I Fratelli Musulmani ancora non riescono a offrire una soluzione convincente di “Stato civile”

25/06/2012

Original Version: Muslim Brotherhood still fails to offer a ‘civil state’ solution

Malgrado la critica dei Fratelli Musulmani nei confronti dell’autocrazia e della teocrazia, nella loro visione il ruolo della religione mantiene il primato sulle istituzioni dello Stato – scrive il giornalista Hassan Hassan

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“Il Corano è la nostra costituzione” recitava il mantra, ora quasi del tutto dimenticato, dei Fratelli Musulmani. Negli ultimi anni, questo slogan sembra esser stato messo in ombra da un altro apparentemente più morbido: “L’Islam è la soluzione”. Dopo le primavere arabe a favore della democrazia, il discorso della Fratellanza Musulmana si è spostato per concentrarsi sulla sua visione di Stato civile.

Dallo Yemen alla Siria alla Tunisia, la concezione dei Fratelli Musulmani sta guadagnando terreno. Ciononostante, l’organizzazione è stata accusata di utilizzare costruzioni politiche moderne per camuffare un programma islamico cinico e autoritario. Il crescente ruolo politico dei Fratelli Musulmani è stato attaccato nella regione, ma da nessuna parte in modo così forte come in Egitto, dove l’Alta Corte Costituzionale , giovedì 14 giugno, ha dichiarato sciolto il Parlamento dominato dagli Islamisti.

I Fratelli Musulmani, insieme ad altri gruppi influenzati dalla loro ideologia, saranno utili nel dar forma al futuro della regione, nonostante tali ostacoli. In parte, le obiezioni rivolte all’organizzazione sono giustificate da una storia passata fatta di militanza e violenza in diversi Stati. Dunque vale la pena chiedersi se il gruppo sia veramente cambiato. Al di là delle rassicuranti dichiarazioni pubbliche, cos’è questa visione di uno “Stato civile”?

La Fratellanza Musulmana sostiene che lo Stato civile sia un’alternativa alla teocrazia e al secolarismo, entrambe le quali – afferma l’organizzazione – sono istituzioni caratteristiche dell’Occidente. Madaniya, il termine arabo che sta per “civile”, implica un contrasto con “militare”, “polizia” e “teocrazia”. Uno Stato-madaniya – in teoria – è governato da tecnocrati che rispettano una costituzione scritta per proteggere le libertà civili sia dei musulmani che dei non musulmani.

Tuttavia, rileggendo gli scritti dei Fratelli Musulmani sul tema in questione è chiaro che la loro idea di madaniya è concepita come una teocrazia costituzionale, dove l’autorità religiosa è praticata attraverso una costituzione scritta. Sebbene non venga enfatizzato pubblicamente, la madanyia rende l’autorità governate un agente dell’Islam; il Corano resta la costituzione suprema.

Invocando la madaniya “con riferimento all’Islam”, i Fratelli Musulmani in realtà stanno descrivendo lo Stato islamico esattamente com’era nel VII secolo, con pochissimi riferimenti alle istituzioni dello Stato moderno. La loro critica alla “teocrazia” è in realtà una difesa dell’Islam in quanto religione non-coercitiva, in contrasto con la Chiesa Cattolica dell’Europa medievale, piuttosto che una critica generale al governo della religione.

Yusuf al-Qaradawi, influente ideologo islamista, ha affermato: “A coloro che accusano gli Islamisti di invocare la teocrazia, rispondiamo che è sbagliato e ingiusto. (Gli Islamisti) invitano a uno Stato islamico. Non hanno mai invocato – né mai lo faranno – una teocrazia”.

Le dichiarazioni dello Sheikh al-Qaradawi riecheggiano quelle di Sayyid Qutb, intellettuale dei Fratelli Musulmani morto nel 1966: “Il regno di Dio non può essere instaurato da specifiche persone che prendono il potere, come nel caso delle figure autoritarie della Chiesa, né da uomini che parlano in nome delle divinità, come nel caso delle teocrazie, ma solo quando la Legge di Dio governa”.

Esistono due questioni problematiche nella discussione dei Fratelli Musulmani a proposito della madaniya. La prima risulta dalla loro incapacità di stabilire un’interpretazione della Sharia che sostenga la moderazione predicata in pubblico, rendendo così il gruppo suscettibile ad influenze violente ed estremiste.

Se l’organizzazione vuole costruire fiducia, deve dare una lettura della Sharia che autorizzi pratiche quali il trasferimento dei poteri, la pluralità, la libertà di espressione e le libertà pubbliche.

Un punto d’inizio per il gruppo potrebbe essere quello di rivisitare l’idea di governo in quanto mandato religioso. I Fratelli Musulmani, a differenza dell’opinione generale nel pensiero sunnita convenzionale, considerano il governo come una parte organica della religione. (La stessa posizione è sostenuta dai Khomeinisti ed è utilizzata per giustificare il governo del clero in Iran). Insistendo sul fatto che il governo è fondamentalmente parte della religione, il processo politico diventa un fine in sé per gli Islamisti, piuttosto che un mezzo per salvaguardare il benessere della nazione.

Senza una revisione di questo concetto giurisprudenziale – per assicurare la neutralità dello Stato rispetto al ruolo della religione – i Fratelli Musulmani rischiano di ricadere nei loro errori. E l’opinione pubblica ha poco più che una manciata di parole e promesse come garanzia.

Rachid Ghannouchi, il leader del partito Ennahda in Tunisia, fa da controesempio. Ghannouchi ha interpretato i testi religiosi in un modo che risulta compatibile con le norme politiche moderne. Ha affermato, ad esempio, che non c’è nulla di essenzialmente sbagliato nel secolarismo, e che esso non è una filosofia, ma una “misura procedurale” che aiuta una nazione diversificata al suo interno a costruire il consenso (ijmaa’, il termine sharaitico). Tuttavia, la sua interpretazione non impedisce ai prossimi leader di Ennahda di seguire un percorso radicalmente diverso.

La seconda questione che turba la discussione della madaniya riguarda il fatto che le definizioni adottate dai Fratelli Musulmani in relazione a concetti moderni come le libertà pubbliche e la libertà d’espressione contraddicono l’interpretazione della maggioranza delle persone.

In Occidente, il rifiuto di autocrazia e teocrazia è stato spesso strutturato come un movimento per liberare lo Stato da un clero oppressivo. La critica dei Fratelli Musulmani verso l’autocrazia, d’altra parte, proviene dal desiderio di liberare la religione da qualsiasi controllo statale. Attraverso questa idea, il ruolo della religione mantiene il primato sulle istituzioni dello Stato.

La Fratellanza Musulmana si differenzia dagli altri gruppi islamisti in quanto fazione pragmatica che accetta la modernità, la sua etica, utilizzando l’idea di “Stato civile” per rassicurare i laicisti e le minoranze. Tuttavia, mentre i suoi leader moderati potrebbero essere benintenzionati nelle loro promesse di uno Stato moderno, l’organizzazione tende a resistere al cambiamento. Il discorso moderato deve essere tradotto in linee guida vincolanti, una sorta di manifesto, in quanto parte di una riconfigurazione dell’ideologia generale. Fino ad allora, i gruppi laicisti e i governi regionali continueranno a vedere l’organizzazione con sospetto.

Hassan Hassan è un giornalista degli Emirati Arabi; scrive abitualmente sul quotidiano The National

(Traduzione di Lucia Lanzini)

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