Il futuro dell’Egitto, fra progetto islamista e progetto nazionale

12/07/2012

Original Version: مستقبل مصر بين مشروعين

Solo i prossimi mesi potranno dirci se il nuovo presidente dell’Egitto ha deciso di adottare un progetto eminentemente islamista o un più inclusivo progetto nazionale in grado di coinvolgere le altre forze politiche del paese – scrive il politologo egiziano Wahid Abdel Meguid

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L’Islam politico al potere in Egitto. È questo l’esito delle prime elezioni presidenziali nella storia del Paese. Il dott. Muhammad Mursi, dei Fratelli musulmani, è diventato presidente in un momento di transizione molto difficile. Il risultato non è chiaro: potrebbe essere una nuova e promettente rinascita oppure l’ingresso dell’Egitto in “sala di rianimazione” per un periodo di tempo la cui durata è difficile da prevedere. Il futuro dell’Egitto non dipende solo dal nuovo Presidente, dalla sua cerchia, dal suo partito e da ciò che esso rappresenta. Il Presidente in Egitto non ha le mani libere e non avrà più la possibilità di governare in modo monocratico. Questo Presidente si trova a dover affrontare enormi problemi, difficoltà e sfide. Gli egiziani, e in particolare il gran numero di poveri e di persone che lottano quotidianamente per la sopravvivenza, nelle miserabili baraccopoli, nei quartieri e nelle zone popolari, aspettano di vedere quello che farà per loro.

Inoltre il nuovo Presidente dell’Egitto dovrà trovare un modo per gestire la complessa relazione con il Consiglio Superiore delle Forze Armate (SCAF) che continuerà a detenere almeno per un periodo i meccanismi del potere, essendosi attribuito le prerogative del Parlamento dopo che quest’ultimo è stato sciolto in base alla sentenza della Suprema Corte Costituzionale. Dovrà anche costruire una nuova relazione con i partiti e con le forze politiche, quelle che stanno con lui, contro di lui, quelle che hanno una posizione intermedia, e quelle che ancora non si sono espresse pubblicamente.

Molti dei fattori fondamentali che riguardano il futuro dell’Egitto sono legati a questioni oggettive, e la realtà è estremamente complessa. Tuttavia ciò non significa affermare che non sia importante quale direzione prenderà il nuovo Presidente, quali saranno le sue scelte politiche e in che modo gestirà il potere esecutivo. E forse, senza scendere troppo nei dettagli, si può affermare a ragion veduta che Mursi abbia la chiave per determinare il futuro dell’Egitto. Potrebbe sia avere successo che fallire, anche se sembrerebbe che il processo politico nei prossimi mesi sarà governato prevalentemente da fattori oggettivi. Forse la chiave sta nel tipo di progetto che sarà adottato: se sarà un progetto nazionale o islamista.

Le correnti dell’Islam politico si differenziano per molti aspetti, legati al culto, alla giurisprudenza, ma anche sociali e culturali. Il più significativo di questi aspetti allo stato attuale, adesso che tali correnti hanno iniziato a conoscere la strada per il potere, è il tipo di progetto di cui ciascuna di esse si fa portatrice. Vi sono due orientamenti principali tra queste correnti – siano esse i Fratelli Musulmani, ben radicati nel paese, i Salafisti, con le loro visioni e i loro orientamenti differenziati, la corrente degli ex “jihadisti”, che ha rinunciato alla violenza, ed altre. Il primo di questi due orientamenti sostiene l’impossibilità di costruire un progetto islamico tradizionale in un singolo paese, e ritiene che per avere successo una volta giunti al potere sia necessario lavorare alla costruzione di un progetto nazionale, seppure di segno islamico, collaborando con le altre forze che vogliono partecipare.

Questo orientamento differisce da quello che al contrario ritiene che l’unica ragione per andare al potere sia quella di realizzare il progetto islamico secondo la concezione che parte dall’idea del califfato, a prescindere dalla sua effettiva capacità di adattarsi alla realtà del XXI secolo, e senza alcuna valutazione delle difficoltà e degli ostacoli che potrebbero rendere irrealizzabile un simile progetto.

E sebbene le esperienze realizzate al di fuori del mondo arabo, e in particolare quella della Turchia, abbiano dimostrato che il progetto nazionale è che quello che ha maggiori possibilità di successo, le varie tendenze islamiste nel mondo arabo continuano a muoversi tra le due opzioni.

Non si tratta di mettere a confronto la performance del partito “Refah” con quella del “Partito Giustizia e Sviluppo”, cioè il fallimento di Erbakan rispetto al successo di Erdogan, ma di prendere atto della differenza dei due progetti, uno islamista e l’altro nazionale con le caratteristiche dell’Islam moderato in Turchia.

Erbakan – e con lui il suo partito – ha fallito quando ha fatto diventare la questione dello stile di vita personale una questione centrale del suo programma politico, considerato innanzitutto islamico. Così ha iniziato una battaglia sul tema del velo (hijab) e sull’ingresso di una donna velata in Parlamento. Al contrario, Erdogan e il suo partito hanno vinto quando hanno messo al primo posto nel loro programma politico le questioni dello sviluppo economico e della rivitalizzazione della comunità, enfatizzando il tema della libertà, dell’istruzione e dell’assistenza sanitaria.

Gli allievi di Erbakan in Turchia non hanno aspettato troppo a lungo, anzi hanno imparato la lezione in fretta, anche se venivano dallo stesso background ideologico dei Fratelli Musulmani. Hanno fondato il Partito “Giustizia e Sviluppo”, il quale ha un progetto nazionale con un background islamista centrista e moderato.

È però improbabile che in Egitto possa ripetersi la stessa esperienza, in un modo o nell’altro. Le cose, infatti, sono più complicate e non concederanno ai «Fratelli» due possibilità. Adesso è arrivata finalmente la loro occasione, dopo oltre otto decenni trascorsi in clandestinità e perseguitati, e spetta al Presidente, che è cresciuto all’interno di questo ambiente, dimostrare se la corrente che i Fratelli Musulmani esprimono possiede un progetto nazionale in grado di risolvere i problemi che si sono accumulati nel tempo e di vincere o meno la sfida.

Si tratta della stessa scelta che ha dovuto compiere in Tunisia il partito el-Nahda, oltre otto mesi fa, quando ha ottenuto la maggioranza dei seggi in Parlamento. El-Nahda ha scelto la strada del progetto nazionale, nonché di costruire una partnership, di condividere il potere e di lavorare insieme per sopportare una pesante eredità. Il Primo Ministro di el-Nahda continua ad essere circondato da montagne di problemi, nonostante egli lavori con dei partner nel quadro di un progetto nazionale e in un contesto meno difficile se paragonato a quello del suo omologo egiziano. Figuriamoci in che situazione si troverebbe se avesse optato per un progetto islamico che avrebbe isolato il movimento el-Nahda, o se l’avesse condiviso con forze salafiste militanti che invece adesso stanno all’opposizione.

La condotta di el-Nahda ha creato le condizioni che consentono di lavorare per far fronte agli enormi problemi nel lungo periodo perché il partito ha scelto la strada del progetto nazionale a carattere islamico.

Il nuovo Presidente dell’Egitto, che viene dai Fratelli Musulmani, potrebbe creare una situazione analoga, se volesse seguire lo stesso modello adottando un progetto nazionale generale, facendo affidamento su alleati di altre correnti, facendo spazio a quelli che possono dare una mano, e compiendo azioni concrete per rassicurare coloro che sono preoccupati, al di là del discorso politico positivo a cui egli ha fatto ricorso dal giorno in cui è stata annunciata la sua vittoria. Quando una società è priva di fiducia, quando nessuno si fida se non di se stesso, la retorica, per quanto possa apparire buona, non è utile e le promesse non hanno alcun impatto sulla realtà a meno che non siano accompagnate da misure che esprimano la natura e il senso del progetto intrapreso.

Sebbene l’esperienza della Turchia sia certamente fonte di ispirazione a questo proposito, e la lezione della Tunisia sia chiara, l’orientamento del nuovo Presidente egiziano resta tuttora un mistero. Tutti attendono di capire quali politiche, quali misure, quali azioni egli deciderà di intraprendere, per comprendere quale progetto abbia scelto. Probabilmente ciò non sarà possibile nel breve periodo in quanto le sfide che Mursi deve affrontare sono enormi e implicano la costruzione di una coalizione nazionale con altri partiti per superare il periodo attuale, estremamente critico. Quindi è probabile che passeranno mesi prima che potremo conoscere il progetto del nuovo Presidente dell’Egitto, e capire se il discorso positivo che ha tenuto durante le ultime due settimane fosse di carattere strategico o solamente tattico.

Wahid Abdel Meguid è un analista e commentatore egiziano; è direttore del Centro “al-Ahram” per le traduzioni e le pubblicazioni; è stato direttore degli uffici del Cairo del quotidiano panarabo “Dar al-Hayat”; è autore di numerosi libri

(Traduzione di Isadora D’Aimmo)

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