Il Vertice arabo in Iraq – Mission Impossible in ‘Fortress Baghdad’?

26/03/2012

Original Version: Will it be Mission Impossible in ‘Fortress Baghdad’?

In vista del Vertice arabo che si terrà in una Baghdad trasformata in fortezza, l’interrogativo che affiora sulle labbra di molti è: cosa ci viene a fare la Lega Araba in Iraq? – scrive il giornalista Shakir Noori

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C’è qualcosa tra l’Iraq e la Lega Araba. Ogni volta che questi due soggetti si incontrano per ospitare la più visibile ed estesa dimostrazione di unità araba, l’atmosfera è viziata da una seria controversia o da qualcos’altro. La prima volta che Baghdad ospitò il Vertice nel 1978, il mondo arabo era in stato di shock per l’accordo di pace di Camp David tra Egitto e Israele. Dodici anni dopo, nel 1990, l’Iraq aveva gli occhi puntati sul Kuwait in preparazione della successiva invasione di questo paese confinante, gettando un’ombra scura sul Vertice.

Durante il percorso di avvicinamento al Vertice della Lega Araba che si terrà a Baghdad dal 27 al 29 marzo, devastanti esplosioni hanno ucciso oltre 50 persone la scorsa settimana in Iraq. Questo Vertice promette di essere il più importante di tutti. E’ il primo Vertice da quando è sbocciata la Primavera Araba, rovesciando quattro regimi dittatoriali (in Tunisia, Egitto, Libia e Yemen (N.d.T.) ), dilaniandone un quinto (in Siria (N.d.T.) ), e in generale immergendo l’intera nazione araba in una profonda riflessione sullo stato attuale delle cose.

L’Iraq stesso, che ospita il vertice, ha intrapreso un viaggio lungo un percorso sconosciuto, sotto un governo emerso da un’elezione popolare, dopo un decennio di sconvolgimenti, di occupazione e di violenza indicibile. Le divisioni settarie, che Saddam Hussein sfruttò così abilmente per dominare il paese per trent’anni, continuano a tormentare la popolazione. Vi sono alcuni segmenti scontenti della società irachena che vorrebbe sconvolgere il Vertice di questa settimana.

In vista di questo evento, il governo iracheno ha chiuso l’aeroporto di Baghdad a tutto il traffico aereo ad eccezione dei voli legati al Vertice, e ha dispiegato circa 100.000 agenti della sicurezza, trasformando virtualmente la capitale in una fortezza. Già questo avvolge l’evento in un clima di alta tensione che ha afflitto l’Iraq per anni, sollevando dubbi sulla sensatezza di tenere il Vertice in questo momento.

Tuttavia, un interrogativo ancora più grande che affiora sulle labbra di molti è: cosa ci viene a fare la Lega Araba in Iraq? Dov’era la Lega quando l’Iraq veniva dilaniato dall’occupazione guidata dagli Stati Uniti, che liberò il paese da un dittatore, ma pose gli iracheni gli uni contro gli altri in un infinito spargimento di sangue? Dov’erano i paesi arabi?

Il concetto di ‘ruolo arabo’ in Iraq è quasi inesistente, e il disaccordo sugli eventi susseguitisi nel paese negli ultimi nove anni rimane forte tra i paesi membri della Lega, escludendo la possibilità che essi possano giocare  un ruolo costruttivo nel promuovere la pace in Iraq. Ancor prima che i leader arabi si riuniscano nella città presidiata di Baghdad, si tende a escludere qualsiasi eventualità del genere.

Compromesso interno?

Il Vertice potrà scansare l’Iraq, ma sarà comunque legato a due questioni importanti: la Primavera Araba, e la ristrutturazione della Lega Araba al fine di renderla più efficace, soprattutto sulla scia delle aspettative popolari alimentate dalle rivolte. E naturalmente c’è la Palestina, l’eterna causa degli arabi. Ci si può aspettare che questi temi figureranno nella Dichiarazione di Baghdad insieme alle aspirazioni dei popoli.

Ma sono le sfide a cui deve far fronte il paese ospitante che, più di ogni altra cosa, metteranno alla prova le abilità diplomatiche dei leader arabi. Le speranze di convincere le profondamente divise e altamente politicizzate fazioni irachene ad avviare un qualsiasi tipo di cooperazione sono ridotte al lumicino, se del tutto esistono. La situazione sul terreno rimane troppo avvelenata per permettere a scenari di compromesso nazionale o di “do ut des” di prendere piede.

In ogni caso, qualsiasi ruolo arabo in Iraq sarà influenzato dalle posizioni che la Lega adottò prima e dopo il 2003, l’anno della invasione guidata dagli USA. Prima di tale evento, la Lega Araba era fermamente contraria all’uso della forza militare contro il regime di Saddam, a prescindere dalla minaccia che esso rappresentava per i vicini. Nei primi tre anni dopo l’occupazione, la Lega ritenne gli Stati Uniti responsabili della salvaguardia dell’unità e dell’integrità territoriale dell’Iraq.

Successivamente, mentre gli iracheni in modo malfermo e vacillante costruivano la loro facciata democratica, convocavano le elezioni e cominciavano a mettere insieme un sistema di governo federale, la risposta collettiva araba rimaneva debole. Vi erano preoccupazioni per le ricadute dell’esperimento iracheno. Mancava una strategia coerente per affrontare la situazione, ed emersero divisioni tra sostenitori e oppositori del nuovo Iraq.

Per fortuna si sono registrati dei miglioramenti, in particolare nella situazione di sicurezza nel paese. La riapertura delle missioni diplomatiche arabe a Baghdad, e le iniziative diplomatiche irachene per ristabilire le relazioni interrotte, alla fine hanno portato la Lega Araba ad acconsentire al prossimo Vertice.

Secondo l’opinione di molti, è nell’interesse della Lega Araba serrare i propri ranghi in vista dell’imminente confronto tra gli Stati Uniti e l’Iran, la cui influenza nell’Iraq di oggi è allarmante. Anche gli americani vorrebbero assistere al successo del Vertice arabo di Baghdad, visto che esso giunge appena tre mesi dopo il ritiro delle truppe americane.

Per il primo ministro iracheno Nouri Al-Maliki ospitare il resto del mondo arabo sarebbe un modo sicuro per rafforzare la legittimità del suo governo e sancire la sua capacità di imbrigliare – se non di controllare del tutto – i gruppi armati in Iraq. La possibilità di giungere ad una riconciliazione nazionale, tuttavia, rimane sfuggente.

Tarek Al-Hashemi, il dissidente e fuggitivo vicepresidente, che è accusato dal governo di aver  sponsorizzato il terrorismo, ha lasciato intendere che sarebbe felice se i leader del Vertice rifiutassero di partecipare a causa della situazione di sicurezza nel paese. Iyad Allawi, leader della lista Iraqiya e acerrimo rivale di Al-Maliki, ha minacciato di presentare ai leader del Vertice un memorandum in cui si elencano una serie di questioni irrisolte, tra cui i fallimenti nella gestione della sicurezza, gli arresti arbitrari, l’emarginazione degli oppositori e così via.

Il sovraccarico di problemi riguardanti l’Iraq dovrebbe essere per i leader arabi motivo sufficiente per prendere le distanze dalle dispute di politica interna e cercare una strategia globale ed inclusiva per rapportarsi con la nazione ospitante. Un Iraq unito non è incompatibile con un sistema federale, e questo è un messaggio che ci si aspetta emerga dalla Dichiarazione di Baghdad in maniera inequivocabile. Un Iraq forte è di vitale importanza per portare stabilità nella Lega Araba in un momento in cui un membro importante, la Siria, rimane espulso dalla Lega, e vi è incertezza politica ovunque.

Vi è però ragione di credere che tenere a ‘Fortress Baghdad’ il primo Vertice della Lega dopo lo scoppio delle rivolte della Primavera Araba, mentre è in corso una grave crisi politica e di sicurezza, possa rivelarsi una ‘mission impossible’. I popoli arabi meritano qualcosa di meglio.

Shakir Noori è un giornalista residente a Dubai

(Traduzione di Roberto Iannuzzi)

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