07/05/2012
Original Version: Israeli elections must become a referendum on Iran
Netanyahu sta ponendo fine al suo governo e convocando elezioni anticipate, non perché il suo governo sia in crisi ma, in una sorta di spericolata partita a scacchi, per anticipare le elezioni americane e avere le mani libere per colpire l’Iran – sostiene l’analista israeliano Ari Shavit
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Parliamo di fatti.
Fatto n ° 1: La persona che sta smantellando la coalizione del primo ministro Benjamin Netanyahu è lo stesso Benjamin Netanyahu. Non sono le minacce del ministro degli esteri Avigdor Lieberman, né le pressioni del ministro degli interni Eli Yishai, che la stanno demolendo. Né vi è la paura di Shaul Mofaz o Shelly Yacimovich dietro lo scioglimento della Knesset.
Netanyahu ha cercato di disfare il suo governo prima della Pasqua in modo che le elezioni potessero aver luogo prima dell’estate. Il governo si è rivelato troppo forte, così ha dovuto aspettare fino alla riapertura della Knesset. Vi è il primo ministro stesso dietro il processo che mira a riportarci alle urne nel mese di settembre.
Fatto n ° 2: Netanyahu non sta smantellando il suo governo per motivi politici. La sua posizione politica è forte. Né vuole le elezioni per motivi socio-economici. Anche se manifestazioni sono attese in estate, e un rallentamento economico è previsto in autunno, l’opinione pubblica israeliana vede ancora il primo ministro come altamente qualificato in ambito socio-economico.
Il motivo per cui lo stesso Netanyahu sta smantellando il suo forte e stabile governo è esterno: le prossime elezioni negli Stati Uniti. Il primo ministro di Israele è determinato a raggiungere la cabina elettorale israeliana prima che il presidente degli Stati Uniti si rechi nella cabina elettorale americana a novembre.
Fatto n ° 3: La prima ragione per cui Netanyahu vuole battere il presidente degli Stati Uniti Barack Obama nella corsa alle urne è la sua personale sopravvivenza. Fu il presidente degli Stati Uniti George H.W. Bush a sostituire il primo ministro Yitzhak Shamir con il primo ministro Yitzhak Rabin nel 1992. E fu il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton a sostituire il primo ministro Netanyahu, al suo primo mandato, con il primo ministro Ehud Barak nel 1999. Entrambi casi in cui un governo di destra è stato sostituito da uno di sinistra sono stati ispirati da presidenti americani che ne avevano abbastanza del governo del Likud al potere.
Obama detesta Netanyahu ancor più di quanto Bush detestava Shamir, o di quanto Clinton detestava Netanyahu. Se Obama vincerà a novembre, egli immediatamente schiaccerà il primo ministro israeliano che ha osato sfidarlo. Di conseguenza, entro dicembre il governo di destra di Netanyahu potrebbe già avvertire la pressione. È per questo che Netanyahu vuole tenere le elezioni verso la fine dell’estate.
Fatto n ° 4: L’altra ragione per cui Netanyahu vuole battere Obama nella corsa alle urne è la sopravvivenza nazionale. Il primo ministro è determinato a colpire l’Iran, e ritiene che sarà in grado di farlo soltanto prima delle elezioni americane di novembre. Egli vuole assicurarsi di avere un certo margine di manovra dopo le elezioni israeliane e prima delle elezioni americane.
Durante questo intervallo il nuovo governo israeliano avrà un’autorità assoluta, mentre l’amministrazione USA sarà impotente. Anticipando le elezioni Netanyahu sta definendo il momento ideale per attaccare l’Iran: settembre o ottobre.
Le conseguenze di questi quattro fatti, presi nel loro insieme, sono chiare. La turbolenta stagione politica che inizierà questa settimana in Israele non indica che la minaccia di uno scontro con l’Iran è passata, ma piuttosto che è aumentata.
Lentamente ma inesorabilmente, senza che nessuno se ne accorga, Netanyahu sta lavorando per portare avanti un ben organizzato piano d’azione, secondo un rigoroso calendario, che porterà la crisi strategica al punto di ebollizione prima del prossimo inverno. Egli sta operando con decisione sia nell’ambito del sistema politico israeliano che di quello americano al fine di raggiungere il suo obiettivo. Fino a questo momento egli sta ottenendo ciò che vuole, modellando lo scacchiere a suo piacere. Egli sta riportando in vita uno scenario di elezioni (in Israele), guerra (in Iran) ed elezioni (negli Stati Uniti).
Il calendario è folle. Ma lo sono anche la situazione, la minaccia, e il sistema politico. C’è un divario intollerabile tra la leadership nazionale e l’opinione pubblica.
Netanyahu sta giocando una partita a scacchi tridimensionale su un tavolo traballante, senza pubblico sostegno. Ciò significa che la campagna elettorale non verterà solo sulle questioni economiche e sociali. Dovrà affrontare la questione dell’Iran, e deve diventare un referendum sull’Iran. Questo è l’unico modo per garantire che la decisione sull’Iran, qualunque essa sia, sarà presa dalla nazione, e non da una sola persona.
Ari Shavit è un analista politico israeliano; scrive abitualmente sul quotidiano “Haaretz”
(Traduzione di Roberto Iannuzzi)














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