SABRA E CHATILA. LA MOSTRA SI FA

Laura Cusano, la fotografa e antropologa che lo scorso 30 maggio si era vista negare dalla commissione della “Casa della Memoria” l’autorizzazione per tenere la sua mostra fotografica intitolata “Notte Molto nera, Sabra e Chatila una memoria scomoda” , è riuscita ad inaugurare la mostra lo scorso 9 Luglio. E ripercorrere e ricordare quel tragico evento libanese del Settembre 1982, nel suo trentesimo anniversario, è certamente importante per capire bene non solo la storia dei profughi palestinesi in Libano, ma anche per comprendere la guerra civile libanese. Una guerra civile che viene ricordata in modo molto particolare soprattutto adesso, proprio perché nuovi venti di guerra ed instabilità provenienti dalla vicina Siria investono il paese dei cedri. In questi giorni il governo di Beirut ha infatti deciso di spostare verso il confine con la Siria una parte consistente del suo esercito. Nel paese si sono verificati scontri armati tra fazioni pro e contro Assad. E crescono anche le tensioni con Israele, che accusa il Libano di voler deviare il fiume Hasbani per provocare un danno al sistema idrico israeliano. Che, dopo le cosiddette “primavere arabe”, sia la volta del ritorno della guerra in Libano? La memoria della sanguinosa guerra civile che sconvolse il paese tra il 1975 e il 1990 è ancora viva in tutti gli abitanti del Libano, compresi i 400.000 profughi palestinesi. E di sicuro, in pochi vorrebbero rivivere quei drammatici anni. Ricordare uno degli eventi più cruenti di quella guerra, il massacro dei campo profughi palestinesi di Sabra e Chatila, compiuto dalla “Falange” maronita libanese, può essere davvero importante.

Dott.ssa Cusano, finalmente la sua mostra fotografica su Sabra e Chatila è stata inaugurata. Come si è arrivati a questa conclusione positiva? 

“Il testo introduttivo alla mostra è stato modificato. Nella prima versione facevo un riferimento esplicito alle responsabilità israeliane rispetto al massacro, nella seconda dico che ‘la questione è controversa’. Questo ha permesso che il testo venisse approvato dalla commissione della Casa della Memoria, e che dunque la mostra si facesse. Ricordo che la mostra era stata bloccata proprio perché quella ricostruzione storica non era stata gradita dalla comunità ebraica, che aveva sollecitato l’assessorato affinché, con quelle parole, la mostra non si facesse (come se una mostra fotografica dipendesse dalle sole parole che la circondano). Modificare il testo mi è pesato, ma è stato più importante portare significativamente la memoria di Sabra e Chatila in quel luogo, lasciando a ognuno la libertà di rifarsi alle numerosi fonti per avere un’idea su come si svolsero i fatti. Le mie idee in merito non sono cambiate”

Quanto crede che possa incidere la forza della fotografia nel raccontare tragedie come quella di Sabra e Chatila? 

“A volte le fotografie sono tutto ciò che resta. E questo vale senz’altro per i numerosi sopravvissuti al massacro, che conservano i ritratti dei congiunti estinti come delle vere e proprie reliquie, documenti, attestazioni di presenza attraverso l’assenza, attraverso quel potere enorme che le fotografie posseggono essendo – grazie alla loro natura ontologicamente liminale – un ponte tra i vivi e i morti. Nel cristallizzare frammenti di realtà, inoltre, la fotografia produce immagini esemplari, da cui trarre spunti di riflessione, e nel restituire la realtà – per quanto frutto di un’interpretazione – si avvicina per prossimità alla sua inconfutabilità, al suo ‘è stato’. Inchiodandosi alla forza dei fatti. Alle tracce indessicali di cui la fotografia è fatta”

Crede sia giusto documentare maggiormente gli eventi tragici della storia attraverso la fotografia? 

“Brevemente posso dire che la fotografia aiuta a riflettere, purché se ne decifri il linguaggio e non si cada nella trappola di un’estetica solo accattivante. La fotografia fornisce supporti di memoria, certo non neutri, ma permette di sottrarre all’oblio ciò che non viene vissuto in prima persona, forgiando a suo modo la memoria collettiva”

Quali altre mostre fotografiche ha in programma per il futuro?

“Certamente la memoria resta un tema a me caro, vorrei misurarmi con nuovi contesti, ma per ora nulla di già programmato”

La mostra fotografica, composta in tutto da 20 grandi immagini, si è aperta a Roma presso la “Casa della Memoria e della Storia” e resterà aperta sino al prossimo 21 Settembre 2012 a beneficio di tutti coloro i quali vorranno visitarla. 

Nicola Lofoco, laureato in Scienze politiche, è giornalista free lance dal 2000; si è occupato per diverso tempo di radio e tv; oltre ad aver collaborato con diverse testate online, è stato nella redazione de L’ Unità, La  Rinascita, e del Riformista dove si è occupato di politica estera

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