ANCORA VIOLENZA E MORTE A GAZA

Nella Striscia di Gaza vi sono ancora oggi molti attivisti dell’ISM ( International Solidarity Movement)  che riescono a raccontare, tramite il web, le continue disgrazie a cui sono soggetti i palestinesi di tutta la Striscia. “23 giugno 2012, sesto giorno di attacchi israeliani su Gaza. Sale a 16 il numero dei morti, fra cui oggi un bambino di 5 anni e mezzo, e più di 60 sono i feriti”. Così Rosa Schiano, attivista italiana dell’ISM che si trova in questi giorni  a Gaza, sta raccontando tramite la rete quello sta accadendo in queste ore. Secondo quanto racconta la Schiano, il 23 Giugno presso Khan Younis, a sud di Gaza, un carro armato israeliano ha ucciso un bimbo di 5 anni con un colpo di artiglieria. La stessa Rosa Schiano ha visto il corpo senza vita del piccolo palestinese nell’obitorio dell’ospedale Nasser. La foto del piccolo senza vita, con il corpo straziato dal colpo di artiglieria, sta facendo il giro del web, e rende molto chiaro il dramma che tutta la Striscia sta vivendo in queste ore. Sempre sabato 23 l’aviazione israeliana ha attaccato ancora Gaza City, nel tentativo di colpire alcuni siti della sicurezza di Hamas, mentre decine di razzi continuavano ad essere lanciati contro Israele. Ma in questi bombardamenti sono stati uccisi molti civili innocenti, come documentato anche per loro da altre drammatiche fotografie.

Gaza continua quindi ad essere una terra senza pace, dove la morte regna sovrana. Il primo che denunciò al mondo tutto questo fu il compianto Vittorio Arrigoni, che tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 raccontò tramite le pagine del “Manifesto” l’orrore dei bombardamenti al fosforo su Gaza. Bombardamenti fatti anche allora dall’aviazione israeliana durante l’operazione militare “piombo fuso” che aveva l’obiettivo di colpire le “infrastrutture di Hamas”, ma che nei fatti provocò la morte di oltre 1.500 persone, in maggioranza civili. L’operazione militare “piombo fuso” fu successivamente condannata dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite dopo un indagine del giurista Richard J. Goldstone. In ogni caso, in questi anni, il potere di Hamas  a Gaza non è stato scalfito. Tutto il territorio è sempre nelle mani del movimento islamista fondato dal defunto sceicco  Ahmad Yassin . Un potere che Hamas non ha nessuna intenzione di cedere, visto anche che è praticamente riuscita ad estromettere totalmente da Gaza l’ANP guidata da Abu Mazen. Ma Hamas non sta facendo fare alcun passo in avanti alla popolazione locale, che vede i propri diritti civili  sempre più lontani. L’unica cosa che a Gaza continua a svilupparsi è l’assedio che dura ormai da oltre 5 anni. Ed i bombardamenti sempre più violenti e indiscriminati fatti da Israele non hanno fatto altro che rafforzare le posizioni di Hamas, che viene vista come l’unica vera forza  politica ed anche sociale che si oppone allo strapotere israeliano. Non bisogna dimenticare che Hamas gestisce scuole ed ospedali, ed è qui che trova fonte per il suo consenso. I bombardamenti di Israele, compresi anche quelli che si stanno verificando in queste ore, spesso non fanno altro che uccidere persone innocenti. Si tratta di veri e propri omicidi che aumentano l’odio verso Israele ed allontanano la pace sempre di più. Forse a volte i militari israeliani vogliono solo mostrare al mondo intero la propria forza militare o sperimentare nuove armi. E Gaza è come se fosse un enorme campo di addestramento per tutto questo. Un campo di addestramento dove vi sono donne, bambini, gente comune – innocenti che vedono ogni giorno l’orrore della guerra. Persone che non sanno se il giorno dopo saranno ancora vive, o se saranno morte per la mancanza di medicine o per i colpi sparati dall’esercito israeliano. E vi sono loro, i bambini. Quei bambini che devono abituarsi a maneggiare le armi al posto dei giocattoli, o magari a recitare proclami inneggianti alla Jihad invece di cantare canzoni per fanciulli. I bambini che ogni giorno a  Gaza guardano il cielo e sperano di non vedere un aereo israeliano che porti loro la morte. Forse anche noi in Occidente , prima o poi, dovremo ricordarci di loro e capire finalmente che questo massacro deve essere fermato.

Nicola Lofoco, laureato in Scienze politiche, è giornalista free lance dal 2000; si è occupato per diverso tempo di radio e tv; oltre ad aver collaborato con diverse testate online, è stato nella redazione de L’ Unità, La  Rinascita, e del Riformista dove si è occupato di politica estera

2 Responses to “ANCORA VIOLENZA E MORTE A GAZA”

  1. francesco scrive:

    Ma quale palestina e palestinesi che non esistono?non è mai esistito uno stato palestinese e neanche un califfato

  2. veronica scrive:

    naturalmente non “esistendo” è lecita l’ annessione della Samaria e della Giudea da parte di israele e la creazione di “isole”. Non a caso questo tormentone : i palestinesi non esistono è di recente ideazione e , sul piano politico, irrilevante,ma funzionale alla realizzazione dell’ipotesi qui riportata
    Gli elementi chiave del piano di Bennett, che si potrebbe ragionevolmente considerare come il ballon d’essai di Netanyahu, sono: 1) imporre unilateralmente piena sovranità israeliana nella zona C (che come prima indicato costituisce il 62 per cento della Cisgiordania, lasciando ai palestinesi meno del 9 per cento della Palestina pre-partizione)
    .2) “garantirsi” tutta Gerusalemme,
    3) un “ombrello di sicurezza” israeliano su tutta la Cisgiordania, compreso il territorio in cui in questo piano si prevedono enclave palestinesi geograficamente scollegate;
    4) disconnettere la Striscia di Gaza dalla Cisgiordania e “assegnarla” all’Egitto,
    5) rifiutare un diritto palestinese al ritorno per i profughi anche nelle enclave che costituirebbero un futuro Stato palestinese,
    6) concedere la cittadinanza israeliana ai 50.000 palestinesi che, secondo il Bennett, ora risiedono nell’ Area C da annettere ad Israele. Questa mossa brillante, Bennett ha annunciato trionfale: “tirerà il tappeto da sotto a chiunque parli di apartheid.” Va notato che, secondo la relazione della Commissione europea a cui si è fatto prima riferimento,in Area C abitano 150.000 palestinesi, che solleva la questione se un aspetto non dichiarato del piano di Bennett è il “transfer” di 100.000 palestinesi fuori da lì. continua
    http://www.google.it/url?url=http://mideast.foreignpolicy.com/posts/2012/05/01/zionism_is_not_racism_but_zionists_can_be_racists&rct=j&sa=X&ei=dJayT8_IL46D-waW-4TyCw&ved=0CGkQ2wQ&q=Henry+Siegman+sionismo+e+razzismo&usg=AFQjCNGgZTxQ7ud9Tbz5uoKdLUf-kYdBQw

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