DALLE ALLEANZE INTERNAZIONALI ALL’ACQUA, I CENTO PROBLEMI DI MURSI

“Macro” e “micro” politica s’intrecciano sull’agenda del presidente Mursi, e non è detto che la prima sfera sia più impegnativa della seconda. I contatti internazionali che il gruppo di supporto al dottore diventato Capo di Stato aveva mantenuto durante tutta la fase della propria ascesa sulla scena nazionale ora acquistano la centralità e l’ufficialità che la carica impone. Dopo la liberatoria ricevuta con la visita di Hillary Clinton al Cairo, il primo incontro estero ha condotto Mursi presso la corte della dinastia saudita. Si sa quanto il ricchissimo Paese del Golfo tenga alle dinamiche di potere nella regione, quanto s’impegni per governarle attraverso la sua creatura (il Consiglio di Cooperazione del Golfo) votata alla conservazione dello status quo, all’alleanza economico-militare con gli Statu Uniti, alla lotta a distanza contro le velleità di altre nazioni che mirano alla leadership nell’area, nella versione del sunnismo laicizzato erdoğaniano e dello sciismo del velayat-e-faqih degli ayatollah iraniani. Da mesi abbiamo sotto gli occhi il copioso lavoro d’orientamento che potenti alleati di re Abdallah, su tutti l’emiro qatarino Al Khalifa, mettono in atto grazie a media di successo di cui sono proprietari ed editori: Al-Jazeera. Sua la vasta eco sulle rivolte arabe definite rivoluzioni, suo il racconto della crisi siriana secondo canoni molto apprezzati a Washington.

Nella frammentazione e nella ricomposizione delle alleanze mediorientali la partita è apertissima su fronti diplomatici e frontiere statali. Alla guerra civile in corso fin nel cuore di Damasco, si aggiunge lo spettro di conflitti-aggressioni cui i militarismi consolidati – quello statunitense guardiano del mondo, più le alleanze in loco turca e israeliana – possono lanciare contro Stati nazionali, siano regimi in dissolvimento come quello di Assad, nazioni fragili come il Libano, nemici ormai storici come Teheran. L’Egitto, che ha nell’apparato militare un attore di primo piano nelle vicende interne, per volontà della leadership di maggioranza e dello stesso Consiglio Supremo delle Forze Armate si tiene ben lontano da qualsiasi avventura guerresca. Eppure proprio dai contatti internazionali il neo Capo di Stato si trova tirato per la giacca da chi per scelta, alleanze pregresse o necessità attuali è coinvolto nello scontro diplomatico, in quello militare attivo o in quello ipotizzato. Dal momento della sua elezione Mursi sta ricevendo inviti dal corrispettivo iraniano Ahmadinejad, presidente isolato in casa dopo la rottura con la Guida Suprema e gli scandali in cui s’è ritrovato col suo staff. Seppure non potrà più essere rieletto nelle elezioni del 2013 l’ex basij gioca per la sua fazione, e nell’ipotesi di un forzato rimescolamento delle alleanze in Medio Oriente rivolge al Cairo la calamita di un avvicinamento al Movimento dei non Allineati.

La risposta egiziana non è arrivata perché la Fratellanza non vuole compromettere il recente benestare ricevuto dalla Casa Bianca, ma non è detto che Teheran riceva chiusure e rifiuti. Anzi. Volendo lanciare una nuova governance interna ed estera, l’amministrazione Mursi può proporre il suo popoloso Paese come riferimento, vincendo la subordinazione dei tempi recenti nei confronti degli altri grandi del Medio Oriente. Proprio mentre un sunnismo oltranzista cerca scontri con la componente sciita, smarcarsi da una visione di rinnovato conflitto religioso alla maniera irachena può costituire una diversa via. I regnanti del Golfo temono questa prassi perché la Fratellanza è un’organizzazione che può contestare dall’interno le proprie monarchie. Segnali sono giunti ultimamente dal piccolo Kuwait, mentre da tempo in Giordania il Fronte d’Azione Islamica s’è smarcato dal coinvolgimento per la riscrittura della legge elettorale avvicinandosi ad altri gruppi d’opposizione al sovrano hascemita. Moderata quanto si vuole, la Fratellanza è vista dalle petromonarchie come una componente che in Egitto, Tunisia, Marocco ha cavalcato le proteste e ha ottenuto enormi vantaggi elettorali e di potere, “sporcandosi le mani” con quelle piazze che invece emiri e sovrani del Golfo temono come la peste. Certo, sull’agenda di Mursi accanto ai meeting mondiali ci sono i conti in rosso delle casse statali, e nel gioco dei corteggiamenti Riyad fa pesare, rispetto a Teheran, le enormi possibilità di finanziamenti. Ma i 4, 6 o 8 miliardi di dollari di prestito prospettati dai sauditi restano tuttora sulla carta.

Potrebbero aiutare il presidente ad attuare quel programma sociale che il Partito della Libertà e Giustizia, prima di lui, aveva promesso in campagna elettorale insieme a strade da costruire, bonifica nelle campagne da effettuare, inquinamento urbano da risolvere. Fra le grane s’aggiunge in questi giorni la protesta di cittadini, molti dei quali suoi elettori, della circoscrizione di Giza (dove sorgono le famose piramidi) che hanno occupato la sede del governatorato per carenza d’acqua. Circa mezzo milione di persone ne lamentano la mancanza per quasi l’intera giornata (viene erogata una o due ore la notte). Molti incontri avuti con politici e coi responsabili dell’azienda sono risultati infruttuosi, così la gente è passata all’azione, pacifica ma decisa a non mollare e ha messo catene e lucchetti al palazzo dell’amministrazione.

“Stanno giocando con noi come fossimo fantocci” si lamentano persone che sono ancora più arrabbiate perché località vicine – Dokki, Zamalek, Mohandiseen – hanno l’acqua 24 ore al giorno pur essendo a 30 km dal Nilo, mentre Saft e Laban (nel distretto di Giza) a 3 km dal fiume vengono lasciate all’asciutto. Chissà se simili questioni verranno poste anche nel corso del programma “Il popolo domanda, il presidente risponde”, nuova trasmissione della Radio di Stato introdotta allo scoccare  del Ramadan dal noto presentatore Amal Fahmy. Un’iniziativa nazional-popolare voluta dai collaboratori del presidente per mostrarlo accanto alla gente. Con quali effetti pratici si vedrà.

23 luglio 2012

Enrico Campofreda è laureato in Storia presso ‘La Sapienza’, e specializzato a ‘RomaTre’. Giornalista dal 1988, ha collaborato con Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport, Il Manifesto scrivendo di sport. Attualmente collabora con Terra e con testate web seguendo politica estera e sociale. Ha pubblicato due romanzi “L’urlo e il sorriso”, Di Salvo, Napoli, 2007;  “Hépou moi”, ABao AQu, Rovigo, 2010

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