I liberali egiziani e le battaglie sbagliate

23/07/2012

Original Version: ليبراليو مصر والمعارك الخاطئة

Le cosiddette correnti “liberali” e “laiche” in Egitto hanno commesso l’errore di schierarsi con le forze armate, e di creare schieramenti politici, solo sulla base della loro ostilità alle correnti islamiche – sostiene l’analista egiziano Khalil al-Anani

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La rivoluzione del 25 gennaio non ha cambiato la composizione politica dell’elettorato egiziano, che si trova ancora stretta tra le differenti anime dell’Islam politico, dagli islamisti di estrema destra (salafiti ed ex jihadisti) a quelli di estrema sinistra (Fratelli Musulmani, islamisti indipendenti e sufi). Mentre gli islamisti approfittano della rivoluzione in diversi modi, sia rafforzando la loro presenza sociale ed organizzativa, sia grazie ad una continua espansione nello spazio pubblico, i liberali dal canto loro continuano a dividersi e ad esaurire le proprie forze in battaglie intestine, coinvolti in una decadenza morale che ha eroso quanto rimaneva delle loro riserve elettorali. Il colpo di grazia per i liberali, a quanto si dice, è stato inferto dalla vittoria di Mohammad Morsi nella corsa alla presidenza della repubblica, che ha comportato l’insediamento dell’egemonia islamista, a livello formale ed oggettivo, nella vita politica egiziana.

La reazione dei liberali all’ascesa degli islamisti in Egitto conferma che i loro problemi sono profondi e strutturali, e che non sono affatto tattici o temporanei: tanto per fare un esempio, è sufficiente pensare ai disperati tentativi di equilibrare il confronto politico con gli islamisti. Molti sono i leader liberali caduti in errori banali, ma il più fatale per loro e per le loro idee è stato quello di rendersi complici (direttamente o indirettamente) della dittatura, e di radunare i transfughi del vecchio regime in vista dello scontro con gli islamisti. Essi lo hanno fatto imponendo il loro controllo sul “mercato” mediatico e cercando protezione in seno al Consiglio militare, le cui  file sono state aizzate contro il presidente eletto. Queste non sono pratiche nuove per molti liberali, i quali sin dall’inizio della rivoluzione si sono continuamente preoccupati di allinearsi agli interessi delle forze armate, contrariamente agli islamisti, nel tentativo di fermare l’avanzata politica ed elettorale di questi ultimi;  alcuni di loro addirittura non hanno avuto alcuno scrupolo nel chiedere all’esercito di restare al potere, intimoriti dall’idea che gli islamisti potessero conquistarlo.

Incuranti della loro umiliante decadenza morale ed intellettuale, i liberali hanno disconosciuto i principi della democrazia, accettandone degli altri, senza rendersi conto che la vera tragedia è stata decretata dalla  stupidità politica che li ha posti nello stesso solco del regime autoritario; così è definitivamente scomparso quanto rimaneva della credibilità del pensiero politico liberale nello spazio pubblico egiziano. Il risultato è stato che quanto più gli islamisti avanzano a livello politico e popolare, tanto più i liberali retrocedono dal punto di vista morale e ideologico, e perdono la loro presa sul popolo.

Un gruppo di partiti e correnti che si definiscono “civili” si sono impegnati a formare una “terza corrente” con lo scopo di respingere gli islamisti. Si è trattato però di un tentativo disperato e destinato al fallimento sin dall’inizio, e non solo a causa dell’incoerente composizione ideologica di questo fronte, del quale facevano parte neoliberisti e personaggi fuoriusciti dalla sinistra, senza alcun rispetto per le regole della democrazia, ma anche in ragione della debolezza delle loro pretese politiche. Perciò appare anche superfluo ricordare  la confusione di definizioni e la banalità delle espressioni ( terza corrente, corrente civile, ecc) utilizzate per identificarsi – uno dei tanti segni dell’inevitabile fallimento della pretesa di esercitare un qualsiasi tipo di influenza nel prossimo futuro.

In primis, non esiste alcun collante ideologico o intellettuale, né un progetto politico comune che possa riunire i cosiddetti liberali: invece di raccogliersi sulla base delle loro idee e dei loro progetti di governo, essi sono uniti esclusivamente dall’ostilità nei confronti dell’Islam politico. In secondo luogo, negli ultimi mesi, è apparso chiaro il livello di opportunismo che caratterizza le anime che compongono questa “corrente”, così come si è accertata l’inconsistenza delle posizioni politiche di questo fronte, la sua mancanza di integrità nei valori ed il conseguente arretramento in termini di popolarità. Inoltre non esiste alcun segnale che possa far pensare alla trasformazione della corrente liberale in un movimento popolare dotato di strutture organizzative e radicato nella società: infatti, i suoi membri, invece di attivarsi per ottenere un vero sostegno popolare, si sono accontentati di tenere altisonanti discorsi in alberghi lussuosi – non molto frequentati dagli egiziani, a dire il vero – il ché rappresenta una continuazione della logica di autoreferenzialità e di supponenza del fronte liberale.

Per la terza volta, nel corso di poche settimane, i liberali hanno commesso lo stesso ingenuo e banale errore, e dopo aver sostenuto in segreto ed in pubblico  Ahmed Shafiq – candidato del vecchio regime alle elezioni presidenziali, che alcuni di loro non hanno avuto remore a definire “il protettore dello stato civile” in Egitto – sono tornati a sostenere il golpe costituzionale compiuto dalla giunta militare, quando è stato decretato lo scioglimento del primo parlamento eletto in Egitto dopo la rivoluzione, a causa dell’incostituzionalità della legge elettorale. I liberali sono rimasti in silenzio anche quando l’esercito ha varato la dichiarazione costituzionale che assicurava il potere al Consiglio militare conferendogli anche il potere legislativo; ed al solo scopo di danneggiare  gli islamisti, hanno preferito non protestare di fronte ad un crimine come quello che le forze armate hanno compiuto annullando il risultato del voto parlamentare.

Ultimo errore commesso dai liberali è stato quello di opporsi alla recente decisione del presidente di riconvocare il parlamento eletto. Questa posizione dei liberali seguiva la precedente decisione del Consiglio militare; e sempre spingendo in questa direzione, alcuni esponenti di questo  fronte (e dunque non solo il Consiglio superiore delle forze armate) hanno addirittura esplicitamente esortato al colpo di mano militare, invocando “protezione” per lo stato civile. Fra loro c’è già chi sostiene che l’esercito e il Consiglio militare siano ormai sotto il comando del nuovo presidente, perlomeno dal punto di vista formale. Nonostante ciò, alcuni liberali vivono ancora protetti dalla “sottana” delle forze armate, e ritengono che il potere sia ancora in mano al Consiglio militare. Certamente esistono relazioni tumultuose tra il nuovo presidente e l’apparato militare; ma nonostante questo, l’esercito non mostrerà di sostenere apertamente la corrente liberale di fronte al presidente, né manifesterà fiducia nel progetto politico di tale corrente. Anche per questo, dunque, i liberali sono rimasti piuttosto scioccati dalla reazione, secondo loro non sufficientemente ferma, del Consiglio militare alla decisione del presidente di riconvocare il parlamento. I liberali sono rimasti increduli nel vedere il parlamento riaprire le porte ai deputati e tornare a riunirsi.

La realtà è che i leader del fronte liberale sono diventati solo un fardello per l’Egitto ed hanno svolto un ruolo deleterio sia nello spazio pubblico che in quello privato: sono questi dirigenti ad aver stretto accordi con certi uomini d’affari, esponenti di un capitalismo selvaggio che non tiene in grande considerazione la giustizia sociale e l’uguaglianza di tutti gli egiziani. D’altra parte però, esiste indubbiamente una corrente liberale giovanile che crede nel pluralismo ed è desiderosa di costruire dei ponti per dialogare con le differenti correnti politiche egiziane; purtroppo quest’anima del fronte liberale è ancora in fase embrionale ed avrà bisogno di molto tempo ancora, prima di riuscire a radicarsi nella coscienza politica del paese, e quindi avviare una ricostruzione partendo dai fallimenti degli attuali dirigenti. Questa corrente rappresenta una parte della nuova generazione che è apparsa nella vita politica egiziana dopo la rivoluzione; i suoi sforzi, sono tesi a riconsiderare le idee e gli orientamenti attuali in modo da modellare una nuova organizzazione politica che sia in armonia con le sue aspettative riguardo a un nuovo stato fondato sulla libertà, la giustizia e la dignità.

Khalil El-Anani è un analista egiziano; è ricercatore presso la School of Government and International Affairs dell’Università di Durham

(Traduzione di Francesco Saverio Leopardi)

2 Responses to “I liberali egiziani e le battaglie sbagliate”

  1. francesca aquino scrive:

    amo la costa mediterranea che va da Alessandria a MARSA Matrou, mio padre prima di mancare un’intero pomeriggio mi ha descritto l’avanzata dalla libia all’Egitto. e dei patimenti sichisi e’ salvato e oblio di. chi oggi compone il deserto e le spiagge del fronte II. guerra mondiale.
    Ho letto che un generale inglese ha scritto che se GLI ITALIANI. AVESSERO AVUTO INS. ARMAMENTI CI AVREBBERO RIVOLTATI COME I CALZINI. rendo omaggio a. costui. ma non cancellera’dalla mia mente CIO’CHE QUESTO ESERCITO CON L’INGANNO DI UNA SPIA SIA RIUSCITO A STRAVOLGERE e vincere come Pirro. una battaglia CHE SOLO I NS. TEMERARI RAGAZZI ITALIANI AVREBBERO POTUTO MERITARE LA VITTORIA.

    EL/ALAMEIN e’ nella mia anima ancor di piu’ della mia/ITALIA. dove ambisco a ritornare E vivere gli anni che mi restano. MA desidero un’EGITTO. LIBERODAFANATISMI POLITICI. di qualunque corrente.

    Amo LA LIBERTA’ ED IL DIRITTO DI POTER VIVERE E VIAGGIARE SULLA VS. TERRA

  2. autores scrive:

    ed a quanto pare e’ fondato al razzismo,e’ sufficiente prendere in considerazione che in Egitto a differenza dalla Libia no c’e’ un negro Arabo africano,no c’e’ nella squadra di pallone e no c’e’ in tutto il Cairo. L’Egitto no ha alcun interesse di comperare qualche bravo calciatore per la propria Nazionale e vuole chiudere in se’ stesso con tutto il mondo attorno,cosa molto sbagliata,anche l’Iran assume l’Africa Araba in Iran tramite all’Arabia Saudita e no c’e’ da aspettare molto per questo avvenimento consolidale. Chi potrebbe pensare che l’Iran abbia la preferenza all’Egitto a differenza dall’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti?Il mondo e’ in mano ai negri e l’Egitto lo deve confermare!

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