MURSI/SHAFIQ – I DUE CANDIDATI EGIZIANI A CONFRONTO
by Redazione
Published in Italiano, Perspectives,
on 04/06/2012
Country: Egypt,
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In Egitto i due candidati alla presidenza che si sfideranno nel ballottaggio del 16 e 17 giugno – Mohamed Mursi e Ahmed Shafiq – si atteggiano entrambi a difensori della rivoluzione, pur essendo espressione di forze che rappresentano il passato politico del paese: rispettivamente, i Fratelli Musulmani e il regime che ha governato per decenni l’Egitto.

In questi giorni si moltiplicano le descrizioni e i ritratti dei due candidati, che vengono pubblicati dai principali giornali egiziani. Fra gli altri, spiccano quelli apparsi sul settimanale in lingua francese al-Ahram Hebdo, di cui riportiamo i punti principali.

Mohamed Mursi, autoproclamatosi bandiera della rivoluzione

Poco carismatico, e considerato la “riserva” di Khairat el-Shater (il candidato di punta della Fratellanza squalificato dalla Commissione elettorale), Mursi ripete che “dobbiamo perseguire gli obiettivi della rivoluzione”, e a tal fine sta cercando di riunire intorno a sé il maggior numero possibile di partiti e movimenti per il ballottaggio; in particolare, egli vuole creare un fronte anti-Shafiq che includa i candidati sconfitti al primo turno.

Ingegnere formatosi negli Stati Uniti, Mursi nacque nel 1951 nel governatorato di Sharqiya, nel delta del Nilo. Militante anti-israeliano, egli trascorse lunghi anni di attività politica nelle file dei Fratelli Musulmani. Eletto in parlamento nel 2000 e nel 2005, Mursi fu arrestato per sei mesi poco dopo la sua rielezione, per aver appoggiato un gruppo di magistrati riformisti che aveva denunciato brogli a favore dell’NDP, il partito di governo.

Mursi fa parte del gruppo conservatore all’interno della Fratellanza Musulmana, ed è considerato molto vicino a Khairat el-Shater, ricco uomo d’affari e numero due del movimento. Crede nell’applicazione della sharia, sebbene ritenga che “ognuno è libero nella sua fede”. Al primo turno ha ottenuto appena il 25% dei voti, che in ogni caso gli sono valsi il primo posto e la possibilità di accedere al ballottaggio.

Egli si presenta come “l’ultima possibilità di salvare la rivoluzione” messa in pericolo dal suo avversario Shafiq, rappresentante del vecchio regime. Tuttavia, una parte consistente di elettori ritiene che Mursi serva gli interessi dei Fratelli Musulmani piuttosto che quelli del paese.

I Fratelli Musulmani, che non si stancano di ricordare a tutti di aver pagato a caro prezzo la loro lunga e coraggiosa opposizione al regime di Mubarak, in realtà hanno perso molta della loro popolarità negli ultimi mesi. Le forze laiche della rivoluzione li accusano di voler concentrare tutto il potere nelle loro mani.

In particolare, il tentativo della Fratellanza di controllare la Commissione che avrà l’incarico di redigere la nuova Costituzione ha irritato enormemente le altre forze politiche.

Nonostante ciò, Mursi rimane molto sicuro di sé e del fatto che la grande maggioranza degli egiziani rifiuterà di tornare al vecchio regime votando Shafiq. Egli non ha mancato di fare numerose promesse. Riconoscendo che gli islamici hanno commesso alcuni errori in parlamento, ha affermato di essere pronto a designare un vicepresidente e dei ministri che non siano necessariamente espressione della Fratellanza, e che rappresentino il movimento rivoluzionario.

Shafiq, l’uomo della sicurezza

Ahmed Shafiq, ex esponente del regime di Mubarak, utilizza il sarcasmo con i suoi avversari ed oppositori sforzandosi di presentare un’immagine di “uomo forte”. Non vi è alcun dubbio, oggi, che Shafiq sia il candidato dell’esercito per la successione a Mubarak.

Quando viene accusato di voler sabotare la rivoluzione, egli adotta un linguaggio rivoluzionario e si presenta come il garante delle rivendicazioni della sollevazione popolare, promettendo di proseguire lungo lo stesso percorso. “Hanno preso in ostaggio la vostra rivoluzione; mi sono impegnato e mi impegno a rendervi i suoi frutti”, ha affermato rivolgendosi a una platea di giovani rivoluzionari. Ma il suo sforzo di presentarsi allo stesso tempo come garante della stabilità e della rivoluzione convince a fatica.

Settantunenne, Shafiq è un ex comandante dell’aeronautica militare, poi divenuto ministro dell’aviazione civile. Si è fatto apprezzare per aver risanato la compagnia EgyptAir, e poi per aver costruito un nuovo terminal all’aeroporto del Cairo. Egli ha dunque fama di essere un buon manager, con ottime capacità organizzative.

Al culmine della rivoluzione, fu nominato primo ministro con il compito di pacificare la contestazione, ma mostrò subito i suoi limiti. Sotto il suo mandato, i rivoluzionari furono massacrati a Piazza Tahrir in occasione della famigerata “battaglia del cammello”, provocata da teppisti filo-regime. Shafiq ha dato la sensazione di disprezzare i rivoluzionari, sostenendo di essere pronto a offrire loro “caramelle”.

Grazie a ingenti mezzi logistici e finanziari messi a disposizione da alcuni uomini d’affari e da certi esponenti del passato regime, la candidatura di Shafiq, inizialmente accolta quasi con indifferenza, ha potuto decollare.

I suoi avversari lo hanno accusato di corruzione ed hanno cercato di eliminarlo dalla corsa presidenziale attraverso una legge che impedisce agli alti funzionari del passato regime di candidarsi per dieci anni. Shafiq è stato tuttavia riammesso alle presidenziali in attesa di un verdetto della Corte costituzionale che sarà reso noto dopo il ballottaggio.

Pur avendo avuto stretti rapporti con Mubarak (anche se non ha mai fatto parte dell’NDP), Shafiq ha affermato che “l’Egitto è cambiato e non si può più tornare indietro”. Oltre a lusingare i rivoluzionari, egli sta cercando di mobilitare gli egiziani stanchi dell’instabilità politica, del caos crescente e del deterioramento della situazione economica.

L’ascesa di Shafiq è vista da molti con una certa inquietudine, ma altri – in particolare quegli elettori che temono una possibile deriva islamista – potrebbero lasciarsi sedurre dal suo profilo di “uomo forte”.

Il confronto sull’economia

Dal punto di vista economico, non ci si attendono differenze troppo marcate fra i due candidati. Se le simpatie neoliberiste di Shafiq e le sue relazioni con importanti esponenti della classe affaristica egiziana sono note, lo stesso Mursi appartiene a un gruppo – quello dei Fratelli Musulmani – che deve gran parte della sua solidità agli imprenditori e agli uomini d’affari presenti nelle sue file, primo fra tutti il summenzionato Khairat el-Shater.

Ma mentre il programma elettorale di Shafiq è poco più di una brochure, Mursi ha messo a punto un elaborato programma, sotto forma di un contratto con gli elettori che il possibile futuro presidente si impegna a mantenere.

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Per saperne di più:

Le Frère et le Général face à face

La vision économique des candidates

(Al-Ahram Hebdo)

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