
Le misure di politica internazionale dedicate alla cooperazione a allo sviluppo dei principali organismi internazionali, in particolare l’Unione Europea, la Banca Mondiale e l’UNESCO, nel corso degli ultimi anni, hanno posto particolare rilievo al settore culturale. Il legame tra cultura e sviluppo umano, sociale ed economico è oggi riconosciuto come una chiave fondamentale di intervento anche nelle aree in ritardo di sviluppo e nei paesi emergenti, dopo che nei paesi più sviluppati esso ha raggiunto una consolidata tradizione. Il progetto di restauro dell’Oasi di Siwa, predisposto dal Politecnico di Bari nell’ambito del progetto Diarcheo, rappresenta un’interessante esperienza in questo senso. L’obiettivo principale è quello di adottare misure di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale avendo particolare riguardo agli effetti dell’intervento sul tessuto economico e sociale locale.
Il recupero del patrimonio storico-culturale dell’Oasi di Siwa, costituito da beni materiali (i monumenti, i resti della cittadella di Shali e le stesse case) e valori immateriali (le tecniche costruttive, i saperi tradizionali, gli usi di vita connessi all’edilizia storica) è un’operazione complessa, che prevede interventi diretti (e urgenti) di riqualificazione necessari a evitare il definitivo degrado del patrimonio storico-architettonico, da realizzare anche con il coinvolgimento della collettività locale. L’obiettivo principale di questa strategia complessa è quello di dar vita a un processo endogeno di sviluppo locale, sostenibile e duraturo, non dipendente dal sostegno esterno, basato sulla salvaguardia e la valorizzazione “consapevole” dei caratteri tradizionali e identitari del luogo. La salvaguardia di questi elementi, dal valore culturale fondamentale per la collettività locale, assume rilievo anche sotto il profilo economico e sociale, e i valori che può produrre sono valutabili solo adottando un punto di vista collettivo, che permetta di analizzare gli effetti indiretti e le esternalità che la riqualificazione può produrre sulla popolazione di Siwa.
Il turismo è una motivazione parziale, tra le tante e importantissime ragioni – culturali, sociali e storiche – per le quali il processo di recupero e riqualificazione di Shali s’ha da fare, ma al tempo stesso è quella “tangibile”; la sua valutazione permette di evidenziare l’impatto materiale e diffuso che il patrimonio culturale garantisce a questo territorio. L’impatto del turismo in questo particolare luogo non assume peraltro solo il valore “nominale” della spesa degli stranieri che visitano l’Oasi, poiché è un’attività che – finché rimane su livelli sostenibili – può apportare risorse economiche per la salvaguardia stessa del patrimonio architettonico e paesaggistico, e può favorire il processo di riappropriazione del tessuto della città antica da parte della collettività locale.
La particolarità principale del settore turistico, in effetti, è quella di non essere un vero settore economico, poiché costituito da una grande varietà di attività trasversali ai principali comparti dell’economia: commercio, industria e artigianato, edilizia, trasporti, agricoltura e servizi. Il modo in cui la domanda turistica si trasmette ai vari settori è abbastanza intuitivo: un turista che effettua un acquisto di beni o servizi attiva una serie di interdipendenze economiche che arrivano a interessare tanti settori, per via diretta, indiretta e indotta. La spesa diretta del visitatore, agendo da volano, produce un effetto moltiplicatore sul prodotto. Tale effetto, a seconda della struttura dell’offerta turistica e dei sistemi produttivi (filiere), va più o meno a vantaggio dell’economia locale (se una buona parte dei beni e servizi venduti ai turisti è prodotta fuori dal contesto, l’impatto finale sarà minimo, viceversa se le filiere locali riescono in gran parte a soddisfare la domanda diretta e indiretta attivata dai turisti, il beneficio economico sarà maggiore).
Uno dei fattori caratteristici del settore turistico, inoltre, è l’alto contenuto di fattore lavoro incorporato da attività difficilmente automatizzabili. L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), in considerazione di questo aspetto, ha stimato che per ogni 150 mila euro di fatturato generato, il turismo sarebbe capace di creare 5-6 nuovi posti di lavoro stabili, principalmente in ristoranti e hotel, ma anche in altri settori. Con alcune peculiarità, un ragionamento simile vale per i beni culturali: un museo, un monumento, uno scavo archeologico, una città, un borgo antico sono beni a gestione altamente labour intensive. Il connubio tra turismo e cultura, da questo punto di vista, appare più che mai vincente.
Secondo gli studi disponibili in letteratura, il moltiplicatore della spesa dei turisti stranieri in Egitto è pari a 2,64: per ogni euro speso da un visitatore straniero in Egitto per servizi turistici diretti, si attivano vendite complessive per un valore di 2,64 euro. Anche il moltiplicatore dell’occupazione è molto elevato: per ogni lavoratore direttamente impiegato nei servizi turistici, ce ne sono 1,21 impiegati in altri settori grazie agli effetti indiretti e indotti. Nel complesso, il moltiplicatore occupazionale totale è pari a 2,21.
Si tratta di valori stimati con riferimento alla spesa turistica degli stranieri, mentre non si hanno stime specifiche riguardanti il valore dei moltiplicatori relativi alla spesa turistica dei residenti in Egitto. Nel caso dell’Egitto – assimilabile ad altri Paesi emergenti – il fenomeno turistico interno è normalmente meno rilevante rispetto al turismo internazionale. Anche se a Siwa il turismo interno sembra assumere un peso non secondario, le motivazioni di visita, estranee alla fruizione del patrimonio culturale, e il limitato impatto economico (spesa) di cui questa componente è capace consentono di escludere i flussi turistici interni dalla stima. Si tenga peraltro presente, in generale, che il turismo straniero è un settore di export, che comporta l’ingresso di valuta estera “pregiata” e contribuisce a contenere il deficit dei pagamenti di parte corrente. Il turismo straniero è diventato, da ormai quasi quindici anni, la voce di entrata di valuta più importante per la bilancia dei pagamenti egiziana, superando le rimesse degli emigrati.
Quanto vale, dunque, il turismo a Siwa? Assumendo l’ipotesi di una spesa media giornaliera del turista straniero di 100 euro (tratta da indagini di campo) e applicando tale spesa al flusso degli 8.000 turisti l’anno che si recano a Siwa da ogni parte del mondo e risiedono mediamente nell’Oasi tre giorni, si può calcolare un impatto economico diretto, in termini di spesa, di 2,4 mln di euro l’anno.
L’impatto economico totale, compresi gli effetti indiretti e indotti, è stimabile in un valore di beni e servizi prodotti per un totale di circa 6.336.000 euro l’anno (impatto diretto × 2,64 – moltiplicatore della spesa). Questa produzione, applicando i relativi coefficienti di incidenza delle importazioni i Egitto (0,684), darebbe luogo a un valore aggiunto totale prodotto dal turismo pari a 4.334.038 euro l’anno, con un impatto sull’occupazione pari a circa 600 addetti.
Si tratta di cifre molto positive, se si considera che sono calcolate “a bocce ferme”, sulla domanda turistica attuale, senza considerarne le prospettive di sviluppo che, peraltro, non sembrano mettere a rischio il sistema naturale e le risorse dell’Oasi. Dal 2006 al 2009 gli arrivi turistici in Egitto sono aumentati del 38%, nonostante una lieve flessione nel 2009 dovuta alla crisi internazionale, con un saggio annuo di aumento di oltre l’11%. Considerando che l’Oasi di Siwa si è inserita da poco tempo nell’offerta turistica egiziana di respiro internazionale, il turismo, a Siwa, sembra avere quindi una potenzialità di impatto economico e occupazionale notevole e ancora maggiore – e probabilmente molto maggiore – in prospettiva.
Conviene, dunque, investire nel progetto di recupero del patrimonio storico-architettonico di Siwa? La sola considerazione dei benefici derivanti dal turismo internazionale può rappresentare un primo elemento di valutazione: anche facendo l’ipotesi – estremamente prudenziale – di una assenza di crescita dei flussi turistici internazionali, il Valore Attuale Netto del progetto, ossia il flusso attualizzato dei benefici derivanti dal turismo internazionale, calcolato su un orizzonte di 10 anni (vita utile minima degli interventi di restauro), ammonterebbe a oltre 22 milioni di euro (applicando tassi d’interesse correnti in Egitto). Anche a fronte di un intervento iniziale per il restauro dal costo molto elevato – i dati dicono si possa arrivare fino a 22 milioni di euro, per l’appunto – il progetto risulterebbe ampiamente sostenibile e conveniente per la collettività locale, senza considerare che gran parte del valore culturale, storico e simbolico della cittadella di Shali non è incorporabile nei valori monetari stimati.
Luigi Manfra – responsabile della ricerca di Unimed
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