Gli islamisti giordani decidono di boicottare le elezioni

29/06/2012

Original Version: مقاطعة اسلاميي الاردن للانتخابات

La deludente legge elettorale approvata dal parlamento in Giordania, e la conseguente minaccia dei Fratelli Musulmani di boicottare nuovamente le elezioni, lasciano presagire un ulteriore deterioramento della crisi giordana – scrive il giornale al-Quds al-Arabi

***

Non è strano che la Giordania si trovi di fronte a una seria crisi politica, dal momento che l’intera regione araba è in agitazione in questi giorni, ed è raro che ci sia uno Stato che non soffra di disordini e proteste, o addirittura di una guerra civile. Anche gli Stati che ritengono di essere immuni da tutto ciò in realtà siedono su un vulcano che prima o poi esploderà.

La stranezza nella situazione della Giordania consiste nel modo in cui le autorità hanno trattato il movimento popolare che chiede vere riforme democratiche. Parliamo qui della nuova legge elettorale, sulla base della quale è  probabile che si svolgano le prossime elezioni parlamentari all’inizio del nuovo anno.

Il Fronte di Azione Islamica – che rappresenta il movimento dei Fratelli Musulmani, la più grande associazione nel Paese – ha annunciato la scorsa settimana che boicotterà le elezioni parlamentari basate su questa legge stabilita dal Parlamento. Il partito ha affermato che tale legge si fonda su un “voto unico ripartito”, il che conferma l’assenza di una volontà politica di riforma.

È interessante il fatto che la protesta contro la nuova legge elettorale non si sia limitata solo ai Fratelli Musulmani, ma si sia estesa ai partiti nazionalisti e di sinistra, alcuni rappresentanti dei quali hanno fatto un sit-in di fronte al Parlamento, lanciando pomodori, scandendo slogan contro i simboli dello Stato, e chiedendo le dimissioni del governo e dei membri del Parlamento.

È difficile per noi comprendere l’ostinazione delle autorità nel promulgare una legge elettorale che va contro le richieste popolari, o a gran parte di esse, in una circostanza così critica in cui la Giordania ha visto una mobilitazione popolare che chiede riforme politiche.

Il boicottaggio dei partiti d’opposizione, e del Fronte di Azione Islamica in particolare, alle prossime elezioni, è una ricetta per un’ulteriore escalation delle proteste, che rischiano di evolvere in scontri con le forze di sicurezza. Ciò costituisce una minaccia alla stabilità della Giordania – stabilità che è il principale capitale del paese, se non addirittura l’unico.

In Giordania vi è un consenso unanime sul fatto che il Parlamento attuale rappresenti uno dei principali aspetti della crisi politica, poiché è un finto Parlamento che non incarna le aspirazioni del popolo alla democrazia, né dà una rappresentazione veritiera delle classi della società giordana e delle sfumature dello spettro politico.

Si sperava che la nuova legge elettorale portasse a correggere questo squilibrio e alla fondazione di un nuovo Parlamento, più rappresentativo soprattutto delle nuove forze, e conforme al peso e alle dimensioni delle due forze principali, ovvero la corrente islamica e i giordani di origine palestinese.

Pochi sono coloro che sostengono la nuova legge anche all’interno del Parlamento stesso, e ciò è reso evidente dal voto a favore di 57 deputati su 72 presenti alla seduta di votazione – mentre il numero totale  dei membri del Parlamento ammonta a 120 deputati, il che significa che 48 deputati hanno boicottato la seduta per esprimere la loro implicita opposizione alla legge.

Non è logico che i deputati approvino 60 articoli della nuova legge in un solo giorno, poiché ciò significa che si è trattato di un’approvazione “a raffica”, senza alcuno studio né esame approfondito della legge, e ciò riconferma il livello di debolezza di questo Parlamento, e di conseguenza la sua perdita di credibilità legislativa.

Il Senato, noto come Consiglio del Re, costituisce l’ultima speranza di salvare la situazione – l’ultima speranza che non ci si precipiti ad approvare questa legge nella sua forma finale. A quel punto, infatti, essa verrebbe sottoposta al Palazzo reale per la sua ratifica definitiva. Forse la dichiarazione recentemente fatta dal presidente del Senato Taher al-Masri che l’assemblea da lui presieduta accorderà a questa legge il giusto tempo di riflessione, approfondimento e dibattito, offre un barlume di speranza a tal proposito (anche tali speranze sono andate deluse, poiché, a differenza di quanto promesso dal suo presidente, il Senato ha rapidamente approvato la legge (N.d.T.) ).

La Giordania ha bisogno di una vera riforma politica e di un Parlamento forte nella sua rappresentanza e nelle sue prestazioni, un Parlamento che eserciti il suo ruolo a livello legislativo e di controllo. Non crediamo che la nuova legge, nella sua forma attuale, tenda verso questo risultato. Temiamo invece che il Paese venga trascinato verso altri disordini se non si risolverà la questione velocemente.

Editoriale (questo articolo è apparso originariamente il 20/06/2012 su al-Quds al-Arabi)

(Traduzione di Lucia Lanzini)

Comments are closed.

Disclaimer & Copyright (italiano - english)
serverstudio web marketing e design con kifulab