
La crescente tensione tra Israele e l’Iran sul nucleare da un lato ed il persistere del conflitto israelo-palestinese dall’altro potrebbero mieter la prima vittima: la libertà di stampa.
Infatti, sembra aumentare ogni giorno il nervosismo dello Stato ebraico, con la conseguente difficoltà di fare informazione per tutti quei cronisti chiamati a raccontare, in particolare, quanto sta accadendo in Palestina.
Stando a un recente rapporto del Sindacato palestinese dei giornalisti e degli operatori dei media, sarebbero ben 18 i casi di aggressione contro reporter nello svolgimento delle loro funzioni soltanto nel mese di luglio.
Tuttavia, è bene specificarlo, le violenze sarebbero da imputare non solo alle forze militari e di polizia israeliane ma anche alla fazione Fatah, che governa ‘de facto’ la Cisgiordania.
Abusi da parte delle forze israeliane nei confronti dei reporter si starebbero verificando settimanalmente in occasione delle marce contro il “Muro” che divide materialmente i due territori e le colonie israeliane di occupazione.
A questi episodi si andrebbero ad aggiungere arresti e detenzioni, divieti imposti alla libertà di movimento ed espulsioni dal territorio israeliano di giornalisti accusati di essere entrati illegalmente.
La circostanza è confermata da Mada, il Centro palestinese per lo sviluppo e la libertà d’informazione, secondo il quale i soldati israeliani starebbero facendo di tutto per impedire materialmente il lavoro dei cronisti sul campo, a testimonianza delle violenze sui manifestanti inermi.
“Israele ha intensificato drasticamente i comportamenti violenti contro i reporter palestinesi, prendendoli deliberatamente di mira per evitare che possano diffondere foto e immagini della brutale repressione attuata in Cisgiordania”, ha denunciato Omar Nazzal, rappresentante del Sindacato che ha comunque ribadito che “nonostante aggressioni e minacce, da qualunque parte vengano, i reporter e giornalisti palestinesi continueranno nella loro missione, trasmettendo ovunque le immagini e le testimonianze della brutalità israeliana”.
A tale proposito, il direttore generale del MADA, Moussa Rimawi, ha fatto appello alla comunità internazionale affinché protegga i manifestanti e i giornalisti nella regione, confermando a sua volta quanto anticipato da un rapporto pubblicato a inizio settembre dal gruppo israeliano per i diritti umani B’Tselem, che affermava che l’esercito israeliano nega sistematicamente il diritto alla protesta.
Ultimo episodio in ordine di tempo è quello del 4 novembre scorso quando le forze militari israeliane hanno intercettato in acque internazionali due navi dirette verso la Striscia di Gaza nel tentativo di rompere l’assedio, procedendo all’arresto di 27 attivisti, tra cui cinque giornalisti.
Tre di essi, sono stati espulsi da Israele il giorno successivo mentre gli altri due sono ancora detenuti.
Le autorità israeliane – ha denunciato uno dei reporter rilasciati – hanno chiesto ai giornalisti di firmare un documento in ebraico in cui riconoscevano di essere entrati in Israele illegalmente e veniva proibito loro di ritornare per i prossimi dieci anni.
Circostanza, questa, testimoniata anche da Reporter Senza Frontiere che, da parte sua, ha condannato con fermezza l’accaduto.
Nuccio Franco














Delicious