La Turchia di Erdogan guarda all’Eurasia

02/06/2012

Original Version: Turkey’s Erdogan pushes into Eurasia

Il viaggio del premier turco in Pakistan e Kazakistan giunge a conferma del riorientamento della politica estera turca, dall’ormai screditata dottrina degli “zero problemi con i vicini” a una nuova impostazione eurasiatica, con una particolare attenzione ai paesi turcofoni – scrive l’analista Robert M Cutler

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Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha completato un viaggio di ‘diplomazia economica’ in Pakistan e Kazakistan, firmando importanti accordi commerciali con entrambi i paesi.

Questo viaggio era apparentemente finalizzato a prendere parte, insieme ad altri 7.500 visitatori circa, al Quinto Forum Economico di Astana nella capitale kazaka – una serie di incontri con cui il presidente Nursultan Nazarbayev sta cercando di accrescere il prestigio del paese, creando una sorta di Davos centroasiatico. Nondimeno questo tour di Erdogan rientra nel quadro del riorientamento della politica estera turca, che si sta discostando dalla screditata dottrina degli “zero problemi con i vicini” verso una nuova “direzione eurasiatica”.

La tappa di Erdogan in Pakistan, dove egli ha trascorso diversi giorni prima di dirigersi in Kazakistan, rientra anche in quel quadro di riferimento geo-economico che mette in pratica (senza invocarla esplicitamente) la visione che l’ex leader turco Turgut Oezal aveva formulato riguardo al proprio paese come potenza regionale, tra la fine dell’era sovietica e l’inizio di quella post-sovietica. Oezal fu primo ministro della Turchia dal 1983 al 1989, per poi divenirne il presidente dal 1989 al 1993.

E’ possibile attribuire ad Oezal il merito di aver gettato i semi dell’attuale spinta economica del paese, visto che egli ha trasformato l’economia turca avviando il processo di privatizzazione di un buon numero di imprese statali . Il suo Partito della Madrepatria (una formazione laica) non esiste più, e la Turchia ha dovuto attendere la sua attuale situazione demografica per trovare il dinamismo necessario in termini di risorse umane per tradurre in realtà quella promessa.

Oezal cercò di proiettare la potenza diplomatica ed economica turca nel Caucaso meridionale e (soprattutto) in Asia centrale dopo che le repubbliche ex sovietiche ebbero ottenuto l’indipendenza 20 anni fa, e riuscì a stabilire dei legami culturali. Tuttavia, l’agognata proiezione economica non ebbe mai davvero successo, soprattutto perché i Paesi interessati scoprirono ben presto che la Turchia non poteva fornire le tecnologie avanzate e i grandi investimenti di capitale internazionale di cui avevano bisogno in quel momento.

Tuttavia, la strategia di politica estera di Oezal ebbe importanti successi, tra cui la creazione dell’Organizzazione per la Cooperazione Economica del Mar Nero (BSEC) e la serie periodica di Vertici dei paesi di lingua turca. Nel 2009, questo appuntamento periodico divenne il Consiglio di cooperazione degli Stati di lingua turca (Turkic Council), con il suo segretariato generale a Istanbul.

Il Turkic Council ha cooptato due organizzazioni in precedenza autonome nella sua famiglia, la Turkic Academy fondata nel 1992 in Kazakistan, e la sua Assemblea Parlamentare fondata nel 1998 in Azerbaigian. Attualmente ha quattro membri: Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan e Turchia. Il Kirghizistan, che sta sempre più rientrando all’interno di una sfera di influenza diplomatica ed economica cinese, è l’unico di questi paesi con i quali la Turchia non è riuscita a stabilire significativi scambi economici.

In un discorso trasmesso in diretta televisiva in Kazakistan, Erdogan ha promesso di triplicare i 3 miliardi di dollari del commercio bilaterale (la somma di importazioni ed esportazioni) del 2011 fino a raggiungere i 10 miliardi di dollari “in pochi anni”, come ha riferito la Reuters. Il ministro dell’economia turco, Zafer Caglayan, ha rivelato che la Eximbank del suo paese avrebbe fornito prestiti a lungo termine per gli investimenti delle imprese turche in Kazakistan, senza però indicare quali potrebbero essere i termini e le condizioni.

Secondo Trend, l’agenzia indipendente di notizie dell’Azerbaigian, una delegazione di circa 150 uomini d’affari turchi è in visita nella provincia del Kazakistan meridionale per ispezionare una zona di 100 ettari in cui si progetta di creare una zona industriale congiunta. La provincia è una delle regioni a più rapida crescita del paese in termini di popolazione, e rispetto ad altre regioni è culturalmente più ricettiva alla componente culturale islamica che è diventata una parte integrante dell’attività economica estera della Turchia negli ultimi anni.

Un gasdotto di nuova costruzione trasporta gas naturale dal nord-ovest del Kazakistan alla provincia del Kazakhstan meridionale (alleviando la sua dipendenza dalle importazioni provenienti dall’Uzbekistan) grazie all’assistenza fornita dalla Cina in concomitanza con la realizzazione del gasdotto Turkmenistan-Cina che è stato aperto nel 2009.

In Pakistan, il primo ministro Yousuf Raza Gilani si è detto d’accordo con Erdogan sulla necessità di incrementare significativamente lo scambio commerciale dei due paesi, promettendo di cercare di raggiungere i 2 miliardi di dollari quest’anno, rispetto al livello attuale di poco inferiore a 1 miliardo. Gilani ha invitato le aziende turche ad investire soprattutto nel settore delle comunicazioni e delle abitazioni.

Questi settori rimangono cruciali per il Pakistan, visto che diverse parti del paese si stanno ancora riprendendo dalla disastrosa alluvione del 2010. Altri settori economici di interesse per la Turchia includono la cultura, la difesa e l’energia. Gli accordi sono stati raggiunti alla seconda riunione del Consiglio di cooperazione bilaterale intergovernativa ad alto livello che i due paesi hanno fondato due anni fa.

Durante il suo viaggio in Kazakistan, Erdogan ha istituito un analogo Consiglio di cooperazione bilaterale intergovernativa con Nazarbayev. Questi Consigli funzionano principalmente come riunioni di gabinetto congiunte e allargate, con la partecipazione dei ministri competenti su aree che possono travalicare gli ambiti burocratici formali di responsabilità.

Erdogan ha voluto che gli investimenti turchi in Kazakistan fossero diversificati comprendendo i settori di agricoltura, difesa, energia, ed estrazione mineraria, con un forte accento sulle infrastrutture industriali tra cui “centrali elettriche, dighe, autostrade, ponti e costruzioni portuali”.

Nell’occasione, i due paesi hanno firmato otto accordi e memorandum d’intesa in aggiunta alla dichiarazione finale congiunta, andando oltre la cooperazione economica ed includendo aree di sicurezza operativa come il traffico di droga e l’anti-terrorismo.

Robert M Cutler ha insegnato in diverse università negli Stati Uniti, in Canada, in Francia, in Svizzera e in Russia; attualmente è ricercatore  presso l’Institute of European, Russian and Eurasian Studies della Carleton University, in Canada

(Traduzione di Roberto Iannuzzi)

One Response to “La Turchia di Erdogan guarda all’Eurasia”

  1. anton giulio lotti scrive:

    Erdogan vede giusto. Questa è la strada. E solo con un ruolo attivo in questa area la Turchia potrà essere un riferimento per tutti quei popoli stanchi di governi asserviti all’occidente, con classi politiche corrotte e infide.

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