Iraq e Siria – Le ragioni di un nuovo allineamento regionale

20/02/2012

Original Version: Motives for a new regional alignment

Il rapporto fra Baghdad e il regime di Damasco si è rafforzato dopo lo scoppio della rivolta in Siria e il ritiro delle truppe americane dall’Iraq – scrive l’accademico siriano Marwan Kabalan

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In un momento in cui la maggior parte degli ex amici ed alleati del regime siriano lo stanno abbandonando a causa del brutale approccio da esso utilizzato per soffocare il movimento di protesta, l’Iraq, che non può in alcun modo essere considerato un amico della Siria, sta diventando – ovviamente accanto all’Iran – il principale sostenitore dell’assediato governo siriano. Attualmente, l’Iraq costituisce il più grande mercato per le merci prodotte in  Siria, e sta così offrendo uno scudo contro le sanzioni arabe ed europee.

Politicamente, Baghdad sta fornendo una rete di sicurezza al regime siriano sempre più isolato, in particolare nel mondo arabo. Dal punto di vista logistico, a seguito del ritiro degli Stati Uniti alla fine dello scorso anno, l’Iraq ha compensato la perdita della Turchia come principale via di terra che collega il regime siriano alla sua solida base di sostegno in Iran. Data la storica animosità tra Damasco e Baghdad, il comportamento del governo iracheno deve apparire sconcertante. Eppure, venire in soccorso di un nemico regionale di vecchia data è qualcosa di non del tutto sconosciuto nel comportamento politico, sebbene debba avere ragioni molto forti per verificarsi.

Da quando sono emersi come Stati moderni dopo il crollo dell’Impero Ottomano all’inizio del XX secolo, la Siria e l’Iraq non hanno potuto sviluppare significative relazioni amichevoli. Al contrario, i loro rapporti sono stati pieni di timori e di sospetti soprattutto dopo che i due paesi hanno ottenuto la loro indipendenza dalle potenze coloniali europee. Le relazioni si deteriorarono quando le due ali del partito Baath presero il potere a Damasco e Baghdad negli anni ‘60.

Nei successivi tre decenni, le relazioni siro-irachene furono improntate alla sfiducia e all’antagonismo, e segnate da numerosi reciproci tentativi di scalzare i rispettivi governi. La Siria appoggiò l’Iran nei suoi otto anni di guerra contro l’Iraq, mentre l’Iraq sostenne le fazioni libanesi anti-siriane durante la guerra civile nel paese dei cedri.

Tuttavia, i due regimi ebbero una caratteristica comune: un estremo pragmatismo. Così, a partire dal 1997, la Siria e l’Iraq cominciarono a considerarsi l’un l’altro come possibili alleati. In risposta all’ascesa al potere della destra israeliana e al conseguente fallimento del processo di pace, il defunto presidente siriano Hafez al-Assad iniziò cautamente, ma incessantemente, a sviluppare i rapporti con l’Iraq. Il riavvicinamento accelerò dopo l’arrivo al potere del presidente Bashar al-Assad, essendo venuta a mancare l’animosità personale che aveva segnato il rapporto tra Saddam Hussein e il padre Hafez.

Successivamente, la Siria cercò di rafforzare i suoi legami politici ed economici con l’Iraq, facendo tuttavia attenzione a non provocare l’amministrazione Bush. Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti, Damasco fornì a Washington informazioni ‘preziose’ su alcuni attivisti islamici. In cambio, Washington chiuse un occhio di fronte al contrabbando di petrolio iracheno attraverso la Siria. Questo tacito accordo però non durò a lungo, visto che in Afghanistan il regime talebano crollò rapidamente e l’Iraq finì al centro della politica statunitense in Medio Oriente.

In una regione ancora fortemente dominata da un approccio di realpolitik e da un delicato equilibrio di forze, la Siria temette che un governo appoggiato dagli USA a Baghdad l’avrebbe quasi certamente posta tra due potenze ostili: Israele e un Iraq filo-americano. La Siria dunque considerò la guerra come un tentativo di ridisegnare a suo svantaggio la mappa politica della regione, e valutò con particolare preoccupazione  l’impatto che la possibile disintegrazione dell’Iraq avrebbe avuto sulla propria minoranza curda.

Per la maggior parte degli otto anni di occupazione americana in Iraq, i funzionari iracheni accusarono costantemente la Siria di cercare di compromettere la stabilità del paese nell’era post-Saddam. In effetti, fin dal primo giorno dell’invasione americana, la Siria cercò di adattarsi al cambiamento strategico che aveva reso gli Stati Uniti una potenza ‘mediorientale’. La posizione della Siria non era basata sul panarabismo, sulla fraterna simpatia nei confronti di un paese arabo o sull’appartenenza all’ideologia baathista, ma piuttosto su misure pragmatiche direttamente connesse al suo dilemma di sicurezza ed ai suoi interessi economici.

Dopo 24 anni di interruzione, la ripresa delle relazioni diplomatiche tra Damasco e Baghdad nel 2006 non migliorò molto i rapporti bilaterali. Essi si rafforzarono solo nel marzo 2010, quando la Siria, sotto la pressione iraniana, appoggiò il tentativo del primo ministro iracheno Nouri al-Maliki di ottenere un secondo mandato, e diversi accordi commerciali aumentarono gli investimenti siriani in Iraq.

Così, quando il movimento di protesta scoppiò in Siria un anno dopo, al-Maliki, ancora una volta sotto la pressione iraniana, sostenne il regime siriano, illustrando fino a che punto la posizione dell’Iraq in Medio Oriente si fosse spostata verso un asse guidato dall’Iran.

Nel corso degli ultimi mesi, Baghdad ha ospitato numerose delegazioni di funzionari governativi e uomini d’affari siriani per discutere il rafforzamento dei legami economici, compresa la costruzione di un gasdotto che dall’Iran giungerebbe in Siria attraversando l’Iraq.

Il miglioramento delle relazioni tra i due vicini arabi costituisce oggi la pietra angolare di un nuovo allineamento regionale, che ha cominciato a prendere forma in seguito alla scoppio della rivolta siriana e al ritiro delle forze USA dall’Iraq.

Il campo avverso a questo nuovo schieramento in Medio Oriente è guidato dalla Turchia, e comprende la Stati arabi del Golfo e la Giordania. Il futuro della regione sarà definito dall’esito di questo conflitto.

Marwan Kabalan è preside della Facoltà di Diplomazia e Relazioni Internazionali dell’Università di Kalamoon, con sede a Damasco

(Traduzione di Roberto Iannuzzi)

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