<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Medarabnews &#187; Lebanon</title>
	<atom:link href="http://www.medarabnews.com/category/libano/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.medarabnews.com</link>
	<description>Sguardo sulla stampa euro-araba</description>
	<lastBuildDate>Fri, 30 Jul 2010 08:02:21 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Bisogna temere i demoni secessionisti del Sudan</title>
		<link>http://www.medarabnews.com/2010/07/22/temere-demoni-secessionisti-sudan/</link>
		<comments>http://www.medarabnews.com/2010/07/22/temere-demoni-secessionisti-sudan/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 05:30:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chibli Mallat</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi & Reportages]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Sudan]]></category>
		<category><![CDATA[The Daily Star]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Arab World]]></category>
		<category><![CDATA[Democracy]]></category>
		<category><![CDATA[Elections]]></category>
		<category><![CDATA[secession]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.medarabnews.com/?p=16994</guid>
		<description><![CDATA[<p>22/07/2010</p>
<p><strong>Original Version: <a href="http://www.dailystar.com.lb/article.asp?edition_id=10&#38;categ_id=5&#38;article_id=117082" target="_blank">Beware of Sudan&#8217;s secessionist demons</a></strong></p>
<p><em>Dopo le disgraziate elezioni dello scorso aprile che hanno confermato Bashir al potere, il Sudan sembra irrimediabilmente diretto verso la secessione; tale evento a sua volta potrebbe costituire un funesto</em>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>22/07/2010</p>
<p><strong>Original Version: <a href="http://www.dailystar.com.lb/article.asp?edition_id=10&amp;categ_id=5&amp;article_id=117082" target="_blank">Beware of Sudan&#8217;s secessionist demons</a></strong></p>
<p><em>Dopo le disgraziate elezioni dello scorso aprile che hanno confermato Bashir al potere, il Sudan sembra irrimediabilmente diretto verso la secessione; tale evento a sua volta potrebbe costituire un funesto precedente per l’Africa e per il Medio Oriente – scrive l’accademico Chibli Mallat</em></p>
<p>***</p>
<p>Il Sudan sta per dividersi in due stati, e la stabilità della regione è a rischio. Il primo segnale preoccupante è stato il riconoscimento delle elezioni presidenziali tenutesi lo scorso aprile da parte di un personaggio esperto nel monitoraggio delle elezioni come Jimmy Carter. Sebbene le operazioni di voto non siano state ritenute all’altezza degli standard internazionali, l’ex presidente americano ha detto chiaramente che la comunità internazionale avrebbe riconosciuto il vincitore.</p>
<p>In considerazione del fatto che il presidente del Sudan, Omar al-Bashir, è stato accusato la scorsa settimana dalla Corte Penale Internazionale di aver compiuto un genocidio in Darfur, e che alcuni democratici sudanesi di primo piano, soprattutto l’esponente dell’opposizione Sadeq al-Mahdi, si sono rifiutati di partecipare alle elezioni, le conclusioni della missione di Carter creano qualche problema. Come è possibile che un dittatore che ha compiuto un genocidio venga riconosciuto come vincitore in simili circostanze?</p>
<p>Poi ho capito che la farsa elettorale realizzata dal presidente sudanese per restare al potere, e che è stata condonata dalla missione di osservazione internazionale, non è altro che un preludio dei gravi eventi che si verificheranno in Sudan tra sei mesi. Carter, e i paesi occidentali in generale, hanno facilitato la sopravvivenza del dittatore per salvare il referendum sull’indipendenza del Sudan del sud che si terrà nel gennaio del 2011. Avendo accettato che le elezioni fossero monitorate da una missione internazionale, Bashir non può più impedire che il referendum si tenga nel sud del paese. Tale referendum, che avverrà ugualmente sotto monitoraggio internazionale, avrà come risultato la formale divisione del Sudan in due stati.</p>
<p>Ciò provocherà uno tsunami che seminerà distruzione nei due stati sudanesi emergenti e nel resto dell’Africa e del Medio Oriente. Coloro i quali sono a favore della secessione del sud probabilmente non si rendono completamente conto di quello che ciò significherà per l’ordine internazionale. Con un dittatore come Bashir che continuerà a mantenere il potere a Khartoum, e molto probabilmente con una forma di autoritarismo molto simile in arrivo nella nuova capitale sudanese del sud, assisteremo a continue dispute riguardo ai confini e a episodi di pulizia etnica. Tutto questo sarà alimentato dalla maledizione del petrolio che rappresenta il 98% delle rendite del governo centrale del Sudan e il 60% di quelle del sud.</p>
<p>La secessione significherà inoltre che il Darfur rimarrà sotto le grinfie del crudele regime di Bashir, mentre i democratici di Khartoum verranno lasciati soli nella loro battaglia contro uno dei peggiori governanti della storia del Sudan.</p>
<p>Il Sudan del sud sarà il primo paese del dopo-indipendenza, in Africa dagli anni ’60, creato in conseguenza di una secessione. I leader africani sono a buon diritto preoccupati per il precedente che ciò determinerà. Essi tuttavia non hanno sufficiente voce per farsi sentire, e gli Stati Uniti e l’Europa sostengono pienamente le divisione del Sudan, in parte a causa della componente cristiana che è predominante tra la popolazione del sud.</p>
<p>Anche noi in Medio Oriente siamo ugualmente preoccupati. Invece di trovare modi per convivere in maniera civile con coloro i quali hanno un’origine etnica, religiosa e linguistica differente,  i gruppi che avanzano rivendicazioni saranno tentati in futuro di ottenere una secessione in stile sudanese. E vi sono molti gruppi e molti risentimenti rivolti contro i regimi dittatoriali nella nostra regione.</p>
<p>Inoltre, verrà anche esacerbata la logica distruttiva della divisione tra cristiani e musulmani. L’Europa ha già pagato un prezzo enorme con la secessione dell’ex Yugoslavia, e il Sudan riaccenderà le tensioni mal sopite nell’Africa orientale. Dopo il Sudan, i cristiani del Libano potrebbero essere incoraggiati a cercare di dar vita al loro staterello, a Cipro l’unificazione delle due comunità divise, greca e turca, potrebbe risultare più difficile da raggiungere, e la coesistenza tra musulmani e cristiani all’interno degli stati-nazione esistenti potrebbe essere minacciata in tutto il mondo.</p>
<p>Eppure chi può rimproverare ai sudanesi del sud di voler tagliare i ponti con un paese governato da una crudele dittatura fin dal colpo di stato di Bashir del 1989? Tuttavia, sebbene molti dei risentimenti del sud siano giustificabili, l’indipendenza non è la soluzione. Vi è la necessità di una diversa sistemazione giuridica al fine di accomodare le differenze esistenti tra i gruppi che vivono all’interno di un unico stato-nazione, e questa sistemazione è il federalismo. Eppure il federalismo non ha senso senza democrazia. Ciò è vero oggi per il Sudan come per l’Iraq, come lo fu per gli Stati Uniti  negli anni che condussero alla guerra civile del 1861.</p>
<p>Visto che il paese si trova ormai sull’orlo del collasso, solo il presidente americano Barack Obama e il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon possono fare qualcosa, anche se dubito che ciò accadrà. Obama ha fin troppi problemi in patria e in Afghanistan per dedicare al Sudan l’attenzione richiesta, e Ban Ki-moon è un segretario delle Nazioni Unite di poco polso. In effetti, il sistema onusiano sembra incapace di produrre segretari generali che siano qualcosa di più di un “minimo comun denominatore”.</p>
<p>L’unica possibilità rimasta per evitare l’effetto distruttivo di una crisi sudanese è che Omar al-Bashir venga rimosso dal potere. Ma anche in questo caso l’accettazione internazionale delle sue cosiddette “elezioni” complica la faccenda. Entro un anno i cittadini sudanesi avranno due stati litigiosi, e Bashir continuerà a torturare la gente e a ucciderla a Khartoum e in Darfur. Avremo anche un precedente che legittima la secessione quale espediente privilegiato contro la dittatura, insieme a un ulteriore passo indietro nel processo democratico.</p>
<p>Democrazia significa risolvere i problemi insieme, non significa andarsene ognuno per la propria strada dando vita a uno stato distinto ogni volta che vi è un’incomprensione. Solo un miracolo può salvare il Sudan dai demoni della secessione. Il precedente che si creerà potrebbe avere effetti devastanti per il Medio Oriente ed anche altrove.</p>
<p><em><strong>Chibli Mallat</strong> insegna diritto e politiche mediorientali all’Università dello Utah, ed è professore di diritto europeo all’Università St. Joseph di Beirut; è autore di “Introduction to Middle Eastern Law” (Oxford University Press)</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.medarabnews.com/2010/07/22/temere-demoni-secessionisti-sudan/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ayatollah Fadlallah And The Misunderstandings Between Islam And The West</title>
		<link>http://www.medarabnews.com/2010/07/15/ayatollah-fadlallah-and-the-misunderstandings-between-islam-and-the-west/</link>
		<comments>http://www.medarabnews.com/2010/07/15/ayatollah-fadlallah-and-the-misunderstandings-between-islam-and-the-west/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 11:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editorial Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[English]]></category>
		<category><![CDATA[Lebanon]]></category>
		<category><![CDATA[L’Ayatollah Fadlallah e le incomprensioni fra Islam e Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[Traduzione Lancio]]></category>
		<category><![CDATA[Arab-Israeli Conflict]]></category>
		<category><![CDATA[Dialogue of Civilizations]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah]]></category>
		<category><![CDATA[History]]></category>
		<category><![CDATA[Interreligious Dialogue]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Islamic Republic]]></category>
		<category><![CDATA[Islamic Thought]]></category>
		<category><![CDATA[Shiites]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.medarabnews.com/?p=16969</guid>
		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-16970" title="220" src="http://www.medarabnews.com/wp-content/uploads/testate/FOTO220.jpg" alt="" width="200" height="129" /></p>
<p>On June 4th, Grand Ayatollah Mohammed Hussein Fadlallah died in Beirut at the age 75. Lebanon&#8217;s supreme Shiite authority, his spiritual influence spanned well beyond the borders of Lebanon and Shiism. He was a guide for millions of Muslims&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-16970" title="220" src="http://www.medarabnews.com/wp-content/uploads/testate/FOTO220.jpg" alt="" width="200" height="129" /></p>
<p>On June 4th, Grand Ayatollah Mohammed Hussein Fadlallah died in Beirut at the age 75. Lebanon&#8217;s supreme Shiite authority, his spiritual influence spanned well beyond the borders of Lebanon and Shiism. He was a guide for millions of Muslims in countries like Iraq, Bahrain and even Pakistan. To the Shia, he was a marja’-e taqlid, a “source of emulation”, namely a living model to be imitated whose opinions in legal matters were law for those who had chosen him to be their source of religious inspiration.</p>
<p>At the same time, though, he was a controversial figure to most of the West and particularly the United States. Because of his harsh criticism of Israeli occupation and Washington&#8217;s policies, the United States considered him an enemy. Considered – quite wrongly in the opinion of many leading experts in Middle East affairs – the spiritual leader of Hezbollah, he was believed to be one of the masterminds of the 1983 suicide attack on the U.S. barracks at the airport in Beirut that killed 241 marines (he had always denied any involvement).</p>
<p>Therefore, Fadlallah, in turn, was the target of several attacks, the worst of which was the bomb attack on March 8, 1985, when a car packed with explosives exploded just a few meters away from his home. The explosion destroyed a 7-floor building killing 80 people, many of whom women and children leaving the nearby mosque. Due to a delay, Fadlallah miraculously survived unscathed. Many believed that the CIA was behind the attack.</p>
<p>In 1995 U.S. President Bill Clinton, pressured also by AIPAC, the powerful pro-Israel lobby in Washington, officially called Fadlallah a “terrorist”. In 2006, Israel bombed his house in the southern part of Beirut.</p>
<p>In recent days, while millions of Muslims have been mourning his death and messages of sympathy have been sent by political leaders like Iraqi Prime Minister Nuri al-Maliki, King Abdullah of Jordan, the emirs of Qatar and Kuwait, there has been criticism in the West for some public expressions of appreciation for Fadlallah.</p>
<p>Harsh reactions in Great Britain and Washington have been kindled by the statement of the British Ambassador to Lebanon, Frances Guy, published in the internet, who lamented Fadlallah&#8217;s death, defining him “a true man of religion” and stating that “The world needs more men like him willing to reach out across faiths”.</p>
<p>In the United States, a CNN reporter was fired after stating on Twitter her sympathy for Fadlallah&#8217;s death, “One of Hezbollah&#8217;s giants I respect a lot”.</p>
<p>Several commentators have underscored this discrepancy between the prevailing attitudes in the West and those in Arab countries. While in the United States, Great Britain and Israel many consider Fadlallah an extremist, in the Arab world he was widely praised for his tolerance, openness to dialogue and his commitment to promote an open and modern Islam.</p>
<p>Fadlallah&#8217;s figure has come to embody the misunderstandings between Islam and the West. However, looking back to the history of this highly symbolic figure, according to some, it is quite clear that the West has much to lose by dubbing its opponents in the Arab world tout court as “extremists” or “terrorists”, showing its inability to distinguish between the various currents of thought and political stances, and its shortcomings or lack of will to understand a world rich in different shades and hues.</p>
<p>Fadlallah was born of Lebanese parents in Najaf, a Shiite holy city, in 1935. In Iraq he was one of the founders of the Da’wa party, which now includes Iraqi Prime Minister Nuri al-Maliki, and he continued to have a great spiritual ascendancy over the party. As in Hezbollah&#8217;s case, though, he did not have an operational role in this political group.</p>
<p>After completing his studies under the guidance of major Shiite scholars, he returned to Lebanon in 1966. In Lebanon Fadlallah played a leading role in the progressive emancipation of the Lebanese Shiite community, which was living at the time in extreme poverty and seeing many of its rights violated. His fight against the marginalization of the Shiite community comes alongside that of imam Moussa al-Sadr, another political and religious figure among the most highly respected in Lebanon. He died in mysterious circumstances in 1978 during a visit to Libya.</p>
<p>Like Moussa al-Sadr, Fadlallah gained respect and admiration not only among Shiites, but also among the other Lebanese confessional groups.</p>
<p>Fadlallah&#8217;s more &#8220;radical&#8221; ideas date back to the days of the Lebanese civil war that broke out in 1975 and of the Israeli invasions of southern Lebanon in 1978 and 1982 (the latter led to a long occupation that ended only in 2000 and caused huge suffering for the Lebanese Shiite community).</p>
<p>Fadlallah even justified the suicide attacks against military objectives and supported the right to respond to force with force as long as it is a means to defend one&#8217;s own life and land. He voiced his own support for the Palestinian armed struggle and his own opposition to U.S. hegemony. However, he was also a strenuous opponent of Arab dictatorships.</p>
<p>Fadlallah was undoubtedly a beacon and source of inspiration for many Shiite militants and Hezbollah militias, but he never belonged to this Lebanese Shiite organization.</p>
<p>Moreover, he never had smooth relations with the Islamic Republic of Iran. While having supported the 1979 Islamic Revolution in Iran, he expressed on several occasions his disapproval of the principle of velayat-e faqih as conceived by Ayatollah Ruhollah Khomeini. Based on this principle, if there is no divinely inspired imam, political leadership lies with the faqih, namely the religious scholar expert in Islamic law. The government currently in power in Iran is based on this principle.</p>
<p>The principle of velayat-e faqih, though, is far from being accepted by all Shiites. It is generally opposed by the school of Najaf, currently led by Ayatollah Ali al-Sistani, which was also Fadlallah&#8217;s school. He was traditionally closer to those Shiite currents, which prefer, instead of the rule of a single clergyman, that of a group of clerics who make decisions based on consensus, or even to those currents that favor a government led by politicians, leaving the task of overseeing its actions to clerics. In either case, these systems include major democratic elements.</p>
<p>Another dispute with the Iranian leadership occurred in the mid-1980s when Fadlallah said that at the time it was not possible to work to establish an Islamic state in Lebanon, a position currently shared even by Hezbollah.</p>
<p>Then, in 1989, when Khomeini died in Iran, he was succeeded by Supreme Leader Ali Khamenei, a clergyman who lacked the stature of ayatollahs like Fadlallah and al-Sistani. However, Hezbollah recognized Khamenei as marja’, namely as a source of emulation for the group, instead of Fadlallah, proving once again the fact that relations between the Lebanese ayatollah and the Shiite party were all but systematic.</p>
<p>Because of his commitment to a more open and democratic Islam aimed at improving humankind, of his open-mindedness and openness to dialogue, Fadlallah is considered by many Middle Eastern analysts a figure that the West should have listened more to.</p>
<p>An opponent of all forms of dictatorship, he was fully aware of the brutality of Saddam Hussein&#8217;s regime, responsible for the death of Ayatollah Mohammad Baqir al-Sadr, considered a great master by Fadlallah.</p>
<p>It is widespread opinion in the Islamic world, and often even among Western observers, that Fadlallah was the promoter of a politically engaged Islam ready to defend the land and freedom of its followers even with armed force, but he was not an ideological fanatic.</p>
<p>Fadlallah was among the first to condemn the 9/11 attacks stating that nothing can ever justify the indiscriminate killing of civilians, which is deemed to be a legitimate practice by al-Qaeda and other similar groups.</p>
<p>He always tried to find a meeting point between Shia&#8217;s various factions and currents, but also between Shiites and Sunnis. As a commentator has written, Fadlallah embodied a self-assured form of Islam that was not interested in denying others. For instance, he was always open to and respectful of Christians because he believed that they shared many common values. He was always a supporter of dialogue between religions and even with Jews as long as they had no Zionist tendencies.</p>
<p>Although he opposed Israel for having occupied Arab lands and believed that armed resistance against the Jewish State was legitimate, he welcomed President Obama&#8217;s election and stated that his speeches showed that he believed in dialogue and peace.</p>
<p>In the Middle East many believe that Fadlallah was the spokesman of a tolerant and modern Islam that is trying to address the issues of today&#8217;s world. He passed religious decrees prohibiting female circumcision, he condemned violence against women and honor crimes, and he stressed the importance of education, human dignity and the respect for the rights of the most disadvantaged.</p>
<p>Many commentators in the Arab and Western world alike have stated that his death has left a void that it is difficult to fill and that his legacy must be defended and carried on.</p>
<p>In Shiism, when a religious scholar recognized as being a marja’ dies, there is no automatic procedure to replace him. In theory, years may pass before another religious scholar is recognized as marja’ in Lebanon.</p>
<p>In the meantime, most Lebanese Shiites will probably look to Ayatollah al-Sistani in Najaf. However, he is almost 81 years old and he may soon die, leaving the Shiites without another important beacon.</p>
<p>In this situation, there are some in the West who fear that this void will be filled by Iranian Shiism, which is today much more uncompromising than the form promoted by figures like Fadlallah and al-Sistani.</p>
<p>In Lebanon, the network of charities established by Fadlallah might be taken over by religious figures close to Khamenei. In Iraq, Iran is “grooming” the young Muqtada al-Sadr whose movement did very well during the recent elections.</p>
<p>Yet there is something rather ironic in the West&#8217;s concerns, as some have pointed out. Fadlallah, the man who Washington dubbed a “terrorist” in 1995 and probably tried to kill several times was probably the last bulwark against Iranian Shiism in Lebanon.</p>
<p>If his death should open the way to the rise of hard-line clerics, it could be a tough lesson for those in the West who are unwavering in their biased closure towards figures who, though dissenting with some Western policies, are actually promoting values that do not contrast with the most solemn values cherished in the West.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.medarabnews.com/2010/07/15/ayatollah-fadlallah-and-the-misunderstandings-between-islam-and-the-west/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’Ayatollah Fadlallah e le incomprensioni fra Islam e Occidente</title>
		<link>http://www.medarabnews.com/2010/07/14/fadlallah-incomprensioni-islam-occidente/</link>
		<comments>http://www.medarabnews.com/2010/07/14/fadlallah-incomprensioni-islam-occidente/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 05:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Lebanon]]></category>
		<category><![CDATA[L’Ayatollah Fadlallah e le incomprensioni fra Islam e Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[intro]]></category>
		<category><![CDATA[Arab-Israeli Conflict]]></category>
		<category><![CDATA[Dialogue of Civilizations]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah]]></category>
		<category><![CDATA[History]]></category>
		<category><![CDATA[Interreligious Dialogue]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Islamic Republic]]></category>
		<category><![CDATA[Islamic Thought]]></category>
		<category><![CDATA[Shiites]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.medarabnews.com/?p=16961</guid>
		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-16962" title="221" src="http://www.medarabnews.com/wp-content/uploads/testate/FOTO221.jpg" alt="" width="200" height="159" /></p>
<p>Lo scorso 4 giugno, il Grande Ayatollah Mohammad Hussein Fadlallah si è spento a Beirut all’età di 75 anni. Massima autorità sciita in Libano, la sua influenza spirituale si estendeva però ben al di là della frontiera libanese e&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-16962" title="221" src="http://www.medarabnews.com/wp-content/uploads/testate/FOTO221.jpg" alt="" width="200" height="159" /></p>
<p>Lo scorso 4 giugno, il Grande Ayatollah Mohammad Hussein Fadlallah si è spento a Beirut all’età di 75 anni. Massima autorità sciita in Libano, la sua influenza spirituale si estendeva però ben al di là della frontiera libanese e ben oltre i confini dello sciismo. Egli fu una guida per milioni di musulmani, in paesi come l’Iraq, il Bahrein, e persino il Pakistan. Per gli sciiti era un marja’-e taqlid, una “fonte di emulazione”, ovvero un modello vivente da imitare ed i cui pareri giuridici avevano un valore di legge per coloro che lo avevano scelto come propria fonte di ispirazione religiosa.</p>
<p>Allo stesso tempo, tuttavia, egli è stato una figura controversa agli occhi di gran parte dell’Occidente, ed in particolare degli USA. A causa della sua dura opposizione all’occupazione israeliana ed alle politiche di Washington nella regione, egli fu considerato dagli Stati Uniti come un nemico. Identificato (in maniera sostanzialmente erronea, a giudizio di tutti i maggiori conoscitori della realtà mediorientale) come il leader spirituale di Hezbollah, fu ritenuto uno dei mandanti dell’attacco suicida del 1983 contro una caserma americana all’aeroporto di Beirut, in cui rimasero uccisi 241 marines (egli ha sempre negato ogni coinvolgimento).</p>
<p>Di conseguenza, Fadlallah fu a sua volta oggetto di diversi attentati, il più grave dei quali fu l’attentato dinamitardo dell’8 marzo 1985, quando un’automobile imbottita di esplosivo saltò in aria a pochi metri dalla sua abitazione. L’esplosione distrusse un edificio di sette piani uccidendo 80 persone, molte delle quali erano donne e bambini che stavano lasciando la vicina moschea. A causa di un ritardo, Fadlallah rimase miracolosamente illeso. Molti ritennero la CIA responsabile dell’attacco.</p>
<p>Nel 1995, il presidente Bill Clinton, anche a seguito delle pressioni dell’AIPAC, la potente lobby filo-israeliana a Washington, definì ufficialmente Fadlallah un “terrorista”. Nel 2006, Israele bombardò la sua casa nella zona meridionale di Beirut.</p>
<p>In questi giorni, mentre milioni di musulmani accoglievano con dolore la notizia della sua morte, e messaggi di condoglianze giungevano da leader politici come il primo ministro iracheno Nuri al-Maliki, il re giordano Abdullah, e gli emiri del Qatar e del Kuwait, in Occidente sono scoppiate diverse polemiche a seguito di alcune pubbliche espressioni di apprezzamento nei confronti di Fadlallah.</p>
<p>Dure reazioni in Gran Bretagna ed a Washington sono state suscitate da un commento pubblicato su internet dall’ambasciatrice britannica in Libano, Frances Guy, la quale lamentava la perdita di Fadlallah, definendolo “un vero uomo di religione”, ed affermando che “il mondo ha bisogno di più uomini come lui, disposti a gettare ponti tra le fedi”.</p>
<p>Negli Stati Uniti, una giornalista della CNN è stata licenziata dopo aver espresso su Twitter il proprio dispiacere per la scomparsa di Fadlallah, “uno dei giganti di Hezbollah che io rispetto molto”.</p>
<p>Diversi commentatori hanno sottolineato questa discrepanza fra gli atteggiamenti prevalenti in Occidente e quelli diffusi nei paesi arabi. Mentre negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Israele molti considerano Fadlallah un estremista, nel mondo arabo egli <strong><a href="http://www.medarabnews.com/2010/07/14/fadlallah-morte-di-una-leggenda/" target="_blank">è stato generalmente lodato</a></strong> per la sua tolleranza, per la sua disponibilità al dialogo, per il suo impegno nel promuovere un Islam aperto e moderno.</p>
<p>La figura di Fadlallah diventa dunque emblematica delle incomprensioni esistenti fra l’Islam e l’Occidente. Tuttavia, ripercorrendo la storia di questa personalità altamente simbolica, emerge – secondo alcuni – quanto l’Occidente abbia da perdere nell’etichettare invariabilmente i propri oppositori all’interno del mondo arabo come “estremisti” o “terroristi”, dimostrandosi incapace di distinguere fra le diverse correnti di pensiero e le differenti impostazioni politiche, e dando prova di non essere in grado, o di non avere la volontà, di orientarsi all’interno di un mondo ricco di sfumature e gradazioni differenti.</p>
<p>Fadlallah nacque a Najaf, città santa per gli sciiti, da genitori libanesi nel 1935. In Iraq, egli fu tra i fondatori del partito “Da’wa”, a cui appartiene l’attuale primo ministro iracheno Nuri al-Maliki, e continuò negli anni ad avere una grande influenza spirituale su questo partito. Come nel caso di Hezbollah, tuttavia, egli non ebbe alcun ruolo operativo in questa formazione politica.</p>
<p>Dopo aver concluso i suoi studi sotto la guida di importanti dotti sciiti, egli fece ritorno in Libano nel 1966. Nel paese dei cedri, Fadlallah ebbe un ruolo di primo piano nella progressiva emancipazione della comunità sciita libanese, che in quegli anni viveva in una condizione di estrema povertà e vedeva calpestati molti dei propri diritti. La sua lotta contro l’emarginazione della comunità sciita si affianca a quella dell’imam Moussa al-Sadr, un’altra figura politica e religiosa fra le più rispettate del Libano, scomparsa in circostanze misteriose nel 1978 durante un viaggio in Libia.</p>
<p>Come Moussa al-Sadr, Fadlallah si guadagnò il rispetto e l’ammirazione non solo degli sciiti, ma di tutti i gruppi confessionali libanesi.</p>
<p>La formulazione delle idee più “radicali” di Fadlallah va inserita <strong><a href="http://www.medarabnews.com/2010/07/14/morte-fadlallah-vuoto-mondo-islamico/" target="_blank">nel contesto della guerra civile libanese</a></strong> scoppiata nel 1975, e delle invasioni israeliane del sud del Libano nel 1978 e nel 1982 (quest’ultima avrebbe dato luogo ad una lunga occupazione, terminata solo nel 2000, che comportò durissime sofferenze per la comunità sciita libanese).</p>
<p>Fadlallah arrivò a giustificare gli attentati suicidi contro obiettivi militari, e sostenne il diritto di rispondere con la forza all’uso della forza, allorché si tratta di difendere la propria vita e la propria terra. Espresse il proprio appoggio alla lotta armata palestinese, e la propria opposizione all’egemonia americana. Ma fu anche uno strenuo oppositore delle dittature arabe.</p>
<p>Fadlallah è stato senza dubbio un punto di riferimento e una fonte di ispirazione per molti militanti sciiti e combattenti di Hezbollah, ma non ha mai fatto strutturalmente parte di questa organizzazione sciita libanese.</p>
<p>Egli inoltre ha avuto un rapporto non facile con la Repubblica Islamica iraniana. Pur avendo sostenuto la Rivoluzione Islamica del 1979 in Iran, ha più volte espresso la propria disapprovazione nei confronti del principio del velayat-e faqih, perfezionato dall’Ayatollah Ruhollah Khomeini. In base a tale principio la leadership politica spetta, in assenza di un imam ispirato divinamente, al faqih, cioè al dotto religioso, esperto nella giurisprudenza islamica. Su tale principio si basa la forma di governo attualmente in vigore in Iran.</p>
<p>Il principio del velayat-e faqih è tuttavia ben lontano dall’essere accettato da tutti gli sciiti. Esso è in generale avversato dalla scuola di Najaf, attualmente guidata dall’Ayatollah Ali al-Sistani, dalla quale proveniva anche Fadlallah. Quest’ultimo si è tradizionalmente mostrato più vicino a quelle correnti sciite che, al governo di un singolo dotto religioso, preferiscono quello di un gruppo di religiosi che prendono le decisioni sulla base del consenso; o addirittura a quelle correnti che preferiscono che il governo sia guidato da uomini politici, lasciando ai religiosi un semplice ruolo di supervisione. In entrambi i casi, si tratta di sistemi che includono importanti elementi di democrazia.</p>
<p>Un altro contrasto con la leadership iraniana Fadlallah lo ebbe alla metà degli anni ’80, quando affermò che al momento non vi erano le condizioni per lavorare alla creazione di uno stato islamico in Libano, una posizione attualmente condivisa anche da Hezbollah.</p>
<p>Poi nel 1989, quando Khomeini morì in Iran, gli succedette come Guida Suprema Ali Khamenei, un religioso di livello certamente inferiore ad ayatollah del calibro di Fadlallah e al-Sistani. Ma Hezbollah, invece di Fadlallah, riconobbe Khamenei come marja’, ovvero come “fonte di emulazione” per il gruppo, a ulteriore dimostrazione del rapporto tutt’altro che organico che esisteva tra l’Ayatollah libanese ed il partito sciita.</p>
<p>Per il suo impegno a favore di un Islam più aperto, democratico, e finalizzato al miglioramento dell’uomo, per la sua apertura mentale e la sua disponibilità al dialogo, Fadlallah è considerato da molti commentatori mediorientali una figura che l’Occidente avrebbe dovuto ascoltare di più.</p>
<p>Contrario a qualsiasi forma di dittatura, egli era consapevole della brutalità del regime di Saddam Hussein, che si era macchiato del sangue dell’Ayatollah Mohammad Baqir al-Sadr, considerato un grande maestro da Fadlallah.</p>
<p>E’ opinione diffusa nel mondo islamico, ma non infrequente anche <strong><a href="http://www.medarabnews.com/2010/07/14/fadlallah-un-colosso-se-n-e-andato/" target="_blank">fra gli osservatori occidentali</a></strong>, che Fadlallah si sia fatto promotore di un Islam politicamente impegnato, pronto a difendere anche con le armi la terra e la libertà dei propri seguaci, ma non fanatico da un punto di vista ideologico.</p>
<p>Fadlallah fu tra i primi a condannare gli attentati dell’11 settembre, affermando che nulla può giustificare l’uccisione indiscriminata di civili, considerata invece una pratica legittima da al-Qaeda e da altri gruppi ad essa affini.</p>
<p>Egli cercò sempre di trovare un punto di incontro tra le diverse fazioni e correnti sciite, ma anche fra sciiti e sunniti. Come ha scritto un commentatore, Fadlallah rappresentava un Islam sicuro di sé, ma non interessato a negare gli altri. Ad esempio egli <strong><a href="http://www.medarabnews.com/2010/07/14/fadlallah-e-principi-fede-islamica/" target="_blank">mostrò sempre grande apertura e rispetto</a></strong> nei confronti dei cristiani, con i quali riteneva vi fosse una grande comunanza di valori. Fu sempre un sostenitore del dialogo interreligioso, anche con gli ebrei, purché al di fuori dell’influenza sionista.</p>
<p>Pur essendosi sempre opposto a Israele a causa dell’occupazione israeliana delle terre arabe, e pur ritenendo legittima la resistenza armata contro lo stato ebraico, egli aveva accolto positivamente l’elezione di Obama, affermando che i discorsi di quest’ultimo lasciavano intendere che egli credesse al dialogo ed alla pace.</p>
<p>In Medio Oriente sono in molti a credere che Fadlallah sia stato portavoce di un Islam tollerante e moderno, che cerca di dare risposte ai problemi del mondo attuale. Egli ha emesso decreti religiosi che proibiscono la circoncisione femminile, ha condannato la violenza contro le donne e i delitti d’onore, ha posto l’accento sull’importanza dell’istruzione, della dignità umana e del rispetto dei diritti dei più svantaggiati.</p>
<p>Molti commentatori arabi, ma anche occidentali, hanno affermato che la sua scomparsa lascia un vuoto che sarà difficile colmare, ma anche un’eredità che è necessario difendere e saper raccogliere.</p>
<p>Nello sciismo, quando scompare un dotto religioso riconosciuto come marja’, non esiste un meccanismo automatico che lo rimpiazzi. In linea teorica potrebbero trascorrere anni prima che venga riconosciuto il titolo di marja’ a un altro dotto religioso in Libano.</p>
<p>Nel frattempo, la maggior parte degli sciiti libanesi si rivolgeranno probabilmente all’Ayatollah al-Sistani, a Najaf. Ma quest’ultimo, ormai quasi ottantunenne, potrebbe a sua volta lasciare presto questo mondo, privando gli sciiti di un altro punto di riferimento.</p>
<p>In tale situazione, in Occidente vi è chi teme che questo vuoto possa essere colmato dallo sciismo iraniano, che nella sua forma attuale ha un’impostazione certamente più intransigente di quella promossa da figure come Fadlallah e al-Sistani.</p>
<p>In Libano, la rete di associazioni caritatevoli fondata da Fadlallah potrebbe essere rilevata da figure religiose vicine a Khamenei. In Iraq, l’Iran sta “allevando” il giovane Muqtada al-Sadr, il cui movimento ha ottenuto un grande risultato alle ultime elezioni.</p>
<p>Ma in queste preoccupazioni occidentali vi è un aspetto amaramente ironico – hanno fatto rilevare alcuni. Fadlallah, l’uomo che Washington ha etichettato nel 1995 come un “terrorista”, e che probabilmente ha più volte cercato di eliminare, era forse l’ultimo baluardo contro l’influenza dello sciismo iraniano in Libano.</p>
<p>Se la sua scomparsa dovesse aprire la strada all’ascesa di esponenti religiosi più intransigenti, sarebbe una dura lezione per coloro che in Occidente si ostinano ad adottare posizioni di chiusura precostituite nei confronti di figure che, sebbene si oppongano ad alcune politiche occidentali, in altri campi promuovono valori che non sono in contrasto con alcuni fra i valori più alti espressi dall’Occidente.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.medarabnews.com/2010/07/14/fadlallah-incomprensioni-islam-occidente/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La morte di Fadlallah lascia un vuoto nel mondo islamico</title>
		<link>http://www.medarabnews.com/2010/07/14/morte-fadlallah-vuoto-mondo-islamico/</link>
		<comments>http://www.medarabnews.com/2010/07/14/morte-fadlallah-vuoto-mondo-islamico/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 04:59:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mohamad Bazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Lebanon]]></category>
		<category><![CDATA[L’Ayatollah Fadlallah e le incomprensioni fra Islam e Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[The National]]></category>
		<category><![CDATA[articoli_evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah]]></category>
		<category><![CDATA[History]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Islamic Thought]]></category>
		<category><![CDATA[Shiites]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.medarabnews.com/?p=16937</guid>
		<description><![CDATA[<p>05/07/2010</p>
<p><strong>Original Version: <a href="http://www.thenational.ae/apps/pbcs.dll/article?AID=/20100706/OPINION/707059920/1080" target="_blank">Fadlallah’s death leaves a vacuum in the Islamic world</a></strong></p>
<p>Nel 1976, all’inizio della guerra civile libanese, l’Ayatollah sciita Mohammed Hussein Fadlallah venne cacciato dalla periferia di Beirut dove viveva, quando l’area fu occupata da milizie&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>05/07/2010</p>
<p><strong>Original Version: <a href="http://www.thenational.ae/apps/pbcs.dll/article?AID=/20100706/OPINION/707059920/1080" target="_blank">Fadlallah’s death leaves a vacuum in the Islamic world</a></strong></p>
<p>Nel 1976, all’inizio della guerra civile libanese, l’Ayatollah sciita Mohammed Hussein Fadlallah venne cacciato dalla periferia di Beirut dove viveva, quando l’area fu occupata da milizie cristiane.</p>
<p>La cocente esperienza di essere costretto a lasciare la propria casa, insieme a migliaia di altri residenti sciiti, contribuì a rendere le sue idee più radicali. Durante i mesi in cui il suo quartiere era sotto assedio, Fadlallah scrisse un libro cruciale: ‘l’Islam e la logica della forza’. Nella prefazione del volume, egli descrisse le condizioni in cui lavorava: “Alla luce delle candele, sotto pesanti bombardamenti. Riporto questa testimonianza così che possa essere ricordata”. </p>
<p>E sicuramente è stata ricordata. Ciò che Fadlallah ha scritto in quei giorni di pericolo ha contribuito a proiettarlo alla guida del processo di trasformazione della comunità sciita nella principale forza sociale e politica del Libano. Egli sarebbe diventato un grande ayatollah, nonché l’esponente religioso sciita libanese più influente.</p>
<p>La sua morte, domenica 4 giugno, all’età di 75 anni lascia un vuoto nella comunità sciita e priva il mondo islamico di una voce che ha promosso un modello di sciismo politicamente attivo, ma moderato.</p>
<p>In ‘L’Islam e la logica della forza’, Fadlallah sosteneva che gli sciiti dovevano liberarsi da secoli di sottomissione ed esclusione politica, e seguire la tradizione delle figure fondanti del movimento: Ali e Hussein, nemici della tirannia (<em>rispettivamente il primo ed il terzo imam degli sciiti; Ali fu il cugino del Profeta Muhammad, ed il quarto ed ultimo dei ‘Califfi ben guidati’; Hussein fu il secondo figlio di Ali e della figlia del Profeta, Fatima (N.d.T.)</em> ). La comunità sciita, sosteneva l’ayatollah, doveva affermarsi nel Libano e al di fuori di esso. </p>
<p> “Forza significa che il mondo ti offre le sue risorse e i suoi mezzi; al contrario, in condizioni di debolezza, la vita di un uomo degenera, le sue energie vanno sprecate; egli diventa soggetto a qualcosa simile al soffocamento o alla paralisi”, scriveva Fadlallah. “La Storia, la storia fatta di guerra e pace, di scienza e progresso, è la storia dei forti.” </p>
<p>Fadlallah ha scritto un resoconto memorabile della sua intensa vita. Egli affermava che non era sufficiente per delle guide spirituali dedicarsi ai rituali religiosi e alla vita nella moschea. “L’Islam è sia una vocazione, sia uno stato”, scriveva. “La società ha bisogno di uno stato, di essere organizzata.”</p>
<p>Negli ultimi anni, comunque, Fadlallah ha rifiutato la dottrina del governo assoluto del clero che prevale nell’Iran odierno. I leader iraniani rimasero contrariati dalle critiche di Fadlallah e questo guastò il suo rapporto con Hezbollah, la milizia armata appoggiata dall’Iran, che in Libano è diventata il movimento politico sciita di maggior rilievo.</p>
<p>In Occidente, Fadlallah è stato frainteso. Lo hanno erroneamente etichettato come la “guida spirituale” di Hezbollah. Indubbiamente, i suoi scritti e i suoi accesi sermoni sono stati fonte d’ispirazione per molti giovani combattenti sciiti negli anni ‘80. Ma Fadlallah non aveva un ruolo attivo all’interno delle milizie, per la maggior parte dirette e finanziate dalla Guardia Rivoluzionaria iraniana.</p>
<p>Tuttavia, Fadlallah ha prodotto decreti teologici che hanno legittimato gli attacchi suicidi contro obiettivi militari. Ha respinto i tentativi compiuti dall’Occidente per “liquidare la resistenza islamica come terrorismo”, e ha affermato che “le grandi potenze dettano le leggi”, lasciando il debole “senza nessuna alternativa oltre all’obbedienza”. In merito a questo, ha scritto: “Bisogna rispondere alla forza con una forza uguale o superiore. Se è legittimo difendere se stessi, la patria e il futuro, allora sono legittimi tutti i sistemi di autodifesa”.</p>
<p>Nonostante questa apologia dell’uso delle armi, redatta scrupolosamente, Fadlallah è stato uno dei primi esponenti religiosi nel mondo islamico a condannare senza mezzi termini gli attacchi dell’11 settembre contro gli Stati Uniti. In seguito, ha scritto che niente poteva giustificare l’indiscriminato massacro di civili perpetrato da gruppi come al-Qaeda. </p>
<p>Forse, il contributo teologico più importante di Fadlallah riguarda il dibattito che i religiosi sciiti portano avanti da secoli, e che concerne il loro ruolo nelle politiche di governo. La scuola ‘quietista’, profondamente radicata nella tradizione sciita che cerca di evitare il confronto con i governanti autoritari, si oppone al coinvolgimento diretto nelle questioni politiche. La corrente più attivista enfatizza il martirio dell’imam Hussein che promuoveva la ribellione contro i governanti iniqui. Ma anche all’interno del filone interventista è in corso un dibattito sul ruolo del potere del clero. </p>
<p>Il modello di governo assoluto che prevale in Iran è solo una delle molteplici dottrine contrastanti all’interno del clero sciita. La dottrina del wilayat al-faqih, ovvero della “tutela del giurista”, trionfò sotto l’Ayatollah Ruhollah Khomeini, il leader della Rivoluzione Iraniana del 1979.</p>
<p>Il carisma di Khomeini e la sua abilità politica oscurarono la concezione sciita più moderata, originaria della città irachena di Najaf (dove Fadlallah nacque e si formò come religioso fino all’età di 30 anni). Eclissando la scuola di Najaf, Khomeini riuscì a combinare il ruolo di teologo sciita con quello di leader politico dell’intera comunità musulmana.  </p>
<p>La scuola ‘quietista’ dello sciismo ha prevalso fino al XIX secolo: la maggioranza dei religiosi sciiti evitava il coinvolgimento politico, e gli sciiti che vivevano sotto il governo ottomano in Iraq, in Libano e in altre regioni non sfidavano il regime sunnita dominante.  Il concetto di wilayat al-faqih risale all’inizio del XIX secolo, ma Khomeini lo ha reinterpretato nel 1970 durante il suo esilio a Najaf. </p>
<p>In una serie di sermoni, Khomeini affronta il problema di come creare uno stato islamico in assenza del Mahdi, il dodicesimo imam nascosto che gli sciiti considerano l’infallibile ed ultimo legittimo successore del Profeta. (La maggior parte degli sciiti crede che il loro Madhi, scomparso nell’874, sia ancora nascosto e alla fine ritornerà per il giudizio finale dell’umanità). Fino al ritorno del dodicesimo imam – afferma Khomeini – un teologo fra i più anziani, ispirato da Dio, dovrebbe governare al suo posto.  </p>
<p>Ma molti religiosi sciiti si sono opposti a lungo all’idea khomeinista di un leader supremo e onnipotente. Essi non vogliono prendere direttamente il potere politico, né in Iran, né in Iraq o altrove. Vi è una fazione che pensa che un gruppo di religiosi anziani dovrebbe governare tramite il consenso, mentre un’altra corrente sostiene che la leadership dovrebbe essere lasciata a politici devoti ma non necessariamente appartenenti al clero.</p>
<p>Bisogna riconoscere che è stato Fadlallah a tentare di trovare una base comune fra le diverse correnti teologiche. Egli simboleggiava l’attivismo politico all’interno della comunità religiosa, ma anche una ricerca di equilibrio. Fadlallah aspirava a una rinascita religiosa, non a una teocrazia. Sentiremo la mancanza della sua voce.</p>
<p><em><strong>Mohamad Bazzi</strong> è un giornalista americano-libanese; è membro del Council on Foreign Relations, con sede a New York, ed insegna giornalismo alla New York University</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.medarabnews.com/2010/07/14/morte-fadlallah-vuoto-mondo-islamico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>“Cos’è la religione, eccellenza?” – Fadlallah e i principi della fede islamica</title>
		<link>http://www.medarabnews.com/2010/07/14/fadlallah-e-principi-fede-islamica/</link>
		<comments>http://www.medarabnews.com/2010/07/14/fadlallah-e-principi-fede-islamica/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 04:58:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tawfiq Shuman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Lebanon]]></category>
		<category><![CDATA[L’Ayatollah Fadlallah e le incomprensioni fra Islam e Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[al-Nahar]]></category>
		<category><![CDATA[articoli_evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Dialogue of Civilizations]]></category>
		<category><![CDATA[Interreligious Dialogue]]></category>
		<category><![CDATA[Islamic Thought]]></category>
		<category><![CDATA[Koran]]></category>
		<category><![CDATA[Political Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Religious Issues]]></category>
		<category><![CDATA[Shiites]]></category>
		<category><![CDATA[Sunnis]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.medarabnews.com/?p=16928</guid>
		<description><![CDATA[<p>09/07/2010</p>
<p><strong>Original Version: <a href="http://www.annahar.com/content.php?priority=4&#38;table=kadaya&#38;type=kadaya&#38;day=Fri" target="_blank">ما هو الدِّين&#8230; يا سماحة السيد ؟</a></strong></p>
<p>Quando una volta, verso la fine del 1981, gli chiesi a proposito della possibilità che un musulmano sunnita entri in paradiso, mi rispose con una domanda sarcastica: “Possibilità?&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>09/07/2010</p>
<p><strong>Original Version: <a href="http://www.annahar.com/content.php?priority=4&amp;table=kadaya&amp;type=kadaya&amp;day=Fri" target="_blank">ما هو الدِّين&#8230; يا سماحة السيد ؟</a></strong></p>
<p>Quando una volta, verso la fine del 1981, gli chiesi a proposito della possibilità che un musulmano sunnita entri in paradiso, mi rispose con una domanda sarcastica: “Possibilità? Dio avrebbe dunque creato il paradiso solo per gli sciiti?”.</p>
<p>Ero ingenuo ed inesperto in politica e nella religione, anche a causa della mia età… ma la sua risposta fece germogliare in me interrogativi più profondi ed estesi, che andavano al di là dell’Islam. Gli chiesi: “E i cristiani?”. Mi disse: “Essi non fanno che conoscere Dio secondo un’altra direzione”.</p>
<p>A quell’epoca, il sapiente e dotto Sayyed Mohammad Hussein Fadlallah mi suggerì la lettura di Ali Shariati, dell’Ayatollah Morteza Motahhari, di Mohammad Baqir al-Sadr. Dopo aver terminato una quantità ragionevole di libri di questi tre sapienti, tornai da Fadlallah, due anni dopo, mentre l’invasione israeliana aveva scatenato le sue tempeste sullo sfortunato Libano. Gli chiesi: “Mawlana (<em>espressione con cui ci si rivolge ad un’autorità temporale o spirituale che ispira profondo rispetto (N.d.T.)</em> ), il dottor Shariati attacca gli uomini di religione?”<br />
“Egli attacca la realtà sciita… non gli uomini di religione”.</p>
<p>Allora mi resi conto che le risposte pronte e confuse sono indice di un modello di pensiero che denota una visione ristretta, un’impostazione teorica incompleta, e un discorso bambinesco… Dopo il mio secondo incontro con Fadlallah, ho cominciato a guardare al mondo come ad uno spazio aperto, e non come ad uno stretto vicolo; alla mente come a un universo che supera i confini del proprio orticello e del proprio villaggio; quanto agli uomini, essi possono dividersi o unirsi, e l’attimo può estendersi per coloro a cui voi appartenete e che vi appartengono, ma può anche contrarsi al punto che la terra intera non avrebbe abbastanza spazio per i piedi di un solo uomo.</p>
<p>Dal modo in cui Fadlallah smontava i luoghi comuni, attraverso la vastità del suo pensiero, era possibile trarre questi insegnamenti. Egli diceva: “Credo che non esista un solo ateo al mondo… qualcuno può avere una posizione negativa sul clero… o su una certa interpretazione… o su un dato pensiero religioso… ma l’ateismo in senso letterale non esiste… ed anche laddove esistesse, la sua percentuale sarebbe bassissima”.</p>
<p>Una simile apertura porta senza dubbio ad ampliare l’ambito della fede, ed a frenare la cultura del sospetto e della scomunica (<em>takfir</em>), prediletta invece da quegli islamisti prigionieri del senso letterale dei testi e dei libri antichi. Ricordiamo ad esempio quando Fadlallah decretò l’impossibilità di scomunicare i compagni del Profeta o di recar loro offesa, o quando invitò a cancellare il termine “scomunica” dal vocabolario dei musulmani.</p>
<p>Ma parlare della giurisprudenza della moderazione e della tolleranza fra le diverse confessioni islamiche presuppone innanzitutto ricordare l’atteggiamento di Fadlallah nei confronti dei cristiani. Egli si distingueva per il fatto di affermare che il sistema morale e di valori dell’Islam e quello del Cristianesimo coincidono per quasi l’80%. Dunque le divergenze si riducono al restante 20%. Inoltre, i cristiani ed i musulmani trovano un terreno d’incontro nel monoteismo, mentre divergono nei dettagli teologici.</p>
<p>“Il Corano parla dei cristiani in maniera diversa rispetto agli altri gruppi definiti come ‘la gente del Libro’. Il Corano ha affermato: ‘Troverai che fra i più acerrimi nemici dei credenti vi sono i giudei e i pagani, mentre troverai che i più prossimi all’amore per i credenti sono coloro che dicono: «Siamo cristiani»; e questo perché fra essi vi sono uomini di studio e monaci, ed essi non sono superbi’ (al-Ma’ida, 82). Tuttavia il Corano non parla degli ebrei riferendosi alla loro identità religiosa e dottrinale, ma al loro atteggiamento storicamente aggressivo”. E l’ultima parte delle parole di Fadlallah non instilla una dimensione di colpevolezza degli ebrei da un punto di vista religioso e dottrinale, perché Israele è una cosa e l’ebraismo un’altra; ed il problema è con il primo, e non con il secondo.</p>
<p>E’ poi evidente che la posizione intellettuale e giuridica di Fadlallah non considera i cristiani come politeisti. Egli infatti dice: “L’Islam non considera i cristiani politeisti, li considera monoteisti. Vi è un versetto della Sura del Ragno che dice: ‘Non discutete con la gente del Libro se non nella maniera migliore, ad eccezione di coloro che sono iniqui, e dite: «Noi crediamo in quel che è stato rivelato a noi e in quel che è stato rivelato a voi, e il nostro Dio e il vostro sono un solo Dio, e a Lui ci sottomettiamo»’ (al-&#8217;Ankabut, 46)”.</p>
<p>Quanto ai musulmani, quando si combattono a vicenda con la spada dei testi sacri, con le loro interpretazioni differenti ad ogni istante, quando si colpiscono a vicenda con le scomuniche, essi – secondo Fadlallah – vogliono a tutti i costi rinunciare a ciò che hanno ereditato.</p>
<p>“Ma quali sono le divergenze fra sunniti e sciiti, Mawlana?”</p>
<p>“Ciò che distingue i sunniti dagli sciiti, al di là del califfato, sono alcuni aspetti filosofici e giuridici. Tuttavia, quando studiamo le differenze giuridiche fra le due parti, troviamo che i punti d’incontro fra sunniti e sciiti raggiungono l’80%; ed anche le questioni filosofiche sono questioni che possono essere risolte attraverso un’indagine scientifica approfondita e oggettiva, lontano dalle suscettibilità personali a causa delle quali ciascuno accusa la parte avversa di traviamento e di miscredenza”.</p>
<p>“Ma come si possono trattare le questioni dell’imamato e del califfato?”</p>
<p>“Dobbiamo sapere che l’imam Ali, che secondo tutti gli sciiti è il depositario della verità, non ha compiuto alcuna azione negativa contro coloro che riteneva lo avessero allontanato dal califfato, anzi diede loro consigli e indicazioni, al punto da salvare loro la vita. Nella lettera alla gente d’Egitto, un testo che si trova nel Nahj al-Balagha (<em>“La via dell’eloquenza”, la più importante collezione di sermoni e narrazioni attribuite all’imam Ali; si tratta di un testo sacro per gli sciiti, secondo solo al Corano e ai detti del Profeta (N.d.T.)</em> ) – ma molti dei nostri fratelli non lo dicono alla gente – l’imam Ali dice: ‘Mi sono sempre tenuto a distanza dalla lotta, fino a quando ho visto gli eretici abbandonarsi all’eresia e cercare di distruggere la religione predicata dal nostro Profeta. Temetti che se non avessi aiutato l’Islam e la sua gente, avrei visto una calamità peggiore colpirmi, che non quella di perdere l’autorità da voi accordatami, che è in ogni caso qualcosa di transitorio. Quando mi opposi agli scismi, le cupe nubi dell’eresia si dispersero, come svanisce un miraggio, come si disperdono le nuvole; la falsità e l’eresia furono sconfitte e la religione fu salvata’”.</p>
<p>Forse non esiste nulla, nelle prediche e nei sermoni di Fadlallah, che non inviti al dialogo e che non lo innalzi ad un livello di sacralità. Il Corano è un invito al dialogo, e Dio il creatore dei mondi ha dialogato perfino con il diavolo. E tra i doveri dell’Islam vi è quello di proteggere la libertà dell’interlocutore, e se tra uno di essi si è insinuato il dubbio, è necessario che si trasformi in una nuova certezza.</p>
<p>La scomparsa di Fadlallah esemplifica lo stato di penuria che contraddistingue lo sventurato mondo arabo, il quale ha disprezzato i suoi giganti e li ha sprecati. Gli sciiti sentiranno la mancanza di un giurista che frenava l’estremismo di alcuni di loro. I sunniti sentiranno la mancanza di un sapiente che tratteneva quelli fra loro che si mostravano entusiasti nello scomunicare gli sciiti, considerati gli ebrei del mondo arabo. I cristiani sentiranno la mancanza di un pensatore che usava dire: “Essere musulmano o cristiano significa essere un uomo”.</p>
<p>“Un’ultima domanda, Mawlana… cos’è la religione?”</p>
<p>“Cosa può essere la religione, se non amore?”</p>
<p>Così disse Sayyed Fadlallah.</p>
<p><em><strong>Tawfiq Shuman</strong> è un giornalista libanese</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.medarabnews.com/2010/07/14/fadlallah-e-principi-fede-islamica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fadlallah – un colosso se n’è andato</title>
		<link>http://www.medarabnews.com/2010/07/14/fadlallah-un-colosso-se-n-e-andato/</link>
		<comments>http://www.medarabnews.com/2010/07/14/fadlallah-un-colosso-se-n-e-andato/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 04:57:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juan Cole</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Khaleej Times]]></category>
		<category><![CDATA[Lebanon]]></category>
		<category><![CDATA[L’Ayatollah Fadlallah e le incomprensioni fra Islam e Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[articoli_evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Islamic Thought]]></category>
		<category><![CDATA[Israel]]></category>
		<category><![CDATA[Shiites]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.medarabnews.com/?p=16942</guid>
		<description><![CDATA[<p>09/07/2010<br />
<strong>Original Version: <a href="http://www.khaleejtimes.com/displayarticle.asp?xfile=data/opinion/2010/July/opinion_July58.xml&#38;section=opinion&#38;col=" target="_blank">A colossus has departed</a></strong></p>
<p>La morte del Grande Ayatollah Muhammad Hussein Fadlallah all’età di 75 anni segna la scomparsa di un religioso riverito da tanti musulmani sciiti, e da molti libanesi e iracheni. La sua&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>09/07/2010<br />
<strong>Original Version: <a href="http://www.khaleejtimes.com/displayarticle.asp?xfile=data/opinion/2010/July/opinion_July58.xml&amp;section=opinion&amp;col=" target="_blank">A colossus has departed</a></strong></p>
<p>La morte del Grande Ayatollah Muhammad Hussein Fadlallah all’età di 75 anni segna la scomparsa di un religioso riverito da tanti musulmani sciiti, e da molti libanesi e iracheni. La sua vita ha esemplificato il risveglio e la crescente influenza globale dell&#8217;islam sciita. Se con il tempo Fadlallah è diventato meno radicale, cambiando la sua visione relativa all’uso della violenza per fini politici, di certo non è diventato meno anti-imperialista. Di recente ha criticato le operazioni militari americane in Pakistan e in Afghanistan.</p>
<p>Fadlallah si è opposto all&#8217;invasione dell&#8217;Iraq voluta da Bush. Ha denunciato i paesi arabi per non aver risposto in maniera efficace all&#8217;assalto israeliano a una flottiglia di aiuti umanitari il 31 maggio, e ha chiesto la fine del blocco israeliano a Gaza. Ha predicato l&#8217;unità tra sunniti e sciiti e ha fatto presente che la mancanza di unità tra i musulmani è ciò che ha reso possibile l&#8217;imperialismo nelle terre musulmane. Si dice che egli sia morto con la speranza di un imminente crollo di Israele.</p>
<p>Fadlallah nacque nel 1935 a Najaf, in Iraq, da genitori libanesi; laggiù si istruì e visse fino al 1966, quando fece ritorno nella patria dei suoi antenati, il Libano. Quando nacque Fadlallah, gli sciiti del sud del Libano vivevano nella povertà più estrema, lavorando come agricoltori in paesini sperduti, o come mezzadri nelle piantagioni di tabacco, praticamente ignorati dalle autorità del Mandato francese in Libano. Anche quando l&#8217;ascesa del nazionalismo laico arabo sunnita in Iraq lo spinse a partire per Beirut alla metà degli anni ‘60, gli sciiti del Libano meridionale erano ancora indietro per quanto riguardava l’accesso alle strade, l’elettrificazione delle zone rurali, e altri servizi statali, benché tutto questo stesse cominciando a cambiare.</p>
<p>In Iraq intorno al 1957, Fadlallah, allora uno studente di seminario, era stato tra i fondatori del Partito della Missione Islamica (al-Da&#8217;wa al-Islamiyah) a Najaf, una risposta degli sciiti iracheni ai fiorenti movimenti di massa dell&#8217;epoca – il partito comunista ed il partito baathista. Il partito “Da&#8217;wa” non sognava un paradiso operaio, ma un paradiso sciita. La legge islamica sarebbe diventata la legge del paese. L’ingiustizia sociale sarebbe stata abolita mediante l’applicazione giudiziosa dei principi giuridici islamici, come la riscossione della decima.</p>
<p>Quello del Partito della Missione Islamica non sarebbe stato uno stato islamico governato dal clero, ma uno stato in cui leader come medici e avvocati avrebbero potuto svolgere un ruolo di primo piano.</p>
<p>Fadlallah si impegnò in attività sociali per gli sciiti poveri dei bassifondi di Beirut. Negli anni ‘70 e ‘80, le sue posizioni divennero sempre più radicali a causa dei sempre più pesanti interventi di Israele nel Libano meridionale. Nel 1978, Israele invase per un breve periodo il sud del Libano, provocando lo sfollamento di migliaia di famiglie sciite. Nel 1982 Israele invase nuovamente il paese, deciso ad annientare l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, che allora aveva sede a Beirut. Questa volta Tel Aviv occupò il Libano meridionale rimanendovi per 18 anni e reprimendo brutalmente gli sciiti locali.</p>
<p>Mentre gli sciiti soffrivano sotto l&#8217;occupazione israeliana, iniziarono a lanciare una resistenza radicalizzata. Il relativamente moderato Partito Amal non fu più sufficiente per alcuni, i quali fondarono l’Amal islamico. Nel 1984, i vari rami del Da&#8217;wa e dell’Amal islamico, oltre ad altre piccole fazioni, formarono Hezbollah, che in arabo vuol dire il « Partito di Dio».</p>
<p>Già nel 1983 l’Amal islamico aveva colpito una caserma dei marines americani, uccidendo più di 260 persone. Sebbene alcuni abbiano sostenuto che Fadlallah avesse autorizzato questo attacco, egli lo ha sempre negato. È stato anche affermato che Fadlallah sia stato la guida spirituale di Hezbollah, ma entrambi lo hanno negato, ed è risaputo che Fadlallah non fosse sempre pienamente d&#8217;accordo con Hezbollah.</p>
<p>Tra il 1983 e il 1986 emerse una vigorosa resistenza della guerriglia sciita contro l&#8217;occupazione israeliana del Libano, e Fadlallah la appoggiò. Fadlallah venne visto come un nemico dagli Stati Uniti – in particolare dalla CIA – e da Israele. Nel 1985 qualcuno tentò di assassinarlo con una potentissima autobomba, ma Fadlallah era in ritardo e l’esplosione, invece, finì per uccidere 80 persone e  ferirne altre 250. Tra le vittime c’erano donne, bambini e una sposa.</p>
<p>Una delle guardie del corpo di Fadlallah, che scampò alla morte ma assistette alla carneficina, era Imad Mughniyeh, il quale sarebbe diventato uno dei leggendari combattenti degli ultimi decenni. A differenza di Mughniyeh, Fadlallah ammorbidì le sue posizioni con l&#8217;età. Cercò anche di modernizzare la legge sciita che riguarda le donne, e nel 2007 emise una fatwa che condannava i delitti d&#8217;onore in termini assoluti, cosa che rese la sua posizione più progressista rispetto allo statuto libanese in materia.</p>
<p>Fadlallah visse a sufficienza per vedere il suo partito Da&#8217;wa al potere in Iraq. Il primo premier dopo Saddam a Baghdad fu Ibrahim Jaafari, un attivista dei vecchi tempi del Da&#8217;wa. Il secondo fu Nuri al-Maliki, che rinvigorì il Da&#8217;wa e ne fece un partito di primo piano. Quando diciamo che il vicepresidente americano Joe Biden è a Baghdad per discutere la formazione di un nuovo governo iracheno, in pratica diciamo che Biden sta negoziando con il partito Da&#8217;wa sulla possibilità che esso continui a fornire il primo ministro. E una delle conseguenze di questo dibattito è che i partiti fondamentalisti sciiti, che probabilmente svolgeranno un ruolo significativo nel nuovo governo, vogliono vedere la caduta di Israele tanto quanto la voleva vedere Fadlallah. In altre parole, l’Iraq dopo l’occupazione americana sarà probabilmente una spina nel fianco per Israele.</p>
<p>Molti sciiti libanesi sono seguaci di Ali al-Sistani di Najaf, in Iraq, o della Guida suprema dell&#8217;Iran, Ali Khamenei. Alcuni sono stati seguaci di Fadlallah. I suoi sostenitori probabilmente ora si rivolgeranno ad al-Sistani, rafforzando la nuova influenza di un Iraq dominato dallo sciismo in Libano.</p>
<p>La vita di Fadlallah è stata modellata dall’imperialismo britannico in Iraq, dall&#8217;ascesa del nazionalismo laico e del comunismo arabo, dall&#8217;espulsione dei palestinesi per mano israeliana nel 1948, dalle invasioni israeliane del Libano, dall&#8217;ascesa dell’Iran teocratico, e dall&#8217;avvento di un’America imperialista in Medio Oriente, specialmente in Iraq e in Afghanistan.</p>
<p>Nella seconda metà della sua vita Fadlallah  cercò di conciliare la tradizione sciita con la modernità. Non assunse mai posizioni estreme, respingendo la teocrazia iraniana, ma anche denunciando il dominio americano, predicando contro Israele, ma anche condannando la discordia interna al mondo islamico ed attribuendo ad essa la facilità con cui i nemici hanno dominato i musulmani. Il suo attivismo ha per molti versi anticipato il grande risveglio sciita degli anni ‘60, e ha contribuito a cambiare il panorama ideologico del Medio Oriente.</p>
<p><em><strong>Juan Cole</strong> è professore di Storia all’Università del Michigan; ha scritto diffusamente sulle questioni mediorientali e sul rapporto tra Islam e Occidente</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.medarabnews.com/2010/07/14/fadlallah-un-colosso-se-n-e-andato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fadlallah – morte di una leggenda</title>
		<link>http://www.medarabnews.com/2010/07/14/fadlallah-morte-di-una-leggenda/</link>
		<comments>http://www.medarabnews.com/2010/07/14/fadlallah-morte-di-una-leggenda/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 04:56:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Omayma Abdel Latif</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Lebanon]]></category>
		<category><![CDATA[L’Ayatollah Fadlallah e le incomprensioni fra Islam e Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[al-Ahram Weekly]]></category>
		<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah]]></category>
		<category><![CDATA[Islamic Thought]]></category>
		<category><![CDATA[Religious Issues]]></category>
		<category><![CDATA[Shiites]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.medarabnews.com/?p=16940</guid>
		<description><![CDATA[<p>08/07/2010</p>
<p><strong>Original Version: <a href="http://weekly.ahram.org.eg/2010/1006/re06.htm" target="_blank">Death of a legend</a></strong></p>
<p>Durante uno dei suoi sermoni del venerdì lo scorso gennaio, il Grande Ayatollah Sayyed Mohammad Hussein Fadlallah, deceduto domenica 4 giugno a Beirut all’età di 75 anni, aveva parlato ai suoi&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>08/07/2010</p>
<p><strong>Original Version: <a href="http://weekly.ahram.org.eg/2010/1006/re06.htm" target="_blank">Death of a legend</a></strong></p>
<p>Durante uno dei suoi sermoni del venerdì lo scorso gennaio, il Grande Ayatollah Sayyed Mohammad Hussein Fadlallah, deceduto domenica 4 giugno a Beirut all’età di 75 anni, aveva parlato ai suoi discepoli del “vero Islam”. Egli ha affermato che “il vero Islam ci spinge a basare le nostre vite sulla ragione, elevandola attraverso la conoscenza, al fine di arricchirla e di essere arricchiti da essa”. Questa frase riassumeva il pensiero di Fadlallah – o Al-Sayyed, come lo chiamavano i suoi discepoli – e la dottrina che egli ha seguito durante la sua battaglia a favore dell’Islam, durata tutta la vita. Si tratta della stessa dottrina che gli ha permesso di assurgere a figura simbolo nel mondo islamico grazie al suo importante contributo al pensiero e alla giurisprudenza islamici, e che lo ha reso uno dei grandi pensatori musulmani del suo tempo.</p>
<p>Martedì 6 giugno decine di migliaia di persone in lutto sono accorse nel quartiere meridionale di Beirut per salutare un uomo che, in un momento di acuto conflitto, è emerso come una guida per milioni di musulmani, indipendentemente dalla loro appartenenza confessionale. In un’epoca in cui pochissime figure islamiche erano in grado di dar vita a un seguito che andasse al di là dei confini confessionali, Fadlallah è riuscito a farlo. Sebbene i mezzi di comunicazione, sia occidentali che non, lo identifichino come un pensatore sciita, egli non accettava questa identificazione. Il suo contributo al rinnovamento del pensiero e della  giurisprudenza islamici in generale, attraverso le sue numerose fatwa, che offrivano punti di vista originali, è stato significativo al di là dei suoi contributi alla fede sciita.</p>
<p>Nato nel 1935 nella città di Najaf da genitori libanesi, Fadlallah crebbe in una famiglia di dotti religiosi. Suo padre, l’Ayatollah Abel-Raouf Fadlallah, emigrò in Iraq per completare la sua formazione in un seminario religioso. Fadlallah seguì le orme di suo padre e fu discepolo di molti importanti pensatori sciiti, come Abdul-Qassem Al-Khoei, Mohsen Al-Hakim e Mohamed Baqir Al-Sadr. Dopo aver completato la propria formazione religiosa, Fadlallah mostrò grande talento nell’arte dell’interpretazione e divenne l’ispiratore di un crescente seguito di studenti. Nel 1966 si recò in Libano per fondare l’Istituto della Giurisprudenza Islamica.</p>
<p>I sermoni del venerdì di Fadlallah non riguardavano soltanto gli insegnamenti religiosi. Ciò che lo distingueva dagli altri pensatori era il fatto che non separava mai la politica dalla religione. Mentre la prima parte dei suoi sermoni riguardava generalmente questioni religiose, nelle parti successive Fadlallah tendeva a occuparsi di questioni contemporanee. Tre questioni chiave divennero dominanti all’interno dei suoi insegnamenti: la lotta per la Palestina, la battaglia per l’unità islamica, e la resistenza nei confronti dell’egemonia americana e del dispotismo arabo. Solo pochi dei suoi discorsi non contenevano riferimenti a queste questioni, e Fadlallah mostrava sempre un livello di conoscenza impressionante delle questioni contemporanee. Egli riservava le parole più dure per la burocrazia araba, gli Stati Uniti e Israele. In effetti, le sue critiche pungenti della politica americana nella regione, e dell’occupazione israeliana delle terre arabe, lo resero un obiettivo di numerosi attentati. Il più grave avvenne negli anni ‘80 quando un’esplosione colpì il suo quartier generale nella moschea Al-Imam Al-Reda nella zona di Bir Al-Abad. Il dito dell’accusa venne puntato contro gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita.</p>
<p>Con gli anni, Fadlallah divenne uno dei più importanti dotti del pensiero islamico, e una fonte di ispirazione per il nascente movimento islamico in Libano. Quando nacque il movimento di resistenza islamica di Hezbollah, nel 1982, Fadlallah ne divenne il leader spirituale. Con gli anni il rapporto divenne complesso, e il 1994 rappresentò uno spartiacque. Fadlallah si dichiarò un “marja’-e taqlid”, cioè una fonte di emulazione, e affrontò la questione della ‘tutela del giurista’ (wilayat al-faqih) (<em>il principio su cui si basa il sistema di governo attualmente in vigore in Iran (N.d.T.)</em> ), che egli non accettava. Egli mantenne le distanze sia da Hezbollah che dalla Repubblica Islamica dell’Iran, presentandosi come un dotto religioso e un giurista indipendente. Pur essendo di tanto in tanto sottoposto a campagne denigratorie, Fadlallah mantenne il proprio impegno a favore della causa della resistenza. Fino ai suoi ultimi giorni, egli difese sia l’Iran che Hezbollah dalle campagne rivolte contro di essi.</p>
<p>Un numero significativo di seguaci di Hezbollah continua a considerare Fadlallah come la propria fonte di emulazione. Il Segretario Generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, una volta ha descritto il rapporto con Fadlallah dicendo che “sia Hezbollah che Fadlallah hanno un’unità di intenti e di visione”. Dopo la morte di Fadlallah, Nasrallah ha pronunciato una dichiarazione in cui ha definito se stesso ed altri capi della resistenza come “discepoli di Fadlallah”. L’affermazione è stata considerata come un tentativo di porre fine alle dispute riguardanti il complicato rapporto tra Hezbollah e l’Ayatollah libanese. Dopo la guerra israeliana del 2006 in Libano, Fadlallah fu una delle poche voci che continuarono a sostenere la resistenza, sia nei suoi discorsi che nelle interviste.</p>
<p>Probabilmente i suoi discepoli affermerebbero che il più grande contributo di Fadlallah è rappresentato dal fatto di aver cambiato in maniera radicale il modo in cui le figure religiose interagiscono con la società. Egli era infatti un uomo del popolo, e faceva frequenti riferimenti al suo rapporto con i propri seguaci. Una delle ragioni per cui ha scelto di essere sepolto nella moschea Al-Emamyen Al-Hassanyein nel distretto meridionale di Beirut e non a Najaf, secondo la tradizione, è che, secondo le sue stesse parole, “io voglio che le persone possano raggiungermi anche quando me ne sarò andato”. Egli è stato identificato come un grande riformatore, e una volta ha spiegato che riformare “non significa innovare l’Islam stesso; l’innovazione sta piuttosto nel modo in cui si comprende la rivelazione, il sacro Corano”.</p>
<p>L’eredità di Fadlallah comprende anche un’ampia rete di istituzioni sociali che include 9 orfanotrofi, 18 scuole e un gran numero di centri religiosi e culturali in Libano, Siria e Iraq.</p>
<p><em><strong>Omayma Abdel Latif</strong> è stata projects coordinator presso il Carnegie Endowment for International Peace; scrive abitualmente sul settimanale egiziano “al-Ahram weekly”; si è occupata in particolare di movimenti islamici, e soprattutto dei Fratelli Musulmani in Egitto</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.medarabnews.com/2010/07/14/fadlallah-morte-di-una-leggenda/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fadlallah &#8211; His door was always open</title>
		<link>http://www.medarabnews.com/p/feed.php?id=16951</link>
		<comments>http://www.medarabnews.com/2010/07/14/fadlallah-his-door-was-always-open/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 04:55:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editorial</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aggregatore]]></category>
		<category><![CDATA[English]]></category>
		<category><![CDATA[Lebanon]]></category>
		<category><![CDATA[L’Ayatollah Fadlallah e le incomprensioni fra Islam e Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[The Daily Star]]></category>
		<category><![CDATA[Dialogue of Civilizations]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Islamic Thought]]></category>
		<category><![CDATA[Shiites]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.medarabnews.com/?p=16951</guid>
		<description><![CDATA[<p>The passing of Sayyed Mohammad Hussein Fadlallah is, naturally, an occasion to remember the person, and one can easily recall how his humble home in Beirut’s southern suburbs was more of a forum than a simple address.</p>
<p>It hosted innumerable&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>The passing of Sayyed Mohammad Hussein Fadlallah is, naturally, an occasion to remember the person, and one can easily recall how his humble home in Beirut’s southern suburbs was more of a forum than a simple address.</p>
<p>It hosted innumerable meetings between the cleric and the media, both local and foreign.</p>
<p>On the high-profile level, there were visiting politicians, activists, clerics and scholars, keen on exchanging views on the issues of the day.</p>
<p>The more “low-profile” visits to Fadlallah were made by average folk, and leading members of the Shiite community, interested in obtaining his view on matters of religious or social practice.</p>
<p>Fadlallah’s door was always open, as an enthusiast of dialogue. Not surprisingly, this openness to discussion and exploration led him to take enlightened positions on various Islamic topics of jurisprudence.</p>
<p>Fadlallah was a copious author of fatwas, and should be remembered for opinions such as his insistence on employing scientific methods to calculate the announcement of the month of Ramadan. In his view, the central Shiite occasion of Ashura, should see devotes donate blood for worthy causes, and not slash themselves in the streets.</p>
<p>Fadlallah was outspoken on many issues, and a keen interlocutor with his many visitors and interviewers. Despite his often outward appearance of stoicism during any give-and-take with the public, Fadlallah would allow himself the occasional smile when any discussion turned serious and significant.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.medarabnews.com/2010/07/14/fadlallah-his-door-was-always-open/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fadlallah’s Inspiring Life</title>
		<link>http://www.medarabnews.com/p/feed.php?id=16950</link>
		<comments>http://www.medarabnews.com/2010/07/14/fadlallah%e2%80%99s-inspiring-life/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 04:54:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rami G Khouri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agence Global]]></category>
		<category><![CDATA[Aggregatore]]></category>
		<category><![CDATA[English]]></category>
		<category><![CDATA[Lebanon]]></category>
		<category><![CDATA[L’Ayatollah Fadlallah e le incomprensioni fra Islam e Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Islamic Thought]]></category>
		<category><![CDATA[Shiites]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.medarabnews.com/?p=16950</guid>
		<description><![CDATA[<p>BEIRUT &#8212; Grand Ayatollah Mohammed Hussein Fadlallah, Lebanon&#8217;s most influential Shiite Muslim leader who died in Beirut a few days ago, was a marja or a source of emulation for other Shiites, during his lifetime &#8212; just about the highest&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>BEIRUT &#8212; Grand Ayatollah Mohammed Hussein Fadlallah, Lebanon&#8217;s most influential Shiite Muslim leader who died in Beirut a few days ago, was a marja or a source of emulation for other Shiites, during his lifetime &#8212; just about the highest achievement that a human being can attain in this world. It would be doing him a disservice only or mainly to see him as a gifted Shiite religious figure. His great achievement, I believe, was to provide a living example of the combination of the best qualities that any Arab or Muslim could aspire to in this era of great mediocrity, corruption, materialism, mindless violence and abuse of power throughout much of the Arab world.</p>
<p>Fadlallah was &#8212; as Americans are fond of saying of sports figures who are talented, smart, humble, generous and personable &#8212; “the complete package.” He stood head and shoulders above his contemporaries in Lebanon and most of the region because he combined several qualities that are noteworthy each on their own: profound theological and academic learning; an analytical and active mind; extensive social activism to assist the needy; nationalist politics to protect one’s sovereignty and support Arab causes, like Palestine; a commitment to resisting and fighting foreign aggression and occupation; political modernism that appreciated pluralistic and accountable governance; a rejection of one-man rule in favor of collective leadership based on consultation and consensus; a deep commitment to dialogue and solidarity with those of different faiths, ideologies or ethnicities; a progressive sense of the rights of women and youth; a humility of spirit that prevented him from assuming public or official positions; and &#8212; I suspect from reading some of his writings, as I never met him &#8212; a twinkle in his eye and generosity in his heart that accepted the need to enjoy life, without hurting others or blaspheming core religious dictates.</p>
<p>It is no surprise, therefore, that Fadlallah had followers in many parts of the world, far beyond his native Lebanon or Iraq where he grew up. A key reason for his charisma and a source of emulation was his philosophy of the obligation of the weak and oppressed to struggle and if necessary to fight for their humanity, liberation, dignity and rights. By the examples he set in his own life and behavior &#8212; education, contemplation, self-assertion, honesty, generosity towards the needy &#8212; he showed others how they could aspire to achieve their full potential as human beings, individually and collectively.</p>
<p>His was a very Shiite life story, given that the Shiites of Lebanon in just two generations &#8212; from the 1960s to the 2000s &#8212; transformed themselves from the abused and subjugated downtrodden of Lebanese society into the single most powerful group in the country. His rise to prominence coincided with and partly inspired this epic transformation, that now sees Hizbullah as the dominant Shiite organization in the political, social and military fields &#8212; a change in status that is also controversial for many other Lebanese who distrust Hizbullah and see it as an Iranian- and Syrian-manipulated menace to Lebanon’s collective sovereignty, identity and stability.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.medarabnews.com/2010/07/14/fadlallah%e2%80%99s-inspiring-life/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lebanese cleric passes into lore</title>
		<link>http://www.medarabnews.com/p/feed.php?id=16949</link>
		<comments>http://www.medarabnews.com/2010/07/14/lebanese-cleric-passes-into-lore/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 04:53:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franklin Lamb</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aggregatore]]></category>
		<category><![CDATA[Asia Times]]></category>
		<category><![CDATA[English]]></category>
		<category><![CDATA[Lebanon]]></category>
		<category><![CDATA[L’Ayatollah Fadlallah e le incomprensioni fra Islam e Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[Dialogue of Civilizations]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Shiites]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.medarabnews.com/?p=16949</guid>
		<description><![CDATA[<p>&#8220;Throughout my life, I have always supported the human being in his humanism and I have supported the oppressed. I think it is the person’s right to live his freedom and it is her and his right to face the&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Throughout my life, I have always supported the human being in his humanism and I have supported the oppressed. I think it is the person’s right to live his freedom and it is her and his right to face the injustice imposed on each by revolting against it, using his practical, realistic and available means to end the oppressor’s injustice toward him, whether it is an individual, a community, a nation, or a state; whether male or female.&#8221;<br />
- Mohammad Hussein Fadlallah (1935-2010), perhaps sensing his imminent death, during his last dialogue with the Washington DC-based Council for the National Interest on June 2, 2010.</p>
<p>Tens of thousands of people swarmed the coffin of Lebanon&#8217;s top Shi&#8217;ite cleric, Grand Ayatollah Fadallah, as it made its way through the streets of south Beirut. His passing shocked and saddened the region and the loss of his advocacy of dialogue, respect and unity among all religions is incalculable.</p>
<p>The loss of his support for the current campaign to obtain civil rights for Lebanon’s Palestinian refugees will make that struggle more difficult. Justice for Palestine and ending the Zionist occupation was part of his unwavering lifelong work. Some media outlets reported that shortly before he died, upon being asked by a medical attendant if he needed anything, he replied, &#8220;Only the end of the Zionist occupation of Palestine.&#8221;</p>
<p>On the morning of July 4, Zeinab, the nurse on duty at the blood donor’s clinic at Bahman Hospital, a block from my former home in Haret Hreik, had just instructed me to remain sitting for five minutes and to drink the juice she gave me before I returned to south Beirut’s blazing sun.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.medarabnews.com/2010/07/14/lebanese-cleric-passes-into-lore/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
