Come l’Iran e la Turchia si vedono l’un l’altro

16/04/2012

Original Version: How Iran and Turkey See Each Other

Attualmente Teheran vede la Turchia, ancorata alla NATO e allo stesso tempo orientata verso il Medio Oriente, come una sfida agli interessi iraniani più seria di quella rappresentata dalla Turchia meramente filo-occidentale di un decennio fa – scrive l’analista turco Soner Cagaptay

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Venerdì il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan si è recato in visita a Riyadh. La crisi siriana era al centro dell’agenda dei colloqui, e l’Iran avrà di certo esaminato attentamente ogni affermazione fatta da Erdogan e dai suoi ospiti sauditi. Benvenuti nel nuovo Medio Oriente, che sempre più comincia a sembrare troppo piccolo per accogliere sia la Turchia che l’Iran.

È questo il motivo per cui le relazioni turco-iraniane rimangono estremamente difficili, anche dopo che Teheran ha accettato a malincuore Istanbul come sede del rinnovato ciclo di colloqui tra l’Iran e il gruppo dei P5 +1. La controversia principale tra Ankara e Teheran è incentrata sul futuro del regime di Assad a Damasco. L’Iran considera un eventuale allontanamento di Assad come una grave perdita a livello geopolitico, mentre Ankara è impegnata a costruire l’opposizione contro Damasco.

Dal punto di vista di Teheran, il disaccordo con la Turchia riguardo alla Siria rappresenta una frattura incolmabile. Ma il dibattito a Teheran si è sviluppato, e ora verte sull’interrogativo se l’Iran possa permettersi di lasciare che i rapporti con Ankara si deteriorino ulteriormente.

Malgrado la Siria, gli iraniani sanno che la Turchia può ancora essere utile nel contesto dell’impasse tra l’Iran e l’Occidente. In primo luogo, in un mondo in cui l’Iran ha pochi amici, la volontà turca di fungere da mediatore è riconosciuta come preziosa dai diplomatici a Teheran.

In secondo luogo, la Turchia ha finora essenzialmente applicato le risoluzioni delle Nazioni Unite riguardanti le sanzioni contro l’Iran. Sebbene vi siano segnali che Ankara si sta apprestando ad implementare anche le sanzioni USA, Teheran tuttavia mantiene la speranza. Dal punto di vista di Ankara, la posizione turca sulle sanzioni riguarda direttamente i propri interessi, visti i legami economici tra i due paesi. Dal punto di vista di Teheran, ciò può essere un utile strumento con cui aggirare le pressioni occidentali.

Il dibattito iraniano su come orientare le relazioni con Ankara ha due filoni principali. Il primo gruppo è costituito in gran parte da sostenitori della linea dura vicini alla Guida Suprema Ali Khamenei. Essi vedono la rivalità con la Turchia come un “gioco a somma zero”, e ammoniscono che vi saranno ulteriori tensioni con Ankara. Ad esempio, essi avvertono che la Turchia e gli Stati arabi sunniti si stanno mobilitando per indebolire l’élite politica sciita di Baghdad che appoggia il primo ministro Nuri al-Maliki, e intendono invece rafforzare una coalizione composta da interessi sunniti iracheni e (sunniti) curdi. In altre parole, la sfida di Ankara agli interessi iraniani non si limita alla Siria, ma si estende all’Iraq e oltre.

Il secondo gruppo è costituito da burocrati iraniani che rifuggono dalla visione del “gioco a somma zero”, e non ritengono consigliabile che le manovre regionali dell’Iran siano basate su calcoli settari. Essi tendono a sottolineare l’utilità della Turchia come mediatore e come partner economico, e sottolineano che è sciocco per Teheran aspettarsi che i turchi si accordino in ogni momento agli interessi iraniani. In altre parole, Teheran dovrebbe avanzare le proprie richieste in maniera realistica e, soprattutto, evitare di allontanare la Turchia.

Quanto alla Turchia, la sua crescita economica e la sua ascesa regionale sotto il Partito “Giustizia e Sviluppo” (AKP) l’hanno resa una potenza in Medio Oriente. Inizialmente i turchi non erano interessati a competere con gli iraniani, e le relazioni tra Ankara e Teheran sembravano abbastanza cordiali. Tuttavia i recenti sviluppi – dalla rivolta siriana alle convulsioni settarie in Iraq – hanno reso Ankara il principale sfidante di Teheran.

Le opposte visioni sulla Siria non hanno fatto altro che sommarsi alle fratture sull’Iraq, dove la Turchia e l’Iran hanno sostenuto fronti opposti. A partire dalle prime elezioni democratiche irachene nel 2005, l’Iran ha sostenuto il partito sciita “Dawa” di al-Maliki, mentre la Turchia ha appoggiato il movimento laico pan-iracheno di Iyad Allawi.

Secondo Ankara, Maliki ha represso le fazioni appoggiate dalla Turchia, emettendo un mandato d’arresto nei confronti di Tariq al-Hashimi, vicepresidente iracheno e leader della comunità sunnita del paese, segnando una vittoria per Teheran e costruendo un governo dominato dagli sciiti.

Attualmente Teheran vede la Turchia, ancorata alla NATO e allo stesso tempo orientata verso il Medio Oriente, come una sfida agli interessi iraniani più seria di quella rappresentata dalla Turchia meramente filo-occidentale di un decennio fa. Dal canto suo, Ankara vede sempre più un “asse sciita” formato dall’Iran e dai suoi alleati come la sfida più grande alle ambizioni turche in Medio Oriente.

Soner Cagaptay è senior fellow presso il Washington Institute for Near East Policy, ed è autore di “Islam, Secularism and Nationalism in Modern Turkey: Who Is a Turk?”

(Traduzione di Roberto Iannuzzi)

One Response to “Come l’Iran e la Turchia si vedono l’un l’altro”

  1. Pierpaolo scrive:

    Non viene nemmeno nominato quello che è di gran lunga il problema maggiore: l’installazione di missili antibalistici USA sul territorio turco.
    Un problema che accomuna Iran e Russia, anche se maggiormente sentito dalla Russia.
    La Russia sostiene la Siria principalmente in funzione anti turca, anche se commentatori turchi del livello di Soner Cagaptay non l’anno ancora capito, è l’Iran è ben contento di assecondare la Russia.
    In compenso l’Iran ha ottenuto un atteggiamento più condiscendente da parte di Russia e Cina ai recenti colloqui 5+1 tenutisi – per somma ironia – proprio ad Istambul.
    Mi pare chiaro che l’Iran persegue una politica di “zero problemi” con entrambi i due paesi confinanti: Russia e Turchia. Ma penso sia altrettanto comprensibile che se messo nella condizione di dover obbligatoriamente scegliere tra Russia e Turchia la scelta non può essere che per la Russia. messa a confronto, la Turchia non conta nulla. Ubi maior minor cessat.

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