La vita per le donne saudite è uno stato di costante contraddizione

01/10/2011

Original Version: Life for Saudi women is a constant state of contradiction

Tra i paradossi dell’Arabia Saudita ora vi è anche il fatto che una donna può essere eletta al parlamento, ma per andarci in auto ha bisogno di un uomo che ce l’accompagni – scrive la blogger saudita Eman al-Nafjan

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Come ci si sente a essere una donna saudita? Una domanda frequente, che ormai mi aspetto dagli estranei – anche da altri arabi. Il carattere restrittivo del sistema di tutela, la segregazione di genere, e una persistente cultura sessista, si sommano fino a creare uno stile di vita esotico e misterioso che è difficile non solo da spiegare, ma anche da comprendere.

Come spiegare il radicato paradosso del divieto di guidare per le donne ? Lo scopo del divieto sarebbe che le donne evitino situazioni che le portano a mischiarsi e ad incontrarsi con gli uomini. Tuttavia, il divieto porta poi alla necessità di assumere un estraneo e salire in macchina con lui quotidianamente.

Come spiegare l’enorme quantità di denaro che il governo spende per l’istruzione e la formazione delle donne, tanto che il 60% dei laureati in Arabia sono donne – istruire e formare tutte queste donne, sebbene le leggi sulla segregazione di genere rendano praticamente impossibile dar loro un impiego.

Come spiegare che questo è il modo di vivere che il cittadino saudita medio vuole per il proprio paese, quando chiunque salga su un aereo che lascia l’Arabia Saudita non può fare a meno di notare quanto rapidamente i passeggeri sauditi abbandonino le loro abaya e i loro manierismi conservatori?

Un paese di contraddizioni; i sauditi hanno coniato una frase in arabo per spiegare l’inspiegabile, che si traduce in “eccezionalismo saudita”. La scorsa settimana l’eccezionalismo saudita non ha deluso.

Dopo anni di campagne e petizioni saudite al re per abrogare il divieto di guidare per le donne e allentare il carattere restrittivo del sistema di tutela, il re Abdullah ha decretato la scorsa settimana che le donne saranno ammesse come membri a pieno titolo del parlamento saudita e che sarà consentito loro di votare e di candidarsi alle future elezioni comunali. Con una certa perplessità, abbiamo celebrato il decreto.

Poi, un paio di giorni dopo il decreto, una donna saudita è stata condannata a 10 frustate per aver guidato la sua auto. Sebbene alle donne sia vietato guidare, non erano mai state condannate a punizioni fisiche per questo. Di solito si firma un’impegnativa, e in casi estremi si subisce la sospensione dal lavoro e pene detentive che non durano mai più di pochi giorni.

Gli analisti politici locali ritengono che questa flagellazione fosse una sorta di reazione da parte dei tribunali giudiziari al decreto del re. E’ subito seguita una protesta nazionale e internazionale, e la donna è stata in seguito graziata, ma la contraddizione esiste ancora. Così, tra 18 mesi una donna saudita potrà divenire membro del parlamento, a condizione che il suo tutore maschio le consenta di trovare un uomo che la porti in auto fin lì.

Come spiegano i sauditi una cosa del genere? Dipende da qual è la loro posizione sulle questioni legate ai diritti delle donne. Quelli che sono favorevoli ai diritti delle donne lodano il buonsenso di emancipare le donne ai massimi livelli del processo decisionale in modo che la loro voce si faccia udire con un effetto a cascata per creare un cambiamento reale nella vita quotidiana della donna saudita media.

I membri donne del Consiglio della Shura contribuiranno a portare in primo piano temi quali i matrimoni tra bambini e il tasso di disoccupazione femminile. Tuttavia, coloro che si oppongono alla decisione la considerano come un cedimento del governo alle pressioni internazionali. Per loro, le campagne lanciate di recente da organizzazioni come Amnesty International e Change.org hanno spinto il governo ad andare contro la volontà del popolo.

In entrambi i casi, il risultato finale è lo stesso, un altro paradosso. Un altro elemento da aggiungere alla lista delle cose che rendono difficile spiegare cosa vuol dire essere una donna saudita; un’altra pietra miliare illogica nella storia saudita. L’unica coerenza è il persistere dell’ “eccezionalismo saudita”.

Eman al-Nafjan è una blogger saudita; gestisce Saudiwoman’s Weblog, un blog sulla società, la cultura, le donne e i diritti umani in Arabia Saudita; risiede a Riyadh

(Traduzione di Roberto Iannuzzi)

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