Giordania: identità sotto pressione a causa dei profughi siriani

03/07/2012

Original Version: الأردن: الهوية تنوء تحت وطأة مزيد من اللاجئين

Il continuo afflusso di profughi dalla Siria, che si è sommato alle precedenti ondate di rifugiati dalla Palestina e dall’Iraq, si sta rivelando un peso insostenibile per la Giordania

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Negli ultimi decenni, la Giordania ha accolto ondate di sfollati arabi che guardavano al Regno come a un luogo sicuro. Tali flussi non sono diminuiti nonostante l’aggravarsi della situazione economica e le risorse limitate del Paese. Infatti, il Regno hascemita è considerato uno dei cinque Stati più poveri di risorse idriche al mondo.

Sembra però che queste ondate non vogliano cessare. Le decine di migliaia di siriani, che sono entrati in Giordania attraversando le recinzioni ai confini e vivono in condizioni miserabili, hanno spinto i funzionari e gli analisti di Amman a mettere in guardia sul deterioramento della situazione politica, economica e sociale nel Paese, in coincidenza con le proteste popolari che chiedono riforme e lotta alla corruzione.

Il primo flusso di rifugiati fu quello palestinese nel 1948. Tra il 1967 e il 1968 una seconda ondata fece seguito, quando decine di migliaia di palestinesi giunsero sul territorio giordano. I rifugiati si distribuirono in tredici campi profughi, che furono allestiti, al quel tempo, dal Governo giordano e dall’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione (U.N.R.W.A.).

Altre due grandi ondate di rifugiati hanno poi sovraccaricato Amman. Tuttavia, questa volta, si è trattato di cittadini iracheni. La prima precedette l’occupazione della capitale irachena Baghdad: la città è stata vittima di lunghi anni di agitazioni e d’assedio (durante il regime di Saddam). La seconda fece seguito all’invasione americana del 2003.

I rifugiati siriani hanno creato una nuova crisi, in un Paese le cui statistiche ufficiose indicano che la Giordania ospita più di un milione di profughi siriani e iracheni. Questo significa che essi formano quasi un quinto del totale degli abitanti nel Regno (stimati in circa 6,7 milioni di cittadini).

La Giordania accolse nel 1982 migliaia di rifugiati siriani che misero in salvo la propria vita dal primo massacro di Hama. Secondo le ONG giordane, oggi, il Paese ha accolto più di 150 mila nuovi profughi, scappati dalla violenza e dai soprusi in seguito alle impetuose rivolte popolari che hanno travolto la Siria da più di un anno, opponendosi al presidente Bashar Al-Assad e al suo regime.

Al fine di osservare da vicino questo fenomeno a cui assiste la Giordania, ci siamo diretti nel Nord del Paese, nella città di Al-Rathma, che si trova vicino al confine giordano-siriano. Qui, sono state accolte migliaia di famiglie siriane sfuggite a un destino ignoto.

In una delle piccole stanze all’interno di un complesso abitativo che comprende centinaia di profughi, abbiamo incontrato Buthaina Ahmad (28 anni). Questa donna proviene dal quartiere di Al-Khalidiya, a Homs. Quando l’abbiamo incontrata, stava cercando di ingannare la fame dei propri figli con un po’ di pane stantio e con dei pezzettini di pomodoro.

HOMS E GAZA

Buthaina, che è stata testimone degli atti di violenza e degli attacchi ogni giorno, ha affermato che “Homs è diventata una nuova Gaza”, aggiungendo che “centinaia di donne e bambini sono stati uccisi nelle strade e nelle piazze della città”.

Questa donna è tra le migliaia di profughi che sono giunti ad Al-Rathma, attraversando i campi minati e il filo spinato. Buthaina ha proseguito dicendo di essere scappata in Giordania poiché è il Paese più vicino alla Siria, e che la sua unica paura era quella di morire.

La nostra seconda tappa è stata la capitale giordana Amman, che oggigiorno brulica di rifugiati iracheni – sia ricchi che poveri. In effetti, in questa zona prevale il dialetto iracheno.

Nella zona di Arjan, abbiamo incontrato Jeryes Hanna (49 anni), che giunse dall’Iraq sette anni fa. Oggi lavora come responsabile in un negozio, in cui la maggior parte dei dipendenti è di nazionalità irachena.

Hanna racconta: “Mi incontro coi miei amici iracheni in un bar vicino a dove lavoro … parliamo di politica e degli eventi sanguinosi che accadono in Iraq”.

L’uomo, con gli occhi pieni di lacrime, aggiunge: “Gli iracheni che si trovano in Giordania non hanno dimenticato la loro patria, e la loro mente conserva ancora i ricordi dei bei vecchi tempi a Baghdad, della famiglia e delle persone più care”.

Come molti altri, anche Al-Hajj Mustafa Al-Akhras (70 anni) vive nel campo al-Hussein, che è considerato uno dei più grandi campi profughi palestinesi nella capitale giordana.

Abbiamo incontrato al-Akhras all’entrata del campo. Con voce tremante ha ricordato com’è fuggito in Giordania nel 1948 dal villaggio di Sila, nella provincia di Jenin in Palestina, dopo che i gruppi paramilitari sionisti dell’Hagana avevano compiuto spargimenti di sangue, attaccando la città.

A dispetto della sua età e della schiena curva, che ha sopportato gli anni della Nakba, questo anziano rifugiato conserva ancora gli atti di proprietà e la chiave della sua vecchia casa. Spera di poterci tornare, anche dopo tanto tempo!

Il parlamentare e analista politico, Jamil Al-Nimri, ha dichiarato in un intervista rilasciata ad ‘Al-Hayat’: “Ci sono effetti politici indiretti causati dalle ondate di profughi che si susseguono ininterrottamente”.

Il risultato politico diretto è rappresentato, invece, “dall’aumento del numero dei rifugiati palestinesi”.

Secondo Al-Nimri, ritorna in primo piano la questione dell’identità, tra chi è transgiordano e chi è giordano palestinese. Ad essa si aggiunge la questione degli insufficienti diritti dei cittadini, che viene di tanto in tanto sollevata, visto che la maggior parte dei palestinesi che vivono in Giordania gode da decenni dei diritti di cittadinanza.

Al-Nimri ha anche affermato che “la pressione esercitata sulle risorse dello Stato da parte delle centinaia di migliaia di rifugiati mette in difficoltà il Governo giordano e gli impedisce di promuovere lo sviluppo politico, economico e sociale nel paese”.

In merito alla seconda ondata di rifugiati siriani, al-Nimri pensa che il continuo afflusso di siriani nei territori giordani “è destinato a creare crisi politiche tra la Giordania e la Siria, soprattutto perché le autorità giordane hanno chiuso un occhio davanti alle attività condotte dai profughi siriani contro il regime del loro paese.”

Le crescenti ondate di rifugiati rappresentano un peso per le infrastrutture e le risorse di un Paese come la Giordania, che è ricoperto dal deserto per il 92% della sua superficie.

L’economista Jumana Ghneimat ha riferito ad “Al-Hayat” che “la crescita del numero di rifugiati iracheni e siriani in Giordania sta per raggiungere il milione di persone, il che ha un impatto rilevante sui pacchetti di aiuti che il Governo dà ai propri cittadini”.

Ghneimat ha aggiunto che “gli aiuti finanziari stranieri alla Giordania, ora, hanno cominciato ad essere spesi anch’essi per i profughi siriani”.

L’analista ritiene che “una cifra pari a 400 milioni di dollari, che il Governo prende dal fondo di sussidi per i propri cittadini, sono spesi annualmente per i servizi ai rifugiati”.

IL COSTO DEI RIFUGIATI

Ghneimat ha affermato che “la Giordania è sull’orlo di una profonda paralisi economica dovuta all’afflusso di profughi provenienti dal confine settentrionale con la Siria”.

Samih al-Maayta, Ministro giordano per l’Informazione e le Telecomunicazioni e portavoce ufficiale del Governo, ha confermato che “la spesa per la presenza di rifugiati siriani sul territorio del Regno è senza dubbio ingente; tuttavia, è difficile darne una stima perché il quotidiano afflusso di profughi continua ad aumentarla.”

Il Ministro chiarisce che “il Governo deve sopportare la pressione che ne deriva per il sistema infrastrutturale, le risorse idriche, il sistema educativo, la sanità, eccetera”.

Il sociologo Hussein Khazaee ritiene che le condizioni dei rifugiati nelle città giordane abbiano ‘gettato ponti’ e creato nuove modalità di interazione tra il popolo giordano ed i profughi arabi. Secondo Khazaee, questo è un aspetto positivo: le diverse pratiche e tradizioni entrano in contatto. Nonostante ciò, egli sostiene che un nuovo fenomeno si stia delineando. I matrimoni tra la popolazione maschile giordana e quella femminile siriana influiranno negativamente sull’età delle donne giordane al momento del matrimonio.

Khazaee ha affermato che più di 120 mila siriani sono entranti in Giordania dallo scoppio delle proteste contro il presidente Al-Assad nel marzo 2011.

Tamer al-Samadi

(Traduzione di Omar Bonetti)

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