La lista degli invitati al ‘banchetto’ della NATO

20/05/2012

Original Version: Who’s who at NATO’s banquet

La lista degli ospiti della NATO al vertice di Chicago è una road map delle strategie globali dell’Occidente nel XXI secolo – scrive l’ex diplomatico indiano M. K. Bhadrakumar

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L’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO) ha stampato solo da poco gli inviti al suo vertice di domenica, a Chicago. Un invito è stato stampato per il presidente pakistano Asif Zardari appena mercoledì scorso. Il Pakistan è diventato “idoneo” dopo che sono giunti segnali che Islamabad sarebbe tornata “a più miti consigli” e avrebbe riaperto le vie di transito per i convogli militari in Afghanistan – nonostante l’ostinato rifiuto di Washington sia di chiedere scusa per il massacro di soldati pakistani compiuto nel corso di un attacco aereo lo scorso novembre, sia di porre fine ai mortali attacchi dei droni sui villaggi pakistani.

Il Pakistan riceverà 1 milione di dollari al giorno dalla NATO come tassa di transito. E’ un buon affare un invito al banchetto della NATO a Chicago in cambio della riapertura delle vie di transito? In Pakistan, i principali partiti di opposizione non la pensano così. Ma poi, il governo in carica la sa sempre più lunga. Inoltre, anche l’esercito pakistano la pensa come il governo.

Zardari non vede l’ora di andare, e c’era da aspettarselo. Comparire a un favoloso party è una questione di prestigio nazionale. Inoltre, la NATO non sta invitando chiunque. Ad esempio, né il presidente indiano né quello cinese sono stati invitati ad unirsi alla ristretta cerchia di Chicago. Con il presidente russo è stato cautamente sondato il terreno, ma la risposta è stata un ‘niet’ (questa però è un’altra storia complicata); e la NATO voleva invitare Israele, ma la Turchia ha fatto “pollice verso”.

La lista degli ospiti della NATO dimostra l’ingenuità occidentale ma, per altro verso, è anche una road map delle strategie globali dell’Occidente nel XXI secolo. Come appare la lista degli invitati? Ciò che più colpisce è che, un po’ come nell’Inferno di Dante, ci sono dei gironi.

Lo zoccolo duro comprende i 28 paesi membri della NATO. Il livello successivo è composto da 13 paesi che sono considerati “partner globali” della NATO – Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda dall’Asia-Pacifico; Qatar, Emirati Arabi Uniti e Marocco dal Medio Oriente; la Georgia dalla regione eurasiatica; e Austria, Svizzera, Svezia e Finlandia dal vecchio cortile di casa dell’Europa.

Questa è la ‘crème de la crème’ degli alleati della NATO. Le omissioni più evidenti sono l’Indonesia e le Filippine (queste ultime, pur essendo uno “Stato in prima linea” nella regione Asia-Pacifico, ed anche disposto a punzecchiare il drago cinese), l’Arabia Saudita (nonostante sia il più grande ‘distributore di benzina’ delle economie occidentali da oltre mezzo secolo), l’Egitto, il Sud Africa, il Messico, il Brasile e l’Argentina (che sono primedonne nelle loro rispettive regioni). Nel complesso, sembra che la NATO si senta piuttosto a disagio con il club del G20 in via di formazione.

‘Amorevole fermezza’

Spingendosi ancora più in là, ecco un altro anello esterno composto da paesi che partecipano o collaborano alla guerra della NATO in Afghanistan. Questi sono i veri “vip” (o “eroi”, a seconda dei punti di vista riguardo alla sanguinosa guerra in Afghanistan), perché si sono assunti grossi rischi ed hanno attirato l’attenzione di al-Qaeda per salvare la NATO dal pantano afghano. Sono (in ordine alfabetico, e non in termini di spargimento di sudore e lacrime) Azerbaijan, Armenia, Bahrain, El Salvador, Irlanda, Montenegro, Malaysia, Mongolia, Singapore, Ucraina e Tonga.

Potrebbe apparire un dettaglio sensazionale che – se la guerra afghana verrà mai vinta – ciò potrà dipendere anche dal contributo di Tonga, ma i fatti sono fatti.

Ma l’elenco è incompleto. Questo anello ha anche una sotto-sezione che ha l’Afghanistan (il principale argomento di discussione del vertice NATO) al centro, circondato dai suoi vicini della regione dell’Asia centrale. Sembra che la Russia sia stata ospitata in questa sottosezione. Certamente Zardari rientra in questa nicchia.

La Russia ha delegato a rappresentarla solo il capo dell’ufficio afghano presso il ministero degli esteri di Mosca, facendo apparire forte e chiaro il suo disappunto per il fatto di essere esclusa dalle riunioni chiave della NATO in merito alla gestione della guerra afghana – le quali si svolgono regolarmente a Bruxelles, che piova o splenda il sole. Ma quello di Mosca è anche un dispiacere con delle “sfumature”. La Russia non ha obiezioni alla guerra della NATO in Afghanistan, di cui è anzi un’ardente sostenitrice. Ma Mosca mal sopporta la monopolizzazione della guerra da parte della NATO: la guerra dovrebbe essere “democratizzata”.

Gli Stati dell’Asia centrale hanno delegato i loro ministri degli esteri, perché essi tecnicamente sono anche membri dell’alleanza rivale conosciuta come “NATO dell’Est”: L’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO).

La CSTO è impegnata in un gioco di “amorevole fermezza” con la NATO: rivaleggia con la NATO in quanto principale alleanza militare nella spazio post-sovietico, ma vuole anche un riconoscimento della NATO da pari a pari in modo da potersi convincere della propria esistenza (che, ovviamente, la NATO si rifiuta di accordare, su insistenza di Washington, dal momento che gli Stati Uniti preferiscono trattare con le ex repubbliche sovietiche individualmente piuttosto che in qualità di partner subalterni di Mosca).

La situazione della CSTO è quasi l’immagine speculare di quella della Russia: desidera una stanza e un letto caldo nella casa comune europea ma viene ostinatamente tenuta fuori, mentre gli Stati Uniti continuano a coinvolgerla in maniera altamente selettiva esclusivamente su aree di interesse per le strategie americane. (Anche la NATO potrebbe un giorno coinvolgere selettivamente la CSTO, ad esempio per acciuffare i trafficanti di droga in Asia Centrale che corrompono l’economia afghana). La CSTO comprende Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan.

Detto questo, tuttavia, Mosca è incerta circa l’invito rivolto dalla NATO ai leader dell’Asia centrale a partecipare al summit. La Russia nutre dubbi sulle intenzioni della NATO in Asia centrale, in particolare sullo sfondo dell’imminente creazione di basi militari americane in Asia centrale.

Dopotutto, uno obiettivo del vertice di Chicago è quello di fondarsi sulla “strategia intelligente” dell’Alleanza, che è stata adottata al Vertice di Lisbona nel 2010 per proiettare la NATO come l’unica organizzazione di sicurezza veramente globale che in futuro potrebbe operare anche senza un mandato delle Nazioni Unite nelle “zone calde” del mondo.

Ciò che preoccupa Mosca è che la NATO ha già preso gusto ad imporre “cambi di regime” in terre straniere, come testimonia la guerra libica – e, a giudicare dalle attuali inquietanti tendenze, in Siria potrebbe accadere lo stesso.

Come se non bastasse, la NATO sta adescando gli Stati dell’Asia centrale con offerte che essi stanno trovando sempre più irresistibili. La dura realtà è che i regimi centroasiatici hanno sviluppato interessi diretti nella guerra in Afghanistan, con la NATO che generosamente distribuisce lucrosi contratti per l’acquisto di beni e servizi alle imprese locali, le quali fanno capo alle élite della regione.

 Gli Stati Uniti pagano una bella somma in Kirghizistan come affitto per la base aerea di Manas. Ora si parla anche della possibilità che parte delle armi e dell’equipaggiamento in Afghanistan venga donata ad alcuni paesi dell’Asia centrale nel periodo di transizione che porterà al ritiro del 2014.

Chiaramente, una lucrosa impresa sotto l’amministrazione della NATO si sta muovendo verso le steppe dell’Asia centrale, il che fa sentire Mosca a disagio. Tuttavia, è interessante notare che gli Stati dell’Asia centrale hanno preso la decisione collettiva di tenere i loro capi di stato lontani dal vertice della NATO nella splendida Chicago. Probabilmente, si tratta di un atto di suprema rinuncia da parte delle leadership dell’Asia centrale, in ossequio alla sensibilità di Mosca.

Una domanda per lo chef

In effetti, un importante paese che confina con l’Afghanistan è stato scrupolosamente tenuto fuori del vertice NATO, anche se la sua capacità di influenzare l’andamento della guerra in Afghanistan è ancora molto apprezzabile: l’Iran.

E’ stata persa una grande opportunità di coinvolgere l’Iran in modo costruttivo. D’altra parte, il presidente americano Barack Obama ha deciso di giocare sul sicuro.

Il presidente Mahmud Ahmadinejad è una personalità mercuriale, assolutamente carismatica, e avrebbe potuto finire per rubare la scena che Obama ha attentamente, meticolosamente, preparato per mostrare la sua statura di leader mondiale. Un rischio troppo grande per Obama, senza dubbio, in un difficile anno di elezioni presidenziali. Peraltro, lo sfidante repubblicano Mitt Romney e la lobby israeliana gli avrebbero fatto passare un momento difficile nello spiegare la sua “accondiscendenza” nei confronti dell’Iran.

Ancora un altro anello nella lista degli invitati della NATO comprende i quattro candidati che stanno facendo anticamera in attesa di aderire alla NATO: Bosnia-Erzegovina, Georgia, Montenegro e Macedonia.

La Georgia ha la particolarità unica di essere presente in tre anelli: come alleato globale della NATO, come suo partner nella guerra in Afghanistan, e come possibile membro a pieno titolo. Il messaggio nascosto dietro questa stravagante attenzione rivolta alla Georgia probabilmente non è sfuggito a Mosca. Fra l’altro, è interessante notare che i primi ospiti ufficiali “dall’estero” a far visita al rieletto presidente Vladimir Putin sono stati i leader delle regioni separatiste georgiane di Abkhazia e Ossezia del Sud.

Tuttavia, questo non vuol dire che Mosca sia preoccupata di una imminente decisione da parte della NATO di ammettere la Georgia come membro a pieno titolo. Putin può contare su importanti partner europei come Germania, Francia e Italia per assicurarsi che la NATO non entrerà in un confronto diretto con la Russia. Putin è ringalluzzito dall’uscita di scena di Nicolas Sarkozy e dalla nascita di un governo socialista a Parigi.

In ogni caso, anche Obama probabilmente sa che la priorità del suo secondo mandato (se lo otterrà) nella Stanza Ovale dovrebbe essere quella di ripensare la politica USA del “reset” con la Russia in modo da rendere la collaborazione russo-americana prevedibile ed il più possibile utile alle strategie globali degli Stati Uniti – soprattutto di fronte al problema dell’imminente ascesa della Cina e della complessa sfida che questo comporta.

Certo, la lista degli invitati della NATO fornisce un buon quadro di quello che i marxisti- leninisti chiamerebbero il “co-rapporto di forze” nell’odierna politica internazionale. Quello appena tratteggiato non è l’intero quadro della politica globale, ma è più della metà dello scenario in un panorama molto fluido.

Lasciatemi finire insolitamente con una nota di arroganza nel chiedere: che valore ha un vertice della NATO, se la Cina e l’India pensano ai propri affari e arano indipendentemente i loro campi?

Come minimo, Bruxelles avrebbe dovuto includere una categoria di invitati etichettati come “NATO + BRICS”. Certamente, i BRICS – Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa – non sono meno importanti dell’Unione Europea nel plasmare il mondo di domani. In effetti, lo chef più importante del banchetto di Chicago – Obama – dovrebbe rispondere a questa domanda.

M. K. Bhadrakumar è stato diplomatico di carriera presso l’Indian Foreign Service per più di 29 anni; è stato ambasciatore in Uzbekistan (1995-98) e in Turchia (1998-2001); altri suoi incarichi hanno riguardato Unione Sovietica, Corea del Sud, Sri Lanka, Germania, Afghanistan, Pakistan e Kuwait

(Traduzione di Roberto Iannuzzi)

One Response to “La lista degli invitati al ‘banchetto’ della NATO”

  1. flower scrive:

    Interessante il fatto che questo vertice della NATO è stato pianificato proprio un giorno in cui si verifica un’eclissi solare.
    Sarà un’eclissi simbolica di qualcos’altro che eclisserà?

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