L’IRAN, LA PRIMAVERA ARABA, E LA “GUERRA INFINITA”

Intervista a Giulietto Chiesa

Giulietto Chiesa. Chi legge questo nome sa benissimo che si tratta di uno dei più grandi giornalisti italiani, notoriamente esperto di politica estera. Per tanti anni è stato corrispondente dell’Unità  e della Stampa dalla Russia, ed ha collaborato con numerose testate giornalistiche italiane ed estere. E’ sempre stato molto attento a tutto quello che è successo nel mondo dopo gli attacchi terroristici dell’ 11 Settembre 2001 negli Stati Uniti. Nel corso degli ultimi anni, di avvenimenti importantissimi in politica estera ne sono successi tanti. Dalle “primavere arabe “ alla dichiarazione di Obama di aver eliminato Osama Bin Laden, dalla scomparsa a Gaza di Vittorio Arrigoni sino alle recenti tensioni, sempre più forti, tra Israele ed Iran. Su tutto ciò abbiamo raccolto la sua opinione, chiedendogli come prima cosa quanto concrete siano le possibilità che si verifichi un conflitto tra Israele ed Iran. E su questo Chiesa ha le idee chiare :

“La prima cosa che bisogna dire è che non vi sono due nazioni che possono arrivare a una guerra, vi è soltanto una nazione che vuole fare guerra all’altra, e si chiama Israele. Non mi risulta che  l’Iran abbia mai minacciato Israele di un attacco militare, mi risulta in contrario. Vi è un paese che da anni ormai annuncia che è intenzionato ad attaccare militarmente l’Iran, e questo paese è Israele. La seconda cosa che va detta è che i dirigenti di Israele hanno ribadito di avere  la certezza che l’Iran sta costruendo la bomba atomica, e per questo è necessario attaccarlo. E lo faranno per distruggere le postazioni militari iraniane, insieme ai  suoi siti dove viene arricchito l’uranio. Questa dichiarazione va presa molto sul serio, come ha detto anche  il presidente americano Barack Obama. Gli Stati Uniti non vorrebbero assolutamente essere coinvolti in questo momento in una simile guerra. Sia per ragioni tattiche, perché gli americani sono in piena campagna elettorale, sia perché a Washington molti dirigenti, sia dei servizi segreti che del Pentagono, non sono convinti che una guerra all’Iran sarebbe vantaggiosa . Ma vi è anche chi negli Stati Uniti pensa esattamente il contrario, ovvero la possente squadra dei ‘neocon’ e le lobby israeliane. Penso quindi che un attacco all’Iran sarà del tutto probabile nel corso sia di questo, ma anche del prossimo anno”.

Lei è stato per tanti anni in Russia come giornalista, e conosce bene questo paese e la sua politica estera. Nel caso si verificasse un conflitto tra Iran e Israele, quali posizioni avrebbe la Russia secondo lei?

“La Russia farà soltanto una cosa: affermerà che è contraria a questa guerra, e cercherà di affermare la necessità di negoziare con l’Iran per dissuaderlo dal dotarsi di una bomba atomica. Si limiterà a fare dichiarazioni diplomatiche ostili e negative a questa guerra, non darà mai alcuna autorizzazione formale e giuridica a un attacco del genere. Il che vuol dire che, se gli Stati Uniti cercassero di ricorrere ad una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, la Russia porrebbe il veto, come farebbe certamente anche la Cina. Ma naturalmente da qui al momento dell’attacco molte cose possono accadere anche ‘sotto il tappeto’ come si diceva un tempo. Ci saranno operazioni sottobanco, per vedere quali armi potrà adoperare l’Iran per difendersi dall’aviazione israeliana e dai sui missili. E la Russia lavorerà anche per evitare il ‘contagio’ , anche nucleare, che questa guerra potrebbe produrre. La Russia sarebbe preoccupata perché si tratterebbe di un conflitto vicino ai sui confini. La battaglia politica e diplomatica sarebbe aspra, ma la Russia non potrà fare più di questo, limitandosi a ribadire la sua riprovazione per questa guerra”.

Durante lo scorso anno ci sono stati avvenimenti epocali per il mondo arabo, con la caduta di Ben Ali, Mubarak e Gheddafi; e poi c’è la Siria, dove imperversa una guerra civile che mette sempre di più in pericolo il potere di Assad. Molti hanno definito tutto questo come la “primavera araba” verso la democrazia. Secondo lei in questi paesi è avvenuto davvero un cambiamento, o hanno solo cambiato il proprio padrone?

“La situazione in questi paesi è molto differenziata. La Tunisia di oggi, ad esempio, non è l’Egitto di oggi. Ed altri paesi arabi come Marocco ed Algeria sono ancora in cammino verso questa direzione. Non vi è quindi un minimo comun denominatore in tutto questo. Il giudizio politico che io posso dare e che si è trattato sicuramente una sollevazione popolare. Il popolo arabo è cambiato. Ed è cambiato moltissimo dal punto di vista demografico, e questo credo sia la causa principale della primavera araba. Sono ormai diventate adulte generazione nuove , che hanno una diversa percezione del mondo, anche perché milioni di giovani arabi vedono l’Occidente su migliaia di televisioni, e si domandano perché loro dovrebbero vivere male quando l’Occidente vive ancora molto meglio. Vi è stata quindi una grande sollevazione, non per avere la democrazia, perché non credo che questo sia stato il loro obiettivo, in quanto questi popoli non conoscono la democrazia e la libertà. Cercano il benessere che vedono negli altri popoli. Questo credo sia stato l’elemento genuino della primavera araba, che ritengo ci sia stata. Ed è anche accaduto, come sempre accade, che i poteri forti che esistono nel mondo, i quali difendono sempre attentamente i propri interessi, sono intervenuti per cambiare il corso degli avvenimenti. Hanno forzato e cambiato la primavera araba, stravolgendola. Anche in Libia vi è stata all’inizio una primavera araba, che è stata repressa da Gheddafi. Ma immediatamente su tutto questo si è inserita una gigantesca provocazione da parte di Francia e Gran Bretagna, e con la regia degli Stati Uniti, per utilizzare la stessa primavera per difendere i propri interessi in funzione conservatrice. Ed è quello che è successo. Gheddafi è stato ucciso ed al suo posto sono stati portati al potere dei veri e propri banditi, in gran parte estremisti islamici e qaedisti. La Libia è stata spezzata in due, e la sua unità nazionale è stata smembrata. In Egitto gli americani hanno aiutato i militari ad andare al potere, ma la situazione in questo paese non è affatto risolta. In Siria è in corso una guerra a bassa intensità, ormai diventata guerra civile, che tende a far cadere Assad. Non è un caso che le guerre civili più pesanti si siano verificate in Libia e Siria, gli unici due paesi del Mediterraneo che non facevano parte del dispositivo militare della Nato. E’ chiarissimo che dietro le ‘cosiddette’ rivolte popolari libiche e siriane vi sono interessi occidentali molto forti, che ambiscono  ad occupare questi paesi in forma neocoloniale per avere il predominio su tutto il Medio Oriente”.

Il 14 Aprile 2011 Vittorio Arrigoni, volontario italiano dell’ ISM, veniva ucciso a Gaza. Dopo più di un anno non sono state ancora chiarite le circostanze in cui ha perso la vita, complice anche un processo lento, e con gli imputati che tendono a scaricare tutte le colpe su Abdel Rahman Breizat, l’organizzatore del rapimento di Vittorio, poi ucciso da Hamas in un conflitto a fuoco. Secondo lei cosa è successo davvero nella notte tra il 14 ed il 15 Aprile 2011 ?

“Qui mi limito a fare una citazione. Pasolini quando accusava la Democrazia Cristiana di essere all’origine della vocazione antropologica dell’Italia, diceva : ‘Io non ho le prove, ma so’. E lo ripeto anche io. Io non ho le prove, ma so che dietro l’omicidio di Vittorio Arrigoni ci sono i servizi segreti israeliani. E’ una punizione che è stata meditata, pensata a diverse riprese contro una persona che dava fastidio e che era diventata molto ingombrante. Per chi? Solo per Israele. In questo caso il ‘cui prodest’ è chiarissimo: Israele aveva intenzione di prendere di petto questa situazione. Non tanto perché Arrigoni poteva modificare i rapporti di forza, non è questo il problema. Il problema è che il  potere  agisce sistematicamente non una volta alla settimana o una volta al mese, ma ventiquattr’ore su ventiquattro. Il potere intende a volte dare delle lezioni, che sono anche dei preavvisi. In questo caso Vittorio Arrigoni è stato usato come un preavviso generale: ‘Attenzione, a tutti quelli che faranno come lui, sono prima o poi destinati a morire’. La tinteggiatura dell’omicidio di Arrigoni con il verde dei salafiti inganna soltanto coloro i quali non hanno mai saputo capire nulla del ‘potere’, del grande potere internazionale, quello che determina i destini delle guerre e della pace in tutto il mondo. Chi capisce, sa che i salafiti sono la tinteggiatura del potere. Ed il tutto si inquadra in modo così complicato e corrotto, come il fatto che è una parte dei vertici palestinesi che è stata corrotta dal potere americano. Un grande generale cinese di qualche millennio fa affermò che per vincere una guerra bisogna ‘comprare’ i generali avversari. In questo caso funziona. Ad esempio, una parte di Al Fatah è stata letteralmente comprata, e tutta la sua intera struttura militare è in mano agli Stati Uniti. E bisogna solo capire che alcuni sbandati fanatici salafiti, che definirei solo degli imbecilli, sono stati letteralmente comprati. Ed io penso che sia esattamente quello che è accaduto. Se non si capisce tutto questo è inutile fare qualsiasi altra analisi politica.

Nel Maggio del 2011 il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha annunciato a tutto il mondo l’esecuzione del capo di Al-Qaeda Osama Bin Laden, che sarebbe stato ucciso, in circostanze ancora poco chiare, ad Abbottabad, in Pakistan. La sua morte cambierà qualcosa nella politica americana della “guerra al terrorismo” in tutto il mondo?

“Non credo che cambierà nulla.  Ed è necessario innanzitutto dire che Osama Bin Laden non è stato ucciso lo scorso Maggio ad Abbottabad. Su questo ripeto ancora la frase di Pasolini. La versione offerta non resiste alla minima delle verifiche. Tutto è palesemente contradditorio. Aggiungo un piccolo particolare: oltre ad aver fatto scomparire il corpo, che è stato ufficialmente inabissato in mare, è stata rasa al suolo la casa di Abbottabad, che non c è più. In questo modo nessuno potrà ricostruire quello che è davvero successo. Il gruppo dei Navy Seals che ha condotto l’attacco di Abbottabad è scomparso in Afghanistan lo scorso Agosto dopo un incidente con un elicottero. I testimoni sono stati quindi liquidati, la documentazione è inesistente. E tutto questo ci fa capire come la verità storica non sarà più ricostruibile. Per questo, io mantengo il mio diritto ad avere tutti i dubbi possibili sulla vicenda. Cambierà qualcosa? No, proprio nulla. Osama Bin Laden era il bersaglio che doveva essere ben visibile a tutti, lo ‘straccio verde’, che viene agitato al posto di quello rosso davanti agli occhi del toro, che siamo tutti noi. L’interesse degli Stati Uniti è quello della prosecuzione della guerra infinita, che è l’unico modo per oscurare l’evidenza che l’impero americano sta tramontando sotto gli occhi di tutti. E un impero che sta tramontando ha l’interesse a mantenere il caos più totale. Spesso i commentatori di sinistra, che sono i più ingenui che conosca, continuano a dire che non ci saranno altre guerre perché gli Usa non hanno la forza per poter vincere. E’ un osservazione di una totale imbecillità, perché significa non aver capito che la guerra oggi , nel ventunesimo secolo, e in tutta questa fase storica che attraversiamo, non serve più per essere vinta. Nessuno propone guerre per vincerle. Si fanno guerre per causare il caos permanente. La guerra , dunque, non si può misurare sulle probabilità di vittoria, bisogna valutare la guerra sulla quantità di caos che essa produce. Per questo, non ci sarà alcun cambio di marcia da parte degli Stati Uniti. Ci potrebbe essere un cambio di marcia da parte degli americani solo se avessero la possibilità di ripristinare il dominio mondiale che hanno avuto nel ventesimo secolo. Ma questo non è più possibile, perché esistono nel mondo degli interlocutori che ormai sono contro gli Stati Uniti. Uno di questi protagonisti si chiama Cina. La crisi degli Usa non è finita, e la ‘guerra infinita’ continua”.

Nicola Lofoco, laureato in Scienze politiche, è giornalista free lance dal 2000; si è occupato per diverso tempo di radio e tv; oltre ad aver collaborato con diverse testate online, è stato nella redazione de L’ Unità, La  Rinascita, e del Riformista dove si è occupato di politica estera

3 Responses to “L’IRAN, LA PRIMAVERA ARABA, E LA “GUERRA INFINITA””

  1. Ugo Tramballi scrive:

    Ne dice di puttanate in poche righe il mio caro vecchio amico Giulietto (siamo stati corrispondenti a Mosca insieme). Lui ha il diritto e la libertà di dirle. Quello che mi stupisce è l’intervistatore. L’intervista non è uno spazio da riempire: prego, il microfono è aperto, dica quello che crede. Fermo restando il dovere di lasciar esprimere il pensiero dell’intervistato, il giornalista deve reagire, controbattere. Quello che ho letto era un comizio intitolato Teoria della Cospirazione. Uno scarso servizio alla comprensione. Cordialmente,
    Ugo Tramballi

  2. Persio scrive:

    Ugo Tramballi critica le tesi di Chiesa, come è suo diritto, ma lo fa senza avvertire il bisogno di fornire alcuna argomentazione a supporto e senza indicare quali di quelle tesi, e perché, ritiene “puttanate”.

    La differenza tra Chiesa e Tramballi è che mentre Chiesa espone delle tesi articolando un discorso coerente e sforzandosi di farle aderire alla realtà dei fatti, a Tramballi basta, almeno così lui crede, definirle puttanate.

    Ha il diritto di farlo: anche a Tramballi è riconosciuto il diritto di esprimersi, ma anche il lettore ha il diritto di giudicare Tramballi e le sue tesi, anche se le lascia sottintese.

    La tesi di Tramballi è che non è lecito elaborare una propria idea su certi fatti che non sia fondata sulla verità ufficiale; che se qualcuno: giornalista o semplice cittadino, non si attiene alle notizie provviste di imprimatur dell’Autorità scrive, o pensa, “puttanate”.

    Voglio ricordare un solo caso a Tramballi: le armi di distruzione di massa di Saddam. Fui tra quelli che non credettero alle “prove” sbandierate dall’amministrazione Bush, nemmeno alla prova “concreta” agitata da Powell.

    Non ci credetti perché, come fa Chiesa, ho raffrontato le prove, la verità ufficiale, con la cornice fattuale dei rapporti USA Iraq e con la storia e i fatti pregressi che riguardavano quel regime e quel paese. Ebbene: le armi di distruzione di massa mi risultarono incoerenti con la cornice, come una tessera di un puzzle a cui è impossibile trovare un incastro, che dunque è spuria.

    Secondo Tramballi non avrei dovuto farlo, e se avessi dato retta a giornalisti come lui non avrei avuto altro da fare che dare il mio supporto alla guerra imperialista contro l’Iraq basata su prove false. Sono lieto di non aver partecipato, nemmeno semplicemente annuendo, a quel massacro di persone e di diritto.

    Tutto sommato non mi disturba pensare che Tramballi avrebbe giudicato “puttanate” anche le mie opinioni.

  3. Fabio scrive:

    Ottimo Tramballi e la sua critica all’insopportabile saccenteria di Chiesa e al suo Complottismo Unico Globale di cui lui solo capisce gli arcani misteri…

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