SABRA E CHATILA – LA MOSTRA MANCATA

Notte molto nera – Sabra e Chatila, una memoria scomoda” . Così si sarebbe dovuta intitolare una mostra fotografica realizzata dalla fotoreporter ed antropologa Laura Cusano per ricordare i 30 anni della strage nei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila del Libano, avvenuta nel 1982. La mostra era stata prevista lo scorso 30 Maggio e si sarebbe dovuta tenere  presso la “Casa della Memoria e della Storia” gestita dall’ ANPI di Roma. Ma chi si aspettava di ripercorrere quei tragici eventi tramite la visione delle immagini che raccontano con estrema chiarezza in quali condizioni disagiate si trovino ora i palestinesi in Libano ha dovuto accontentarsi di ripercorrerla sul web o sui libri. La mostra è stata infatti annullata dopo l’intervento del comune di Roma, che avrebbe dovuto anche dare alla manifestazione il proprio patrocinio. Cosa abbia indotto il comune a bloccare l’iniziativa lo abbiamo chiesto alla stessa Laura Cusano, che ha risposto alle nostre domande, e non ha escluso un ripensamento del comune di Roma sull’intera vicenda:

Quando e dove sono state le fotografie che avresti dovuto esporre per  ricordare la strage di Sabra e Chatila?

Le foto che avrei dovuto esporre sono state scattate nel 2010 nei campi profughi palestinesi del Libano, durante un viaggio al seguito del Comitato per non dimenticare “Sabra e Chatila”   
 
 Con quali motivazioni il comune di Roma ha deciso di sospendere la tua  iniziativa?

 Fino alla data della presunta inaugurazione, prevista per lo scorso 30 maggio, non ho avuto alcuna spiegazione dal Comune. Solo successivamente, immagino dopo le polemiche sollevate dalle indiscrezioni che nel frattempo hanno animato la Rete, sono stata convocata e mi è stato spiegato che la mostra è stata bloccata per via di una frase scritta nel pannello introduttivo, in cui facevo un riferimento esplicito alle responsabilità israeliane della strage. Sono rimasta piuttosto sorpresa, perché al di là della presunta controversia storica, quella frase era lì da un anno e mezzo, nel progetto letto e approvato dalla commissione preposta della Casa della Memoria.
 
Credi che nei prossimi giorni ci potrà essere qualche possibilità che la  mostra possa tenersi?


 Immagino di sì, a meno che non si sia cercato il grande pretesto. Il testo sarà modificato, ma lascerà una lettura aperta, e soprattutto la parola sarà passata alle fotografie, vero centro dell’evento, che invitano a una riflessione sulla relazione tra memoria e immagine. Su quanto storicamente accaduto restano i fatti.

Quando tornerai a far visita a Chatila?                                                                             

Per ora non so. Mi piacerebbe tornarci presto per proseguire il lavoro iniziato con i sopravvissuti. Probabilmente non riuscirò ad esserci per la commemorazione del trentesimo anniversario perché nel frattempo sono diventata madre, e mia figlia è ancora troppo piccola per poter partire, ma proprio la sua presenza mi fa pensare quotidianamente all’importanza di creare delle buone premesse per il futuro, perché i figli non scontino sempre le colpe dei padri. E questo vale ovunque. Risolvere il passato aiuta a essere liberi e, dopo tutto, le vittime del massacro chiedono solo questo.                

Nicola Lofoco, laureato in Scienze politiche, è giornalista free lance dal 2000; si è occupato per diverso tempo di radio e tv; oltre ad aver collaborato con diverse testate online, è stato nella redazione de L’ Unità, La  Rinascita, e del Riformista dove si è occupato di politica estera

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