armi. Quei tunnel servono per far entrare a Gaza viveri, medicinali e tutto quello che serve per la sopravvivenza della popolazione civile, privata da anni di tutto questo, a causa dell’assedio israeliano. Ma dai tunnel passa anche il carburante, vitale per rifornire Gaza di energia elettrica. Tutta la striscia necessita  di 800.000 litri di gasolio al giorno e 300.000 mila litri di benzina. Senza tutto questo Gaza non ha la sufficiente quantità di energia elettrica quotidiana,  indispensabile per gli ospedali e gli ammalati.  In questi giorni stanno diminuendo sempre più i rifornimenti che dal  Cairo vanno verso El Arish, che si trova vicino al valico di Rafah . Ogni giorno abbiamo sempre meno elettricità con numerosi disagi per tutta la popolazione civile. Dopo la caduta di Mubarak, a Rafah e su tutto il confine sono stati dispiegati una grande quantità di militari, con Israele che sorveglia il tutto dall’alto con droni ed aerei. Attualmente i rifornimenti che entrano in tutta Gaza sono minimi, e se non si provvederà subito a tutto questo, potremo avere una vera emergenza umanitaria in tutta la striscia”

Recentemente gli Stati Uniti hanno posto il veto a una risoluzione ONU di condanna della costruzione di insediamenti  da parte Israele . Come giudichi tutto questo?

Quando Obama fu eletto presidente degli Stati Uniti, in molti lo hanno definito il protagonista di una nuova politica estera americana, senza ricordarsi che quando era deputato definiva Israele uno dei più importanti stati alleati degli Usa, definendo amico “lo stato ebraico” di Israele. Affermare che Israele sia stato ebraico è totalmente falso. Sarebbe come affermare, ad esempio, che in Sud Africa ci sono solo uomini bianchi. E gli Usa e la loro amministrazione non saranno di certo un aiuto neanche per Gaza, che paga anche il conflitto ed il contrasto tra Hamas e Fatah. Recentemente Al Jazeera  ha pubblicato dei documenti che provano il collaborazionismo di Fatah con Israele. E la scorsa settimana a Ramallah una manifestazione contro Mubarak è stata soffocata dagli uomini di Abu Mazen. Il governo di Hamas a Gaza, invece,  soffoca i diritti civili. A Gaza i diritti delle donne sono sempre di meno. E ti può anche capitare di essere arrestato  se suoni la chitarra per strada perché ad Hamas non piace la musica. E tutto questo mentre l’assedio israeliano si fa sempre più duro. Anche i pescatori non sono più liberi di pescare nelle loro acque. Qualche giorno fa sono stati arrestati 21 pescatori, solo perché stavano pescando legittimamente nelle acque territoriali di Gaza. Uno di loro è ancora imprigionato. 

Attualmente L’Egitto è guidato dai militari, che sino a poco tempo fa erano parte integrante del potere di Mubarak. Credi che questo rappresenti comunque un vero cambiamento?

“ Attualmente credo che il governo militare sia solo di transizione. Una transizione che non sarà  facile, ma che porterà certamente ad un cambiamento nella politica dell’ Egitto verso Gaza e i palestinesi.  Personalmente credo che dopo la caduta di Mubarak il valico di Rafah sarà in futuro molto più aperto e percorribile “.

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Nicola Lofoco, laureato in Scienze politiche, è giornalista free lance dal 2000; si è occupato per diverso tempo di radio e tv; oltre ad aver collaborato con diverse testate online, è stato nella redazione de L’ Unità, La  Rinascita, e del Riformista dove si è occupato di politica estera

 

One Response to “GAZA GUARDA CON TREPIDAZIONE ALLE RIVOLUZIONI ARABE”

  1. pietro ancona scrive:

    Gaza sarà delusa! Le cosidette rivoluzione sono controllate dagli USA e da Israele. In Egitto hanno messo al potere una giunta militare, idem in Tunisia. Non esiste una componente antiimperialistica nell’abbattimento di regimi sostenuti da trenta anni dagli USA. In Libia si sta abbattendo l’unica nazione sovrana che non concedeva il controllo del suo petrolio e del suo gas agli USA. Ora è morta ed uccideranno Gheddafi come hanno fatto con Sadam Hussein.
    La mancanza di una seria avanguardia comunista o socialista o religiosa ha fatto delle rivoluzioni cannonate a salve! Obama ordina al mondo quello che deve fare tanto le nazioni ubbidiranno tutte come pecorelle tremanti.
    Israele e USA trionfano anche con queste rivoluzioni!

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